“Dillo nella tua lingua…no trivelle”. Iniziativa di legambiente a Polignano a Mare

La campagna “No Trivelle” di Legambiente

L’Italia guarda al futuro e intende dire SI alle compagnie petrolifere che utilizzano l’airgun per la ricerca di gas e petrolio nei mari italiani. Sembra che alla pizza e al mandolino che ci contraddistinguono, si vogliano aggiungere le trivelle. Sembra che l’oro nero valga più dell’oro blu e che l’interesse delle industrie petrolifere a molti politici stia più a cuore dell’interesse di un’intera nazione, sia dal punto di vista ambientale sia economico.

Le trivelle, infatti, a fronte di pochi probabili benefici nel caso di ritrovamento di idrocarburi nei fondali, sono altamente dannose sotto molti aspetti. È stato riscontrato da Legambiente e da sempre più studi scientifici che i rumori assordanti prodotti dall’airgun disturbino le specie animali che vivono nel Mediterraneo, causando danni e alterazioni comportamentali talvolta letali. Un esempio sono i cetacei, che vengono colpiti anche a kilometri di distanza e tra i quali si stanno verificando sempre più casi di spiaggiamento.

Il danno dal punto di vista economico poi è di duplice natura: non soltanto viene bloccata e sfavorita la pesca in queste zone ma soprattutto il turismo e noi italiani sappiamo bene che un Paese ricco di meraviglie naturali come il nostro potrebbe e dovrebbe, vivere di queste fonti economiche.

Sono sempre di più gli studi, i rapporti e i regolamenti internazionali che descrivono gli impatti dell’uso dell’airgun per la ricerca di petrolio e gas e ne chiedono una maggiore regolamentazione e soprattutto una riduzione nella sua applicazione. È utile citare, ad esempio, gli studi del Norvegian Institute of Marine Research che calcolano una diminuzione del pescato anche del 50% intorno ad una sorgente sonora che utilizza airgun. Rischi che riguardano soprattutto l’ecosistema marino e le specie marine proposte. Proprio lungo la costa garganica, nel dicembre del 2009, in prossimità della Laguna di Varano, in Puglia, nove capodogli si sono avvicinati alla costa in maniera anomala. Sette di questi si sono spiaggiati mentre solo due sono riusciti a riprendere il largo.

Gli esemplari spiaggiati, sottoposti a esami specifici per individuarne le cause, hanno mostrato una sindrome embolica, causata da una risalita rapida in superficie (paragonabile a quella che colpisce i sub), probabilmente causata dall’esposizione a una serie di forti impatti sonori. Il rischio è quindi altissimo: oltre 122mila chilometri quadrati, corrispondenti all’esten­sione di tutta l’Inghilterra, potranno ora esse­re sottoposte ad attività di prospezione e ricerca attraverso indagini sismiche. Il tutto grazie agli undici recenti decreti per il nulla osta ambientale che riguardano tredici aree marine tra Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia.

Legambiente al festival “Il libro possibile” di Polignano

È in corso un vero e proprio assalto al mare Adriatico da parte delle compagnie petrolifere e le coste pugliesi non sono esenti da questo assalto. Proprio per questo la Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente, ha voluto rilanciare anche in Puglia il fronte “no alle trivelle” che nei giorni scorsi ha visto l’adesione di tutti i sindaci del Gargano. Il festival in corso in questi giorni a Polignano a Mare, “Il libro possibile” ha ospitato l’associazione Legambiente che ha rilanciato l’iniziativa “Dillo nella tua lingua…..no trivelle” e la petizione (che in una sola settimana ha già superato 25mila adesioni) indirizzata al governo e alla maggioranza.

L’appello è stato raccolto anche dal sindaco di Polignano, al quale Goletta Verde ha consegnato le “5 vele” della Guida Blu di Legambiente e Touring club nell’ambito dell’evento letterario. L’obiettivo è unico, così come la soluzione: costringere il governo a vietare una volta per tutte l’utilizzo di questa tecnica e chiedere di dare attuazione agli impegni presi in sede di dibattito parlamentare sulla legge per gli Ecoreati a cui fino ad oggi non è stato dato seguito.

Legambiente chiede a Renzi «di vietare l’utilizzo dell’airgun per il settore delle attività estrattive che non porta vantaggi alle comunità ma solo alle compagnie petrolifere. La Regione faccia pressione sul governo affinché si faccia promotore di un’azione a difesa del Mare Adriatico e per un’economia diversa».

Ora dunque gli italiani e i pugliesi aspettano solo il verdetto finale e la risposta del presidente del Consiglio, con la speranza che sia in grado di anteporre il bene e l’interesse dei cittadini a quello delle aziende petrolifere.

Per informazioni sulla petizione #StopOilAirgun visitare il sito web.

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