Dietrofront della Regione, torna il vincolo sulle dune

Le dune di Campomarino a Maruggio, nel Tarantino (Fonte: Wikipedia)

È corsa alla salvaguardia dei cordoni, ma con due filosofie differenti: toglierli ai privati e lasciarli pubblici o farli tutelare dai concessionari

I cordoni dunali, in Puglia, tornano a essere vincolati. Lo stabilisce l’emendamento approvato martedì scorso dal Consiglio regionale, con cui è stato abrogato l’articolo 66 della legge di stabilità (legge n.32/2022). Il via libera alla norma era arrivato a dicembre del 2022. Nel documento finanziario, le dune erano state escluse dall’elenco delle aree assoggettabili a concessione. Una lista stilata per la prima volta dalla Giunta Vendola, nel 2015, con un provvedimento legislativo finalizzato a preservare gli accumuli di sabbia, caratteristici del territorio pugliese, da interessi politici ed economici. Mossa che, secondo il parere degli operatori del comparto turistico-balneare, non sarebbe riuscita a garantire l’obiettivo prefissato. Anzi. Dal punto di vista di questi ultimi, infatti, se svincolate ed esposte al passaggio dei bagnanti, le dune rischierebbero di sbancarsi fino a scomparire. Al contrario, rientrando appieno nelle concessioni demaniali, i titolari dei rispettivi stabilimenti avrebbero potuto tutelarle, coprendole con pedane leggere e delimitandole attraverso l’apposizione di recinzioni. Per questo i sindacati del settore avevano chiesto alla Regione di svincolare i cordoni sabbiosi per potersene prendere cura.

L’articolo 66 abrogato

Sull’abrogazione dell’articolo 66 hanno pesato prima le notizie apparse sugli organi d’informazione del territorio e poi le preoccupazioni delle associazioni ambientaliste, oltre che di alcuni esponenti politici regionali. E, qualche giorno fa, l’epilogo: il dietrofront dell’assemblea di via Gentile. Con 18 voti favorevoli e 17 contrari, infatti, la massima assise regionale ha accolto l’emendamento presentato dal pentastellato Cristian Casili, vicepresidente del Consiglio.
La questione vede contrapporsi due fronti ideologici. Da un lato, chi ritiene di dover tenere le dune fuori dagli interessi degli imprenditori balneari, tesi sposata dall’Ordine dei Geologi, dall’Anci, dalla maggior parte dei consiglieri regionali e dall’assessore regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio. Dall’altro, chi invece vedeva nell’estensione delle concessioni agli accumuli sabbiosi un’opportunità fondamentale per la loro protezione, come gli stessi concessionari e l’assessore regionale al Demanio, Raffaele Piemontese.

Il vicepresidente del Consiglio regionale, Cristian Casili (M5S)

Casili: appello per una «cabina di regia»

Salutata con soddisfazione l’approvazione dell’emendamento, di cui è stato primo firmatario, Cristian Casili ora pensa al futuro e auspica l’istituzione di una «cabina di regia» con l’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani), finalizzata alla «rinaturalizzazione» e all’«alimentazione» delle dune con progetti ad hoc.
«Chiederò l’audizione della presidente di ANCI Puglia, Pascazio, e degli assessori Piemontese e Maraschio nelle commissioni congiunte I e V per accelerare l’iter per la cabina di regia, così da poter iniziare il prima possibile con la programmazione» ha dichiarato Casili. «Non dobbiamo limitarci a parlare di paesaggio e dell’importanza di tutelare il nostro ecosistema – ha poi aggiunto – ma realizzare interventi concreti. Per questo chiederemo alla Giunta di procedere con il regolamento per stanziare le risorse previste in Bilancio destinate ai Comuni per gli interventi sui cordoni dunali e di aumentare i fondi in sede di assestamento di Bilancio. Dobbiamo lavorare in maniera congiunta per contrastare il depauperamento delle dune».

La soddisfazione dell’Anci Puglia

Soddisfazione e apprezzamento per l’abrogazione dell’articolo 66 sono state espresse anche dall’Anci Puglia. L’Associazione dei Comuni pugliesi si era formalmente espressa a favore del ripristino del divieto di affidamento in concessione delle dune, ritenendo i cordoni dunali un ecosistema delicato e quindi un bene paesaggistico da salvaguardare da parte delle amministrazioni pubbliche.
Gratitudine è stata espressa all’interno di un comunicato stampa, in cui L’Anci pugliese ringrazia tutti gli attori coinvolti nel ripensamento. «Si ringrazia pertanto il Consiglio regionale della Puglia – si legge nella nota – per aver accolto le osservazioni e le motivazioni proposte da Anci a sostegno della modifica della norma vigente, pervenute dai Comuni interessati e dalle Associazioni ambientaliste interpellate».

