Design sostenibile, il successo di VAIA Cube

Sostenibilità ed economia circolare, i mantra della startup VAIA. Recupera il legno degli alberi abbattuti da Vaia e con un accessorio per smartphone fa rivivere i boschi delle Dolomiti

Cosa possono avere in comune uno smartphone e la terribile tempesta Vaia che nell’ottobre 2018 devastò in Italia le Dolomiti e le Prealpi venete? Un amplificatore. O meglio: un amplificatore di design per smartphone fatto con il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta. Un’idea che vuole raccontare lo sforzo fatto dalla comunità locale per ripartire e proporre oggetti di design pensati in un’ottica di economia circolare. Rispondendo in modo concreto alle conseguenze di un disastro climatico. Così gli alberi sradicati dalla tempesta Vaia, la più grande catastrofe forestale avvenuta in Italia negli ultimi 50 anni, diventano VAIA Cube, amplificatori di design 100% naturali, realizzati proprio con i larici e gli abeti delle aree colpite e dal valore fortemente evocativo.

Economia circolare come atto di amore

VAIA Cube nasce dall’esperienza della startup VAIA. I suoi fondatori sono tre giovani under-30, Federico Stefani, Paolo Milan e Giuseppe Addamo, inseriti nella classifica Forbes Italia “100 Number One – L’Italia dei giovani leader del futuro”.

Vaia Cube é dunque un amplificatore di design per smartphone fatto con il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta: durante i giorni della tempesta Vaia, infatti, l’altopiano di Piné ha perso 200mila metri cubi di legname, soprattutto larici e abeti. La startup ha recuperato parte del legname (risorse naturali che, altrimenti, andrebbero sprecate) e, collaborando con falegnamerie e artigiani delle zone colpite, ha risposto a esigenze concrete – recuperare il legno e fornire lavoro agli artigiani del posto – ma ha anche creato un oggetto di design. Ogni VAIA Cube è infatti un pezzo unico, la spaccatura incisa sulla parte superiore di ogni cubo simboleggia la ferita inflitta dalla tempesta. E diventa anche uno strumento per lanciare messaggi importanti e raccontare la storia di un territorio, le Dolomiti, che dal 2009 fanno parte del Patrimonio Mondiale UNESCO.

LEGGI ANCHE: Tempesta Vaia, la natura si prende la rivincita

VAIA Cube per piantumare alberi

Per ogni cubo venduto la startup pianta un nuovo albero, in totale ottica circolare. L’ultimo evento si è tenuto il 25 ottobre, a due anni esatti dalla tempesta Vaia, una ferita che non si è ancora rimarginata. Infatti, nonostante il lavoro incessante e l’impegno di ASUC e volontari locali, a distanza di due anni, il lavoro di esbosco non si è ancora concluso e i segni lasciati dal vento a 200 Km/h sono ancora ben visibili. Proprio sull’altopiano di Piné gli alberi messi a dimora sono stati 727, un numero simbolico che coincide con il numero esatto di giorni trascorsi dal distruttivo passaggio della tempesta. Finora sono stati venduti oltre 15mila VAIA Cube e sono stati messi a dimora 5mila alberi in 5 diversi eventi di ripiantumazione. Il COVID ha  rallentato l’attività «ma per il 2021 organizzeremo anche eventi volti a rafforzare la responsabilità sociale e aziendale per celebrare la rinascita delle nostre montagne» racconta Paolo Milan, co-fondatore della startup. L’obiettivo è piantare 50mila alberi entro la fine del 2021.

«Al di là del prodotto – afferma il CEO e fondatore Federico Stefani -, ciò che ci sta a cuore è contribuire a una visione per il futuro. La nostra mission è realizzare oggetti utili, sia per le persone che per la natura, recuperando materie prime provenienti da luoghi colpiti da calamità naturali. A cominciare, appunto, dagli alberi abbattuti da Vaia sulle Dolomiti».

Generare benefici per l’ecosistema

La startup si propone di contribuire al passaggio da un’economia verticale a una circolare, e quindi alla generazione di benefici per l’intero ecosistema, puntando anche sul consenso di una community di oltre 40mila follower online, e  sulla collaborazione con aziende che operano in una logica di corporate e social responsibility. Per il co-fondatore Giuseppe Addamo, «il valore generato da un’impresa non può prescindere dalla dimensione sociale e ambientale in cui essa opera. Un’azienda deve produrre un impatto positivo nel mondo: solo così crea valore».

Articoli correlati