Delta Blues

Il Delta Blues è un genere musicale nato sul finire degli anni ‘20 nella Zona del delta del Mississippi (si parla di Mississippi Delta Blues) e poi estesosi ad altre zone del paese, come è ad esempio per il Chicago Blues. Le linee vocali sono cupe, introverse, e a volte passionali.

Da qui il titolo di questo eco-thriller che gli autori stessi – nascosti dietro il nome Kai Zen – definiscono “una cover” del celebre Cuore di tenebra di Conrad. La trama è semplice: Martin Klein è un geologo che per anni ha tracciato transetti e mappe di giacimenti in giro per il mondo, e in particolare in Africa, al servizio dell’Ente (nome dietro cui è facilmente riconoscibile l’Eni) prima di convincersi che il futuro fosse nelle energie rinnovabili. A causa di ciò, e della sua influenza in Europa, l’Ente decide di ucciderlo, in Nigeria, scaricando la colpa sul Mend (Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger). Le cose tuttavia non vanno come previsto, perché il geologo scompare e sulle sue tracce viene inviato l’agente segreto Ivo Andric, nome in codice Tamerlano.

Attorno ai due protagonisti si muovono vari altri personaggi, di cui ognuno, protagonisti inclusi, è un “carattere” (la reporter d’assalto, il professore corrotto, il dirigente senza scrupoli). Gli stessi Tamerlano e Klein, che alternano le loro voci nel racconto della vicenda, sono in fin dei conti schiacciati sui loro tratti: la pazzia divoratrice, il dubbio che distrugge la personalità e le convinzioni, la progressiva decostruzione dell’Io…

Ma come nelle commedie goldoniane, in realtà i personaggi sono degli strumenti accessori, quasi le unghie del vero protagonista: in Goldoni è la vita, per gli autori del gruppo Kai Zen, l’ambiente. Un ambiente corroso, disperato, abbandonato, e soprattutto – qui la tragicità – sfruttato come scusa. Da tutti.

Vero protagonista della vicenda è il fiume, il delta del Niger con il suo cuore oscuro, con i pesci che annegano avvelenati dal petrolio, con gli alberi tanto fitti da non far entrare il cielo e impedire ai suoi abitanti (i ribelli del Mend) il respiro e la vista; è quel delta del Niger illuminato dai bagliori del gas flaring – vietato per legge da un trentennio e tuttavia ancora praticato perché costa meno. Il Niger svolge le sue spire come Fàfnir, il drago della mitologia nordica, perfido e invulnerabile; la discesa attraverso i bracci del suo delta è una discesa verso un Io ancestrale: quella che si compie nei personaggi è, in termini alchemici, una nigredo: riduzione alla materia originaria, perché ciò che c’era prima muoia e sia trasmutato in una nuova natura.

il fiume Niger

Al termine del viaggio la morte coglie i protagonisti. Sembra la vittoria dell’Ente, degli interessi economici. Ma pur sempre c’è la nuova vita: un videomessaggio di Klein alla figlia Nina, salvato dalla reporter Marguerite. In quel video c’è, forse, lo scoop della sua vita, la possibilità di distruggere l’Ente, di smascherare quello che vuole presentarsi come un “colosso gentile”. «Non si può affrontare la tenebra con la tenebra. Alle volte ci vuole un cuore gentile» è la risposta di Marguerite a Nina che le chiede perché non abbia usato lei le informazioni contenute nel video.

Non sapremo mai quale sia stata la scelta di Nina. La sua, però, è una scelta universale, cui tutti siamo o saremo chiamati. Far finta di niente, ignorare nomi, volti e azioni… o, una volta per tutte, alzare la testa in un atto di denuncia.

Kai Zen,  Delta Blues, Edizioni ambiente, collana VerdeNero, 2010, € 16,00 

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