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Direttiva CE sulla tutela dei lavoratori esposti all’amianto: va recepita?

Dorina Bianchi

Recepire la DIR 2009/148/CE sulla protezione dei lavoratori dai rischi dell’amianto durante il lavoro è un “fatto” giuridico ma è anche una questione di coscienza, perché il “killer” amianto opera lento ma inesorabile. Infatti il picco massimo dei malati è stimato per il 2025! Questo il senso della proposta di legge presentata al Senato, lo scorso 15 giungo, dalla senatrice Dorina Bianchi più altri tredici senatori, volta a recepire la suddetta direttiva e a tutelare meglio i  lavoratori esposti a rischio.

La Dir.2009/148/CE. Nelle considerazioni iniziali, si legge: ”Le attuali conoscenze scientifiche non sono tali da consentire di stabilire un livello al di sotto del quale non vi siano più rischi per la salute; tuttavia riducendo il tempo di esposizione diminuirà il rischio di malattie ad esso connesse. Perciò (…) è opportuno ridurre al minimo l’esposizione professionale dei lavoratori” (1). Presupposto normativo è, dunque, la presenza di un rischio a carico dei lavoratori esposti, la cui individuazione e quantificazione serve per definire l’ambito applicativo della direttiva.

Fibre di amianto viste al microscopio

Essa regola le attività in cui i lavoratori sono, anche potenzialmente, esposti alla polvere o a materiali contenenti amianto: quindi, per valutare il rischio, occorre stabilire, caso per caso, la natura e il grado d’esposizione. Sono escluse le attività sporadiche, non continuative o quelle che non comportano deterioramento dei materiali o che ne prevedono l’incapsulamento, poiché l’esposizione, in tali, casi è piuttosto esigua; gli Stati membri, però, possono stabilire autonomamente l’effettiva pericolosità delle attività “escluse”, consultando le parti sociali e in conformità col diritto interno. Tuttavia l’articolo 8 fissa un valore limite (2), cui il datore di lavoro è tenuto, pari a 0,1 fibre di amianto per cm3, in sospensione nell’aria e misurato in rapporto a una media ponderata di circa 8 ore lavorative. Se esso viene superato, scattano, in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, le misure per arginare la causa scatenante del pericolo.

In fine la direttiva contempla misure preventive di tutela, come appositi dispositivi di protezione, norme igieniche, tute speciali, aree “incontaminate” in cui consumare i pasti, nonché adeguati strumenti di informazione per i lavoratori.

La proposta. Essa ricalca la direttiva e insiste sui seguenti temi: prevenzione primaria, basata sia sulla bonifica integrale del cancerogeno nei luoghi di lavoro e di vita (con un termine finale entro il quale agire), sia sulla diagnosi precoce; quindi realizzare una mappatura e tracciatura del rifiuto, anche per contrastare le ecomafie che, come documentato dall’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto), tentano di gestire l’amianto per proprio tornaconto, con ulteriori danni all’ambiente, alla salute e ai diritti fondamentali della persona.

Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica

La proposta, inoltre, auspica la modifica del DL 269/03, art.47, 5° c. (benefici previdenziali)  (3) e della L. 247/07, art.1, 20° c. (norme in materia di lavoro e previdenza) (4), a fini antidiscriminatori, in materia di prepensionamento delle vittime e dei lavoratori esposti all’amianto. Si rivendicano, cioè, i diritti di matrice internazionale, comunitaria e costituzionale (artt. 3 e 38 della Costituzione) (5), dell’uguaglianza sostanziale e di non discriminazione in ambito di retribuzione e adeguate prestazioni previdenziali, incluse quelle a fronte di maggiorazioni dell’anzianità contributiva. Tali maggiorazioni, per i lavoratori esposti ed ex esposti, diventano una forma di indennizzo per il danno da amianto, producendo esso danni in base al tempo di esposizione e determinando la maggiorazione dell’anzianità. Quindi i lavoratori esposti per più di dieci anni hanno diritto (in via non discriminatoria) alla maggiorazione pensionistica, così calcolata: il periodo lavorativo, soggetto ad assicurazione obbligatoria per malattie professionali da amianto (gestita dall’INAIL) viene moltiplicato per il coefficiente di 1,5 (ex art. 13, 8° c., L.257/92) (6) richiamato nella proposta. L’amianto provoca malattie professionali comprovate, supportate dal nesso causale e spalmate in lunghi lassi tempo, ragion per cui il suddetto trattamento è d’obbligo!

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