Datteri e vongole contaminate, pescati e venduti illegalmente: 18 arresti

L’operazione della Guardia Costiera di Torre Annunziata conta complessivamente 113 indagati, facenti parte di un gruppo criminale accusato di disastro ambientale

 

Disastro ambientale, ricettazione e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di reati concernenti la pesca illegale dei datteri di mare, danneggiamento aggravato, distruzione di un habitat all’interno di un sito protetto, distruzione di bellezze naturali e commercio di sostanze alimentari nocive.

Con queste accuse, i militari della Guardia Costiera di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 21persone, 7 in carcere, 11 ai domiciliari e 3 con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ma una di esse è ricercata, residenti in Campania, Puglia, Lombardia e Liguria.

La Guardia Costiera ha anche sequestrato 5 garage, utilizzati come deposito per lo stoccaggio dei datteri di mare, 8 auto, 4 moto, 19 mute subacquee, 25 bombole da sub, 16 retini da pesca, 6 paia di pinne da sub, altre 35 attrezzature subacquee varie, tra cui martelli e pinze estrattrici per la raccolta dei datteri, 40 telefoni cellulari, 15 sim card, oltre 18.000 euro in contanti, 2 PC portatili e 1 tablet.

Dalle indagini è emerso che l’attività illegale di pesca e vendita di datteri e vongole era attiva da luglio 2016 a Castellammare di Stabia, Vico Equense, Piano di Sorrento, Meta di Sorrento, Sorrento e Massa Lubrense.

La pesca dei datteri di mare è vietata dal 1998, mentre le vongole veraci di Rovigliano erano contaminate da batteri e da agenti chimici, perché erano pescate nei pressi della foce del fiume Sarno, il fiume più contaminato d’Italia, vista l’alta presenza di sostanze altamente inquinanti come idrocarburi e metalli pesanti.

La pesca dei datteri avveniva regolarmente, con martello e scalpello, lungo il tratto di mare della Penisola Sorrentina per un’estensione di circa 6.630 metri, distruggendo la scogliera e l’ecosistema. Peraltro la pesca avveniva proprio all’interno dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella e della Zona Tutela Biologica del Banco di Santa Croce.

I gravi danni all’ambiente marino, in molti casi irreversibili, sono stati accertati da un monitoraggio subacqueo eseguito dalla Stazione Zoologica Anton DOHRN di Napoli nel 2017 e nel 2019. Analizzando i danni, è possibile ipotizzare che il costo del restauro dell’habitat preesistente è pari a circa 3.000,00 euro al mq.

Inoltre, è stato accertato anche l’accumulo di metalli pesanti nei datteri di mare, rendendoli di fatto tossici per il consumo umano.

A conclusione dell’attività investigativa durata 3 anni, sono state complessivamente indagate 113 persone con 245 capi di imputazione, sono stati accertati 123 episodi di ricettazione di datteri di mare, sono state sequestrate 2.508,9 kg di datteri e oltre 675 kg di vongole, per un giro d’affari mensile di oltre 100mila euro.

Già qualche mese fa, nel Golfo di Napoli la Guardia di Finanza aveva scoperto e bloccato un altro sodalizio criminale che, attraverso una rete complessa e strutturalmente organizzata, era dedito alla pesca e alla vendita di datteri, devastando e minando persino la stabilità dei Faraglioni di Capri.

È difficile comprendere le motivazioni che muovono questi crimini. È ovvio che alla base c’è una forte componente economica e di egemonia criminale, ma la devastazione provocata da questa pesca rende impossibile la riproduzione della specie che si avvia rapidamente così all’estinzione. Essendo poi prodotti ittici estremamente contaminati in questo caso, il consumo comporta pesanti conseguenze alla salute umana, per cui di fatto questa condizione ne vanifica la vendita.

In conclusione, la domanda nasce spontanea: quanto possa essere redditizio pescare datteri e vongole contaminate, prossimi all’estinzione, se la vendita è rigorosamente vietata e se questi prodotti, magari, vengono consumati soprattutto sulle tavole della criminalità?

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