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Dibattito lavoro-ambiente, Ciafani (Legambiente): «L’AIA dell’ILVA? Un passo in avanti»

Il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani  (nella foto) è intervenuto ai “Dibattiti AdnKronos”, offrendo agli internauti diversi esempi di realtà industriali italiane che si sono dimostrate poco sensibili nei confronti delle tematiche ambientali. Ciafani ha fatto riferimento all’esperienza di Gela, dove 10 anni fa fu sequestrato l’impianto petrolchimico, e in quella circostanza «l’allora governo Berlusconi e il ministro Matteoli hanno dovuto mettere in campo un colpo di spugna, per far ripartire la produzione, trasformando il rifiuto prodotto, il pet-coke, in combustibile»; cita anche l’ILVA di Taranto e l’AIA rilasciata nel 2011 dal ministro Prestigiacomo «scritta quasi sotto dettatura da parte dell’azienda», con riferimento alle intercettazioni telefoniche pubblicate nell’estate del 2012 e allo scambio di informazioni che, secondo Ciafani, vi emerse tra azienda e funzionari del ministero.

In merito alla questione del polo siderurgico tarantino, Ciafani sostiene che l’AIA rilasciata dall’attuale ministro Clini «è un passo in avanti, ci sono però dei punti oscuri sui quali bisogna prendere decisioni in fretta. Speriamo che possa essere modificata in corso d’opera facendo in modo che l’azienda spenda quei soldi necessari ad ammodernare l’impianto, magari in tempi più brevi».

Qualcosa, invece, si sta muovendo nella giusta direzione in Sardegna: mentre a Porto Vesme si sta andando verso la dismissione sostanziale del polo metallurgico, si sta per modificare l’area industriale di Porto Torres e al vecchio petrolchimico fondato sui derivati del petrolio si sta sostituendo la bioraffineria di Eni e Novamont. «Un esempio interessante da analizzare – sostiene Ciafani – perché rappresenta il modello da seguire: non si devono chiudere le aree industriali, ma si devono riconvertire con impianti più innovativi e moderni evitando quello che si è visto in Italia fino ad oggi». Degno di nota, infine, il sequestro del cementificio di Colleferro: per Ciafani si tratta di una storia esemplare su come l’industria debba essere presente ma, «per far stare tranquilli i cittadini, ci devono essere controlli stringenti da parte di un ente terzo che deve valutare se le emissioni in atmosfera, i rifiuti prodotti dall’impianto e i rifiuti liquidi rispettano le norme»

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