Difendiamo il mare di Puglia dalla ricerca di idrocarburi!

La nave oceanografica della Northern Petroleum utilizzata per le ispezioni sottomarine

Sono tre le società straniere che hanno presentato ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico le istanze di permesso per la ricerca di idrocarburi in mare: LaPetroceltic Else per la zona marina delle Isole Tremiti, la Northern Petroleum per il tratto di mare che va da Bari a Leuca e la Spectrum Geo per tutta la costa pugliese.

La Northern Petroleum il 28 luglio 2011 ha annunciato di aver ottenuto già due concessioni per ispezioni geosismiche per ricerca idrocarburi nel basso Adriatico, che iniziano a ottobre 2011 e ha presentato istanze per il conferimento di altri sette permessi di ricerca. La Spectrum Geo, in data 5 agosto 2011, ha sottoposto al Ministero dello Sviluppo Economico due istanze di permesso di prospezioni geofisiche che interessano tutto il Mare Adriatico centro-meridionale, costeggiando in toto le coste pugliesi, per una lunghezza di 3898 Km e una superficie 16.169 Km quadrati.

Il direttore responsabile della Northern Petroleum, Derek Musgrove, sostiene che l’esplorazione dell’Adriatico meridionale è una priorità per la sua società, che intende identificare i siti da trivellare già all’inizio del 2012 mediante air-gun (clicca qui per leggere l’intervista di A&A alla professoressa D’Orsogna).

Uno dei relitti con il suo carico

Sui fondali del basso Adriatico, giacciono 20.000 bombe chimiche (come risulta da un’interrogazione del 22 settembre 2004 dal senatore Franco Danieli), oltre al pericoloso carico di almeno tre dei quattro relitti affondati lungo le coste della Puglia: la nave “Eden V” arenatasi a Lesina (Foggia) nel 1988, dietro la quale si nascondono inquietanti traffici illeciti; la nave “Alessandro I“, affondata nel 1991 al largo di Molfetta (Bari), trasportava 3.550 tonnellate di sostanze tossiche (dicloroetano e acrilonitrile) prodotte dall’Enichem di Gela; la nave “Lira” affondata il 25 settembre 1997 a 500 metri dal porto di Gallipoli (Lecce), il cui carico rimane sconosciuto. Come sconosciute sono le conseguenze delle esplosioni delle bombe di aria compressa degli airgun su residuati bellici e taniche di veleni già corrosi dal mare. 

Rilevante è anche la distanza dalle nostre coste di queste prossime installazioni petrolifere. Ad esempio, negli Stati Uniti i limiti di estrazioni petrolifere in mare sono di almeno 160 km dalla costa, mentre in Italia i limiti sono a sole 5 miglia, in una mare come l’Adriatico che è molto più basso, molto più chiuso e di lento ricambio delle acque marine rispetto all’oceano. Da considerare le ripercussioni che l’installazione di piattaforme e le trivellazioni petrolifere avranno sul turismo dei comuni pugliesi che si affacciano sull’Adriatico e sulle aspirazioni della sua gente dietro le quali ci sono anni di investimenti, nonostante le leggi regionali per la difesa dell’ambiente e istituzioni di riserve, parchi e aree protette in terra e in mare.

Perché le società petrolifere straniere vengono a ricercare ed estrarre il petrolio nel nostro mare???  Sul suo sito ufficiale www.northpet.com  la Northern Petroleum afferma di avere come missione quella di acquisire siti esplorativi e produttivi a basso costo d’ingresso, allo scopo di aumentarne il valore per i propri azionisti. Affermazione confermata dal fisico Maria Rita D’Orsogna: «Come dichiarato candidamente dalle stesse Compagnie Petrolifere, in Italia è facile fare questo tipo di business rispetto ad altre nazioni, perché i controlli sono pochi, ci sono pochi vincoli da rispettare, “sono a basso rischio politico” e i guadagni sono molto elevati poiché ci sono pochi soldi da pagare alle comunità. Difatti, mentre in Libia la percentuale di guadagno da versare alle comunità locali è del 90%, in Norvegia è del 80% e in Canada è del 60%, in Italia invece è solo del 4% per le estrazioni in mare. Addirittura se una compagnia petrolifera estrae petrolio al di sotto di un certo quantitativo di volume, non è tenuta a pagare assolutamente niente».

La “furba” società Northern Petroleum (per evitare di coinvolgere nella procedura di Verifica di Impatto Ambientale (VIA) tutti gli Enti Locali ricadenti entro 12 miglia nautiche dall’area delle attività, così come previsto dal D.Lgs 128/2010), ha spostato l’area del rilevamento e ispezioni geosismiche a una distanza minima dalla costa pari a circa 15.4 miglia marine, in modo che nessun Ente Locale possa essere direttamente coinvolto nel procedimento.

Mare Adriatico, in rosso le zone di ricerca del petrolio della società Spectrum Geo

A difesa del nostro territorio si segnalano le varie prese di posizione da parte della Giunta provinciale di Foggia; dell’Assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro; del Consiglio regionale pugliese che ha varato un’apposita proposta di legge rivolta alle Camere dei Deputati e del Senato; della deputata Teresa Bellanova e della senatrice Adriana Poli Bortone; delle Associazioni di volontariato Ambientaliste della BAT, tra cui l’Associazione Ambiente e/è Vita Puglia Onlus – Bat di Bisceglie e le Associazioni Demetra e Folgore di Trani.

In considerazione di tutto ciò, gli Enti provinciali e comunali, i rappresentanti del mondo politico ed i cittadini pugliesi, pescatori, commercianti, operatori turistici, sindaci ed assessori all’ambiente, unitamente ai rappresentanti del mondo accademico ed ecclesiale, devono manifestare la propria contrarietà e presa di posizione alla presenza di infrastrutture petrolifere nei propri litorali, richiedendo l’annullamento dei permessi di ricerca già rilasciati ed il diniego a rilasciarne altri.

La Convenzione di Aarhus, recepita anche dall’Italia, afferma che “le popolazioni hanno il diritto di esprimere la propria opinione su proposte ad alto impatto ambientale e che l’opinione dei cittadini deve essere vincolante”.

Il presidente dell’Associazione di volontariato FOLGORE di Trani – Nunzio Di Lauro

Il presidente dell’Associazione di volontariato DEMETRA di Trani – Roberto Caressa

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