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Dissesto idrogeologico, monitorare come?

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Il forum “Dissesto Idrogeologico: le infrastrutture come telaio diagnostico per monitorare il territorio” èstato organizzato da Cesi – Centro elettrotecnico sperimentale italiano, con la partecipazione di #italiasicura, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio dei ministri

Conoscere il territorio e le sue vulnerabilità è fondamentale per prevenire e mitigare i danni delle calamità naturali, oltre che per pianificare gli interventi di protezione civile in caso, ad esempio, di dissesto idrogeologicoo. Le aziende che gestiscono le infrastrutture (strade, ferrovie, reti elettriche) possono, in tal senso, fornire un valido contributo: esse, infatti, elaborano ogni giorno milioni di dati, acquisiti attraverso fibre ottiche, telecamere, sensori elettrici e rilievi satellitari. Questo è stato il tema del forum Dissesto Idrogeologico: le infrastrutture come telaio diagnostico per monitorare il territorio, che si è svolto a Roma giovedì 26 maggio. Il dibattito è stato organizzato da Cesi – Centro elettrotecnico sperimentale italiano, con la partecipazione di #italiasicura, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio dei ministri.  «Il Cesi offre un importante contributo nel monitoraggio del rischio alluvioni. Il centro – spiega Domenico Andreis, direttore divisione Engineering & Environment – gestisce oltre tre milioni di dati ogni anno relativi ai fulmini: un patrimonio eccezionale se si pensa che la letteratura scientifica disciplinare riconosce nel fulmine il più efficace indicatore di frane d’alluvione, con un’affidabilità sensibilmente maggiore rispetto al dato sulle precipitazioni cumulate».

Italia all’avanguardia – Nel corso degli anni, l’Italia ha investito milioni di euro per gli interventi di protezione civile e per la gestione delle emergenze ambientali. Per Bernardo de Bernardiniis, presidente Ispra,  «L’Italia è un punto di riferimento mondiale in questo ambito. Disponiamo di tecnologie all’avanguardia per identificare abusivismo e consumo di suolo, oltre che per valutare la gravità di un’allerta meteo. La Protezione civile ha investito milioni di euro per fronteggiare le emergenze, al contrario l’investimento sulla prevenzione e la mitigazione del rischio si è quasi azzerato nel tempo». Il governo ha dunque istituito #italiasicura, per fare una ricognizione sui fondi destinati ai rischi ambientali non ancora spesi. L’agenzia ha individuato oltre due miliardi di euro stanziati per prevenire frane e alluvioni, che non si sono mai trasformati in opere concrete. «Per definire gli interventi contro il dissesto idrogeologico –spiega Mauro Grassi, responsabile di #italiasicura –  è stato portato avanti un complesso lavoro con le Regioni che hanno fatto una stima del proprio fabbisogno. Il tutto è stato possibile grazie ad un formidabile gioco di squadra che ha visto in azione #italiasicura, il ministero dell’Ambiente, quello delle Infrastrutture, la protezione civile nazionale, l’agenzia per la coesione territoriale e le singole Regioni».

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#italiasicura ha individuato oltre due miliardi di euro stanziati per prevenire frane e alluvioni, che non si sono mai trasformati in opere concrete

Necessario il coordinamento – Il forum ha evidenziato la necessità di consolidare la logica dell’internet of things, per aggregare in maniera efficiente i dati sui rilevamenti territoriali. Le infrastrutture possono diventare un telaio diagnostico, su cui far aggregare e viaggiare i dati sui rilevamenti territoriali. I dati elaborati dai gestori possono diventare ancora più utili per la collettività. Un esempio virtuoso è quello dell’agenzia francese Meteo France predict services. «Elaboriamo i telerilevamenti per conto di comuni e società energetiche», conferma Alix Roumagnac, presidente della struttura transalpina. «Attraverso l’app Predict i cittadini ricevono tempestivamente le informazioni e i comportamenti da adottare in caso di eventi metereologici avversi».

Il ministero dei Trasporti ha accolto con interesse le riflessioni emerse durante il forum. Mario Nobile, direttore generale per i sistemi informativi del ministero dei Trasporti, ha manifestato la possibilità di tecnologie per i rilevamenti ambientali. «Si tratta di tecnologie che hanno costi marginali nel contesto delle grandi opere e il ministero sta lavorando al progetto Smart Infrastructures. Definiremo degli standard funzionali per la condivisione dei dati rilevati dai vari gestori. Il nostro obiettivo è firmare i prossimi contratti di programma, con un allegato di standard funzionali».

 

 

 

 

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