Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, la Regione Puglia dice no

PARCO-ALTA-MURGIA
Parte del Parco Nazionale dell'Alta Murgia è coinvolta nella localizzazione del Deposito nazionale di scorie radioattive

Approvate dalla giunta le osservazioni tecniche. Emiliano e Maraschio: “Ribadiamo e motiviamo il nostro no”

Pollice verso dalla regione Puglia al Deposito nazionale di scorie radioattive. La Giunta Regionale ha infatti approvato il documento tecnico con le osservazioni regionali relative al progetto preliminare del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico dei rifiuti radioattivi in una zona dell’Alta Murgia che inglobava, oltre ai tre comuni di Altamura, Gravina e Laterza,  anche parte del Parco nazionale dell’Alta Murgia. «Ribadiamo il nostro NO e siamo pronti a mettere in campo qualunque azione, politica e legale, a tutela della salute dei cittadini e della bellezza e biodiversità di un Parco Nazionale, che rappresenta uno dei luoghi più singolari del Mediterraneo», hanno dichiarato a Giunta finita il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e l’Assessore all’Ambiente Anna Grazia Maraschio.

Piccola storia di un deposito di rifiuti radioattivi

Lo scorso 5 gennaio SOGIN, cioè la Società pubblica responsabile del decommissioning (in pratica, lo smontaggio) degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, diffondeva la carta nazionale che individua i possibili siti per il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Tra questi ci sono anche un territorio in provincia di Bari, due vaste aree tra Bari e Matera, una nella provincia di Matera e altre due zone ampie fra Matera e Taranto (Laterza), tutti collegati in maniera più o meno significativa al parco dell’Alta Murgia.

E’ stata quindi avviata una consultazione pubblica che prevedeva che nei sessanta giorni successivi alla pubblicazione (prolungati con il Decreto “Milleproroghe” a 180 giorni), le Regioni, gli Enti Locali, nonché i soggetti portatori di interessi qualificati, potessero formulare osservazioni e proposte tecniche. Il passo successivo è stata l’istituzione il 18 gennaio di un Tavolo di Coordinamento Regionale cui hanno partecipato il Presidente della Regione Puglia, l’Assessora all’Ambiente, i Sindaci dei Comuni di Gravina in Puglia, Altamura, Laterza e di altri Comuni che vi hanno aderito: obiettivo, definire una strategia comune, fornire il supporto tecnico ai Comuni interessati e coordinare le proprie attività con quelle della Regione Basilicata, anch’essa interessata dalla proposta del Deposito di scorie radioattive con annesso parco tecnologico In Basilicata i siti prescelti sono a Genzano di Lucania (Pz), Matera, Irsina (Pz), Acerenza (Pz), Oppido Lucano (Pz), Bernalda (Mt), Montescaglioso (Mt), Montalbano Jonico (Mt).

Il documento della Regione

Ecco come sarà il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi nel rendering diffuso da SOGIN

Da questo tavolo di coordinamento è uscito un documento che riunisce tutte le ragioni del no in una serie di osservazioni tecniche. «Queste osservazioni tecniche – sono parole dell’Assessora Maraschio –  rappresentano le motivazioni scientifiche sulla scorta delle quali è emerso che la verifica dei criteri di esclusione e dei criteri di approfondimento utilizzati da SOGIN per dichiarare idonei i cinque siti individuati nel nostro territorio regionale non ha tenuto conto degli studi di ricerca più? recenti. Dalla ricognizione scientifica svolta, e? emerso che tutti i criteri di esclusione ed i criteri di approfondimento per i cinque siti ricadenti nel territorio regionale risultano non verificati» perché non riferibili alle caratteristiche idrogeomorfologiche e sismiche dei siti individuati

Il corposo documento che la regione ha approvato è presentato come il risultato di un percorso condiviso con le comunità interessate, l’Aqp, le Università e gli Ordini professionali, che hanno tutti contribuito a evidenziare il perché della posizione negativa affinchè il Governo ritorni sui suoi passi e rinunci ad allocare in Puglia il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Senza dire che, si sostiene nel documento, l’insediamento del Depositi e del Parco Tecnologico danneggerebbe irrimediabilmente la vocazione al turismo sostenibile di cui l’Alta Murgia è ormai portavoce accreditato a livello internazionale.

La regione Puglia ha detto la sua. Se però tutte le regioni si esprimeranno con un rifiuto, se tutte le mediazioni con la società civile e gli stakeolders dovessero fallire sarà la Stato centrale a decidere dove sorgeranno il deposito nazionale di scorie radioattive e il parco tecnologico annesso. E a quel punto non ci sarà documento che possa impedirne la costruzione, in nome del supremo interesse nazionale.

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