Decreto 3 dicembre “rimandato” o “promosso”?

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa del 53 dicembre (fonte: Presidenza Consiglio dei Ministri - Immagini messe a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT)

A pochi giorni di distanza dall’ultimo DPCM che ridisegna la mappa delle regioni a rischio, l’analisi di quello che le nuove indicazioni hanno già prodotto e di quello che ci aspetta fino a Natale e al momento della riapertura delle scuole

Sentire dal premier Conte che “Abbiamo piegato la curva dei contagi in un mese” (sono le sue parole durante il punto stampa che annunciava il nuovo DPCM firmato il 3 ed entrato in vigore il 4 dicembre) significa poter sperare di aver imbroccato una strada in discesa, specie quando apprendiamo che il coefficiente Rt (ovvero l’indice di riproduzione di una malattia) è sceso a 0,91. L’indice, che viene elaborato attraverso complessi algoritmi ed è riferito anche a un congruo periodo temporale, ci dice che quando è superiore ad 1 il contagio sale, quindi è un parametro di allerta significativo. Il suo valore inferiore ad 1 indica che la velocità di contagio decresce: pur continuando a salire verso l’altro la curva si piega.

La Puglia delle contraddizioni

Quindi un buon richiamo alla speranza, quello di Conte: assume così valore l’ulteriore informazione che gli accessi ai vari pronto soccorso degli ospedali diminuisce, tanto da sperare che in due settimane tutte le regioni possano diventare “gialle”. Intanto dal 6 dicembre molte regioni lo sono diventate, anche se permangono dubbi sulla coerenza utilizzata per le scelte sul ritorno al “giallo”. Emblematico è il caso della Puglia, i cui coefficienti di riferimento la presentano come una Regione fuori controllo. È una regione piena di attenzioni ma in cui l’ex assessore alla salute del governo Vendola, il prof. Tommaso Fiore, già responsabile della rianimazione del più grande ospedale pugliese, parla di una situazione penosa, chiedendo anche che il Ministero invii degli ispettori.

C’è qualcosa che non quadra e speriamo che il Ministro Speranza chiarisca i criteri utilizzati, specie in attesa di veder tradotta in ordinanza la volontà del Governatore Emiliano, che parla di introduzione di una zona arancione per le provincie di Foggia, BAT e della Murgia Alta, ovvero di buona parte della Citta Metropolitana di Bari (verso la Basilicata).

Decreto Restrizioni: servirà?

Cani e Covid 19
Si assiste ad un paese stantio e ancorato alla logica del subire e del proteggersi, incapace di disegnare scenari di futuro in ogni settore

Sicuramente quella annunciata da Conte ci è apparsa come una buona notizia, specie quando ci ha comunicato che non c’è più stato e non ci sarà un lockdown generalizzato come a marzo ed aprile: ora anche nelle aree rosse abbiamo fabbriche e uffici aperti e i nostri bambini vanno regolarmente a scuola.

Però questo allentamento delle misure anti-contagio che si è registrato con il decreto del 4 dicembre deve far riflettere: va bene un rallentamento per dare un pizzico di fiducia ai nostri sforzi ma attenzione a non pensare che sia finita. Lo abbiamo creduto questa estate e siamo ricaduti in una seconda ondata pericolosa. Per evitare quindi che ce ne sia una terza, occorre introdurre restrizioni: da qui le scelte del decreto “restrizioni” del 4 dicembre e che resteranno valide dal 21 dicembre fino al 7 gennaio.

Quanta libertà nel decreto?

In concreto leggiamo il divieto di spostamenti tra regioni, valido anche per raggiungere le seconde case, divieto esteso, nei giorni 25-26 dicembre e 1 gennaio, anche allo spostamento fra comuni, quando varrà il divieto di spostarsi (in qualunque regione dell’Italia) dalle 22 alle 5, con ulteriore estensione del divieto che varrà per il 31 dicembre, allorquando terminerà alle ore 7 di Capodanno.

Sono comunque consentiti spostamenti per motivi di lavoro, necessità o salute. Finalmente è riapparsa la “libertà” di andare all’estero, anche a sciare, previa valutazione della convenienza a farlo: è un permesso ad andare all’estero ma con l’avvertenza che una vacanza di 5 giorni si trasformerebbe nella certezza di un blocco di ulteriori 14 giorni.

A scuola di logica

C’è poi una speranza per la scuola, che vedrà la ripresa della didattica in presenza dal 7 gennaio: in ogni scuola, nella prima fase, rientrerà almeno il 75% degli studenti. Bisogna sforzarsi per recuperare un criterio. Se infatti si volesse ridurre la capienza dei bus al 50%, sarebbe auspicabile ridurre al 50% il ritorno in classe degli allievi. Noi insegniamo che la logica è la scienza delle scienze, però ne dimostriamo la sua scarsa applicazione, operando come se si andasse sempre alla ventura senza passi guidati da una capacità di vedere almeno un poco oltre il nostro impulso ad indicare soluzioni precarie.

Ripensare gli spazi comuni con nuove architetture

Saremo capaci di vedere almeno un poco oltre il nostro impulso ad indicare soluzioni precarie?

Ben vengano le zone gialle e la ripartenza nei bar, ristoranti, pizzerie ecc.: la nostra economia deve cominciare a fare i conti con una realtà che potrebbe replicarsi chissà quante volte nel futuro. Ma allora perché non sperimentare subito modelli di futuro “nuovi”, perché non fare sperimentare ai nostri imprenditori modelli gestionali differenti perché possano restare aperti senza vincoli ma con intelligenza?

E così creiamo nuovi modelli per le scuole, per bar e ristoranti, nuovi modelli per gestire le persone in fila per l’ingresso ai supermercati e alle farmacie e agli uffici (dove serviranno a breve nuove pensiline che disegnino nuove architetture, nuovi spazi di attesa per gli ingressi).

Dovremo ripensare anche le nostre case, meno piccole e più comode per accogliere lo Smart working, spazi differenti e dotati di soluzioni tecnologiche più avanzate, nuovi modelli di uffici a misura di COVID o altro virus del futuro, nuove aree verdi, nuovi spazi per musei, nuova gestione degli accessi e dei servizi.

Contro un Paese poco pensante, spazio ai giovani

Si assiste ad un Paese poco in fermento e poco pensante. Si assiste ad un paese stantio e ancorato alla logica del subire e del proteggersi, incapace di disegnare scenari di futuro in ogni settore. Un Paese poco incline a guardare avanti e ad anticipare il virus e le sue mosse. Oggi la nazione ha invece bisogno di svegliarsi ed assumere più coerenza nelle scelte, magari dando spazio ai giovani, integrandosi con i meno giovani e i meno burocrati.

Se mancherà questo, tutto si fermerà e il COVID vincerà perché, pur sconfitto dal vaccino, avrà generato lacrime e sangue, oltre che debiti per il futuro.

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