Disastro ambientale Enichem Manfredonia, 40 anni dopo la verità affiora?

Resi noti i dati dell’indagine conoscitiva sullo stato di salute dell’ambiente e della popolazione a 40 anni di distanza del disastro ambientale di Enichem a Manfredonia

L’esplosione dello stabilimento Enichem, 40 anni dopo. Sono stati resi noti a Manfredonia i risultati dell’indagine conoscitiva sullo stato di salute dell’ambiente e della popolazione dopo il disastro ambientale. Lo studio ha riguardato gli effetti a lungo termine della catastrofe che nel 1976 colpì il centro sipontino, quando l’esplosione della colonnina di lavaggio all’interno dello stabilimento Anic riversò 10 tonnellate di arsenico e suoi composti nel territorio circostante. L’indagine epidemiologica è partita nel 2015, finanziata dal Comune di Manfredonia, con la collaborazione dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr e della Asl di Foggia.

I dati dell’indagine epidemiologica dopo il disastro ambientale

enichem manfredonia
I dati sono stati presentati nel corso di un incontro aperto alla cittadinanza

Le indagini sulla mortalità riguardano tutta la popolazione residente, suddivisa in periodi, a partire dal 1970 fino al 2013, sesso e causa di morte.

Il primo dato che emerge dallo studio sul disastro ambientale di Manfredonia mette in evidenza come il tasso di mortalità per tumori sia superiore alla media regionale. A partire dagli anni 2000, e dunque tra coloro che avevano meno di cinquant’anni al momento dell’incidente, si sono registrati 14 decessi in più rispetto alla media regionale. Un dato sconfortante, che rischia di essere solo la punta dell’iceberg. Dal 1995 la mortalità per malattie cardiache è aumentata con un picco di due morti in più al mese nella seconda metà degli anni 90. E si registra anche un eccesso di malformazioni congenite rispetto alla Regione Puglia e a un aumento di patologie cardiovascolari, compatibili con l’aver dovuto subire l’esposizione a elementi inquinanti.

Dall’incontro è emerso anche come sia necessario dar vita ad un centro permanente di documentazione e ricerca sui rapporti tra ambiente e salute, in un’ottica di democrazia partecipativa. Il lavoro insomma è appena cominciato e i dati finora emersi sono tutt’altro che rassicuranti.

Enichem Manfredonia, il parere di Legambiente

Abbiamo chiesto a Gianfranco Pazienza, presidente di Legambiente di San Giovanni Rotondo, cosa è stato fatto in questi 40 anni. «La bonifica è una delle attività ancora tutta da approfondire –  ci ha spiegato–  Una prima caratterizzazione ha indagato i terreni con sondaggi e carotaggi per trovare tutte  le discariche annesse all’Enichem. Successivamente, c’è stata un’attività di bonifica a terra, che ha riguardato queste discariche.

Le falde sotterranee sono poi state lavate. Milioni e milioni di metri cubi d’acqua, contenenti le sostanza disciolte nei terreni, hanno raggiunto il mare. Il sito Enichem a Manfredonia risiede su un altipiano, una falesia di terreno molto argilloso e dunque permeabile e altamente porosa. Questo ha fatto sì che le sostanze disciolte nei terreni finissero direttamente in mare».

L’ex stabilimento Enichem, a Manfredonia (credit L’Immediato)

«La considerazione che come associazione ambientalista e come comitato per la salute dell’ambiente del territorio di Manfredonia ci viene di fare – ha continuato Pazienza –  è che questi dati andrebbero trattati con responsabilità e resi noti man mano alla popolazione. Non si può più tenere nascosto il dato ambientale agli abitanti direttamente esposti».

LEGGI ANCHE: Ex Fibronit, un’area presto in sicurezza

 

 

Articoli correlati