Disastri naturali: non è il caso ma l’uomo a provocarli

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L'alluvione a Bitti, in Sardegna, nel novembre 2020 (Foto Vigili del Fuoco)

 Si celebra oggi la Giornata Internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi naturali. Il 4 novembre a Genova un evento di SIGEA per ricordare l’alluvione del 2011

“Il 4 Novembre del 2011 a Genova un’alluvione spezzò sei vite e fece decine di feriti. I geologi della Società Italiana di Geologia Ambientale saranno in quei luoghi nelle stesse ore in cui avvenne l’alluvione. Lo annunciamo oggi che ricorre la Giornata Internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi naturali”.  Così Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), presentando l’evento che vedrà l’associazione sul luogo della catastrofe, a ricordare che quella della prevenzione e della riduzione del rischio dei disastri naturali è una strada purtroppo sempre più in salita.

La Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi naturali – che ricorre ogni 13 ottobre – è stata istituita nel 1989, dopo un forte appello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per promuovere una cultura globale della consapevolezza del rischio e della riduzione dei disastri naturali. L’attenzione è rivolta particolarmente a come le persone e le comunità di tutto il mondo stanno non solo riducendo la loro esposizione ai disastri, ma soprattutto sensibilizzando sull’importanza di contenere i rischi che devono affrontare.

Eppure a più di 30 anni dall’istituzione di questa giornata, anche se è chiaro che per ridurre il rischio bisogna ridurre l’esposizione delle nostre vite e delle attività antropiche ai pericoli naturali, sembra che non si sia fatto molto a proposito. Un forte terremoto nel deserto ha rischio zero, un’imponente alluvione in un’area non occupata dall’urbanizzazione ha rischio zero, un’eruzione in un’isola oceanica e non abitata ha rischio zero, una frana sulle pendici delle Alpi ha rischio zero. Il  terremoto che ad aprile di quest’anno ha colpito il Nepal ha provocato oltre 8mila morti, 17mila feriti, 5 milioni di sfollati. Ogni anno disastri come questo colpiscono la vita di oltre 200 milioni di persone.

In Italia tra il 1970 e il 2020, hanno perso la vita 1670 persone per alluvioni e frane; gli eventi di questi ultimi mesi non hanno certo numeri iperbolici, come le alluvioni in Sardegna lo scorso novembre o a San Marco in Lamis (Puglia) s luglio 2021, ma resta il fatto che i danni non solo fisici alle persone sono ingenti e lasciano ferite profonde.

Sensibilizzazione, siamo all’anno zero

“Perché anche in Italia occorrono campagne di sensibilizzare rivolte alla popolazione per la riduzione del rischio di catastrofi naturali?”, è la domanda che Fiore rivolge anche a politici e istituzioni.

Antonello Fiore
Il presidente della Società italiana di geologia ambientale, Antonello Fiore

“È evidente – continua il presidente di SIGEA –  che abbiamo occupato con le nostre opere e le nostre attività porzioni di territorio interessate da eventi naturali (frane, alluvioni, terremoti, eruzioni vulcaniche, erosione costiera, sprofondamenti). Con atteggiamento egoistico e sottovalutando le dimensioni la propagazione nello spazio e il ripetersi nel tempo dei fenomeni naturali siamo noi stessi che creiamo rischio per le nostre vite, le infrastrutture e le attività”.

Non solo frane e alluvioni, ci sono anche i terremoti

I dati contenuti nell’ultimo Rapporto Periodico sul Rischio posto alla Popolazione italiana da Frane e Inondazioni del CNR – IRPI, parlano di 1670 persone morte tra il 1970 e il 2020  nel nostro Paese per frane e alluvioni; sono disperse 60 persone; sono dovuti ricorrere alle cure sanitarie 1.935 persone; sono state evacuate e hanno subito disagi e danni 320.156. Interessate da questi numeri tutte e 20 le Regioni, 2.139 comuni e ben 3.785 località.

Oltre alle frane e le alluvioni il nostro è un Paese a forte e diffuso rischio sismico. Dagli anni Novanta, i terremoti superiore a 5,0 gradi di magnitudo sulla scala Richter che hanno causato danni e vittime si sono verificati in Umbria e nelle Marche nel 1997, nell’Appennino Calabro-Lucano nel 1998, in Molise nel 2002, l’Abruzzo 2009, in Emilia-Romagna 2012 e Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria 2016.

“Il bilancio dopo ogni evento sismico è sempre pesantissimo in termini di perdite di vite umane – continua Fiore –  interruzione dei servizi e dei processi produttivi, con la distruzione di migliaia di edifici: case, scuole, edifici pubblici; senza trascurare il danno gravissimo al patrimonio culturale e artistico”.

Le proposte

Oggi con la crisi climatica in atto diventa sempre più importante informare, sensibilizzare e in alcuni casi educare la popolazione, gli amministratori e i decisori politici. Per questo il presidente di SIGEA ritorna sulle proposte che ha portato all’attenzione delle istituzioni più volte: “Quello che serve è una pianificazione corretta che si basi sull’acquisizione di dati certi e aggiornati che possano rappresentare le caratteristiche del territorio e le sue evoluzioni. La conoscenza e la gestione del territorio e di tutte le opere e le attività socio economiche che su di esso si sviluppano hanno bisogno di competenze e professionalità che non può che fare riferimento a professionalità multidisciplinari, quel patrimonio umano che spesso trascuriamo rispetto al patrimonio economico inteso come accumulo monetario”.

Puntare sui più giovani e su comunità educanti

Fiore torma anche su quella che ormai definisce come la sua missione per eccellenza (al punto che ha scritto un libro, I tre cittadini – Piccolo manuale di educazione ambientale, rivolto a bambini e ragazzi: “Per la riduzione del rischio dei disastri naturali oltre alla valorizzazione il patrimonio umano sarebbe utile promuovere azioni di educazione civica e ambientale attivando le “comunità educanti” dove diverse parti della società civile (le famiglie, le scuole, le associazioni, le università, gli ordini professionali, le amministrazioni locali, le istituzioni) collaborano per la conoscenza del territorio e la consapevolezza dei pericoli naturali”.

 

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