Datteri di mare: c’è qualcuno che li pesca ancora?

Sequestrati 7 kg a tre sub denunciati nella zona di Polignano. Incalcolabili i danni all’ambiente. Ma oggi conviene continuare a pescarli? L’Abbate: “mi auguro che il Senato approvi quanto prima la Riforma Ittica”

 

È anacronistico, ma evidentemente qualcuno ancora non sa, e non vuole saperlo, che la pesca dei datteri di mare è vietata da quasi 30anni, perché devasta l’habitat marino e altera le normali funzioni di mitigazione della scogliera da parte dell’azione erosiva del mare.

Lo sanno tutti che i datteri hanno una crescita estremamente lenta, tanto che per raggiungere una misura commerciale, oltre i 5 centimetri, devono trascorrere anche 50 anni. Crescendo, questi molluschi scavano nelle rocce marine diventandone parte integrante. Per queste ragioni, per poterli estrarre è necessario rompere la roccia con scalpello e martello, provocando così danni incalcolabili, perché viene alterata la costa.

Qualche mese fa i finanzieri di Napoli hanno scoperto un sistema collaudato e illegale di pesca e vendita di datteri che stava persino mettendo a rischio la stabilità dei faraglioni di Capri.

In Puglia, da tempo non si pescavano datteri. La scogliera del Tacco d’Italia in passato ha subito tanti attacchi per varie ragioni. Molte zone, ricche di frutti di mare, sono diventate ora delle lande marine deserte a causa della pesca intensiva. Per esempio, i ricci di mare, vera prelibatezza soprattutto barese, in alcuni punti del litorale oggi sono quasi un ricordo.

Ecco perché è assurdo che ci sia ancora qualcuno che peschi i datteri di mare. Ma evidentemente non è così. Le Fiamme Gialle di Monopoli, durante il normale controllo del territorio hanno sorpreso 3 sub mentre pescavano datteri di mare nei pressi di Polignano a Mare. Peraltro, la scogliera è già soggetta ad una forte erosione, perché il mare sta scavando sotto il centro storico della città tanto da mettere in serio pericolo la stabilità delle fondamenta.

I finanzieri hanno subito sequestrato 7 kg di datteri che sono stati rigettati in mare perché ancora vivi, mentre è stata sequestrata l’attrezzatura e gli attrezzi per la pesca. Nei confronti dei 3 sub, invece, è scattata la denuncia.

Sulla vicenda è intervenuto anche il deputato Giuseppe L’Abbate (M5S), polignanese, primo firmatario della proposta di legge contenente “Interventi per il settore ittico e in materia di politiche sociali nel settore della pesca professionale. Delega al Governo per il riordino e la semplificazione normativa del medesimo settore”, approvata da Montecitorio lo scorso 23 giugno.

on. Giuseppe L’Abbate

«L’Italia ha vietato la pesca del dattero sin dal 1998 mentre, dal 2006, il divieto è stato esteso a tutta l’Unione europea ma i procedimenti penali, purtroppo, tendono a definirsi per motivi sociali verso l’ammenda più bassa pari ad appena 2.000 euro mentre le misure accessorie previste dalla norma non trovano pienamente applicazione, dato che le attività vengono svolte con bombole da immersione, retini, mazzole o talvolta piccoli battelli pneumatici da diporto di scarso valore e da persone non iscritte nei registri dei pescatori professionali. Il divieto di pesca del dattero di mare è disciplinato dal Decreto Legislativo n. 4 del gennaio 2012 che prevede una sanzione penale con arresto da due mesi a due anni ovvero ammenda da 2.000 a 12.000 euro. Con la riforma ittica queste sanzioni vengono innalzate a 36.000 euro. L’occasione per aumentare il deterrente per chi devasta l’ambiente raccogliendo i datteri di mare è inserito nella Riforma Ittica che, mi auguro, il Senato approvi definitivamente quanto prima».

Una considerazione finale: per pescare 7 kg di datteri, i tre sub avranno distrutto una buona parte di scogliera, perché qui ormai sono abbastanza rari. Adesso dovranno aspettare altri 50anni per poter pescare e vendere i datteri ma soprattutto dovranno anche cercare un altro posto perché lì i molluschi non potranno più crescere.

Allora, è inevitabile porsi qualche domanda: ne è valsa la pena? Il guadagno ottenuto da questi 7 kg avrebbe permesso ai tre sub di sostenersi per i prossimi 50anni? E gli eventuali acquirenti, cittadini o ristoratori, per quanto tempo avrebbero potuto godere del prelibato frutto?

La spesa non vale l’impresa, è lapalissiano, bisogna solo ammetterlo.

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