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Davos, l’apertura di Trump: “America first non significa da sola”

Donald Trump a Davos

Al Forum mondiale dell’economia di Davos, l’intervento conciliante del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, conquista la scena.

Si è preso la scena. E non poteva essere altrimenti. Donald Trump ha chiuso il World economic forum di Davos. Quindici minuti, per il presidente degli Stati Uniti, utili a lanciare un messaggio: “First but not alone”. In sostanza: “Metterò sempre l’America al primo posto, ma non significa che sarà sola”. Un’apertura nella tana del lupo, tra banchieri, leader della diplomazia, della politica, della finanza e del commercio globale. Spiazzando, in parte, l’élite dell’economia mondiale che lo attendeva al varco. Ma stavolta, Trump non ha fatto ‘gaffe’, né di stile né di contenuti.

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GLI INVESTIMENTI

Modi a Davos

il premier indiano Narendra Modi

Durante il suo discorso, però, non ha mancato di (auto)incensarsi. “L’America – ha sottolineato Trump – sta di nuovo vedendo una forte crescita, in Borsa si sono creati 7.000 miliardi di dollari dalla mia elezione. E’ aperta alle imprese ed è tornata ancora una volta competitiva”.

Ha spiegato di essere a Davos “per rappresentare gli interessi degli americani e per offrire un’amicizia nel costruire un mondo migliore”. E sui rapporti commerciali ha ribadito: “Ripristineremo l’integrità del sistema commerciale. Solo insistendo su un commercio giusto e reciproco possiamo creare un sistema che funziona non solo per gli Usa ma per tutti i Paesi. Gli Stati Uniti non tollereranno più pratiche scorrette nel commercio internazionale”.

IL MESSAGGIO DA DAVOS

Un discorso conciliante. Che permette a Trump di tornare in patria consapevole di aver mostrato un lato meno ‘protezionista’ aprendosi al libero scambio purchè sia giusto e ad accordi anche con i Paesi del Tpp (Partenariato Trans Pacifico) dal quale si è ritirato. Non a caso, anche quotidiani che con Trump non sono mai stati teneri – come Washington Post e New York Times – hanno giudicato positivo il suo viaggio.

LA POLITICA

Sulla politica internazionale, il presidente ha ripetuto l’invito ai partner della Nato a fare la loro parte in termini di spese militari. E ha snocciolato i suoi “impegni”. Da quelli contro l’Isis, alla volontà di denuclearizzare la Corea del Nord e combattere il terrorismo in Afghanistan.

Ha finito così per far passare in secondo piano altri ospiti attesi, dalla cancelliera Angela Merkel al presidente francese Emmanuel Macron.

E ha replicato a colui che si era posto come ‘anti – Trump’. Ovvero il premier indiano Narendra Modi, che aveva definito il protezionismo come “una minaccia non meno preoccupante del cambiamento climatico e del terrorismo”.

Un discorso in difesa dell’apertura agli scambi contro la tentazione di “chiudersi in se stessi”.

DAVOS E L’ITALIA

Paolo Gentiloni a Davos

Gentiloni a Davos

Con lo sguardo rivolto alla campagna elettorale, il presidente del Consiglio dei Ministri italiano ha fatto la sua parte. “Finalmente – ha commentato Paolo Gentiloni -, dopo molti anni nei quali siamo stati percepiti come un paese un po’ ammalato, l’Italia è giudicata per come effettivamente è, ossia con grandi potenzialità e in crescita”. E guardando in prospettiva, è l’auspicio. “Speriamo che prosegua così. E che questa spinta di riforme non debba essere messa in discussione”.

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