Giovanna Amedei, presidente Ordine dei Geologi della Puglia

Ordine dei Geologi pugliesi: «Importante successo»

Tra i primi enti a manifestare dissenso contro l’articolo 66 c’era anche l’Ordine dei Geologi della Puglia, insieme alla facoltà di Geologia dell’Università di Bari. Oggi, a qualche giorno dall’ok all’emendamento “salva-dune”, è la presidente Giovanna Amedei a esprimere soddisfazione per la scelta politica fatta martedì scorso, rivendicando il ruolo importante del suo Ordine professionale nella battaglia culminata con la retromarcia della politica regionale.
«Per noi geologi è un importante successo – ha asserito la presidente Amedei – Forse si era tralasciato che quasi tutte le aree a depositi eolici, le “nostre” dune e i “nostri” cordoni dunali sono ricchi di macchia mediterranea, di associazioni floro-vegetazionali ed animali protetti».
«Oggi – ha aggiunto – più che distruggere, abbiamo bisogno di conoscere prima, proteggere e rivalutare poi, un patrimonio paesaggistico, geologico, geomorfologico ed ecologico essenziale e vitale quali le dune e i cordoni dunali. E per questo l’attenzione dei noi geologi sarà Sempre molto alta».

Anche il WWF Puglia canta vittoria

Soddisfazione per l’esito della votazione sull’emendamento Casili anche da parte del WWF Puglia, che, insieme a esperti, associazioni e forze politiche, si era già espresso sulla questione lo scorso agosto, quando la stampa locale puntò i riflettori sulla vicenda. In quella circostanza, il delegato regionale Lara Marchetta ricordò il ruolo dei cordoni dunali nella «difesa delle coste dall’erosione», oltre che nella protezione dell’«entroterra dall’azione delle mareggiate e dal vento», costituendo «un accumulo di sabbia in grado di alimentare la spiaggia».
L’abrogazione dell’articolo 66, secondo il WWF Puglia, confermerebbe così la peculiarità delle dune, a cui deve essere consentita «la naturale dinamica di accumulo della sabbia legata all’azione del vento, senza che possa svolgersi alcuna attività antropica, come la realizzazione di passerelle e strutture sia pur amovibili, che altrimenti ne altererebbero l’equilibrio geomorfologico».

L’assessore all’Ambiente della Regione Puglia Anna Grazia Maraschio (Ph Puglia Press)

L’assessore Maraschio: «Le dune non vanno toccate»

Quello sulle dune costiere pugliesi è un passo indietro da sempre auspicato anche dall’assessore regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio, che, martedì scorso, ha anche annunciato lo stanziamento di 900mila euro agli enti parco per il mantenimento o il ripristino di habitat e specie legate all’ambiente costiero, acquatico interno e dune. «Le dune sono un sistema delicatissimo che non va toccato – ha affermato l’esponente della Giunta regionale – Soprattutto il pubblico non può derogare e lasciare nelle mani dei privati segmenti così delicati, beni così fragili che sono patrimonio della collettività».
Secondo quanto affermato dallo stesso assessore, inoltre, sulla nuova programmazione delle risorse disponibili Fesr (che ammontano a 25 milioni) «saranno previsti fondi per la conservazione delle dune, in quanto habitat sensibili».

Fabrizio Santorsola, presidente Fiba Puglia

Per la Fiba è stato un «dietrofront ideologico»

Gli ambientalisti e una parte degli esponenti politici pugliesi hanno cavalcato la questione fino al punto di indurre la Regione a un «dietrofront ideologico». È la convinzione di Fabrizio Santorsola, presidente della Fiba (Federazione italiana imprese balneari) della Puglia, interpellato sulla vicenda dalla redazione di Ambient&Ambienti. «Le piante che crescono in prossimità delle dune proteggono i cumuli di sabbia – ha spiegato – Se però queste vengono calpestate o sradicate da chi vi passa sopra, le dune rischiano di scomparire, compromettendo la stessa bellezza dell’intero paesaggio, che sta a cuore anche a noi operatori balneari».
Il vertice regionale della Fiba ha inoltre sgomberato il campo da eventuali sospetti su interessi particolari della categoria. «Non volevamo mica posizionare gli ombrelloni sulle dune – ha aggiunto Santorsola – Se fossero rientrate nelle concessioni demaniali, avremmo pensato noi a tutelarle con pedane di legno e cordoni per delimitarle, impedendo così il passaggio dei bagnanti su di esse».

Il vicepresidente della Regione Puglia, Raffaele Piemontese (Fonte: Consiglio regionale della Puglia)

Tra i favorevoli c’era l’assessore Piemontese

Sulla stessa lunghezza d’onda del pensiero espresso dal presidente di Fiba-Puglia, anche il vicepresidente della Regione e assessore al Demanio, Raffaele Piemontese, nei mesi scorsi si era espresso a favore del provvedimento abrogato. Specificando che non si sarebbe trattato di un «liberi tutti» per i privati, il numero due della Giunta Emiliano aveva spiegato che far rientrare le dune nell’ambito delle concessioni demaniali sarebbe servito a garantire un «rafforzamento delle azioni per la salvaguardia di aree di demanio marittimo particolarmente delicate e bisognose di una forte tutela». Insomma, sarebbe cambiato solo il soggetto chiamato a farsi carico dell’onere e nulla più. Un’esigenza motivata dallo stesso Piemontese con la scarsità dei fondi a disposizione dei Comuni per far fronte alle spese per la pulizia, i controlli e gli attraversamenti dei cordoni demaniali.
Abbiamo provato a contattare l’assessore per chiedergli un commento sull’abrogazione dell’articolo 66, ma, al momento, non abbiamo ottenuto risposta.

LEGGI ANCHE: Il Consiglio regionale della Puglia dice no alla concessione dei cordoni dunali ai privati

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