Dalla bellezza del territorio agli ecomostri

La costa deturpata di Torre Mileto (FG)

Mesi fa abbiamo raccontato la forza della bellezza, passando dai paesaggi geologici mozzafiato della Puglia ad un incontro svoltosi a Bari dal titolo La bellezza ci salverà. Non nascosi allora il mio personale entusiasmo per quel convegno che sembrava una speranza verso il futuro, dove si parlava della bellezza dei gesti, la bellezza delle cose e poi quella dei luoghi.

In questi giorni ci occupiamo invece di cose meno belle, cioè degli “ecomostri“, interventi in grado di rappresentare un’alterazione perenne del territorio, realizzati nel disprezzo dei grandi valori ambientali. Non nascondo che ne parlo con profonda amarezza: sono profondamente legato alla mia regione, vero scrigno di ricchezze storiche, architettoniche, naturalistiche ed umane. Ma c’è amarezza anche per il ruolo professionale che esercito, quella professione di ingegnere che ho sempre sentito come un’occasione per contribuire alla crescita del paese. Per questo mi sento ferito nel leggere dei sequestri di ecomostri e dei problemi ambientali che ne derivano, spesso esasperati da molti ma che ritengo spesso giusti. La Regione Puglia però non è stata a guardare. In questi anni siamo diventati un riferimento in Italia, facendo tesoro di errori altrui e delineando strategie di governo del territorio all’avanguardia, fortemente partecipate. È partito anche un serrato controllo del territorio con recenti leggi che prevedono un concreto contrasto dell’abusivismo.

In questa foto, il Comitato Tutela Porto Miggiano segnala lo scempio dell'area

Grandi interventi in molti settori hanno generato mostri, anche se maggiormente li ha generati uno sviluppo turistico che in questi anni ha seguito la logica dei grandi numeri: in passato più volte ho spesso evidenziato la delicatezza ed il rischio connessi a pressioni territoriali non sostenibili. La Puglia, partendo dai precedenti governi, è stata a volte aggredita da interventi incontrollati, dettati solo da logiche economiche devastanti, truccate con il più nobile degli obiettivi, il lavoro. Chiunque avesse un pezzo di terreno e fosse spregiudicato presentava istanza per realizzare insediamenti turistici in zona agricola In nome del lavoro si sono proposti numerosi interventi con varianti speciali puntuali, che dovevano servire per non perdere investimenti produttivi, ma che si sono trasformate in occasioni per varianti urbanistiche di interesse privato, varianti dettate dalla sola logica del profitto e funzionali a realizzare trasformazioni urbanistiche incontrollate, diversamente non compatibili con le normative. Ottenuto il permesso di costruire, quelle aree venivano vendute ad imprenditori, con un elevato incremento di valore. Così sono sorti i primi ecomostri, funghi nati dove non sarebbe stato possibile, nelle nostre aree rurali: e loro malgrado, gli strumenti sono stati prima la legge regionale 3 del 1998 (poi abrogata), poi l’indiscriminato utilizzo del DPR 447/98.

La strategia di sviluppo del territorio sarebbe comunque dovuta passare attraverso una pianificazione attenta. Le numerose pratiche edilizie in variante approdate nei nostri comuni costieri hanno generato impatto non solo sulle componenti ambientali, ma anche sull’economia dei comuni, nonché sull’organizzazione del lavoro degli Uffici tecnici, fortemente gravati da carichi di lavoro e spesso impreparati a gestire lo sviluppo edilizio. Anche le ingenti risorse economiche derivanti dagli oneri sono state impiegate non all’interno di una strategia di valorizzazione del territorio, ma di spreco.

La Regione Puglia controlla il territorio attraverso le ortofoto

Queste criticità hanno portato a far mancare nell’ultimo decennio una logica di pianificazione e programmazione. A volte ha contato anche mancanza di sensibilità e in genere di cultura. Un sistema in crisi a livello nazionale, in cui significativa è anche la profonda crisi di valori, ha fatto sì che mancassero il confronto, il dialogo, la partecipazione dei cittadini, il controllo, il coinvolgimento del territorio, delle Università, degli Enti a vario titolo preposti alla gestione e pianificazione del territorio. E’ venuto a mancare un sistema complesso all’interno del quale sarebbe dovuto avvenire quel complesso sviluppo del territorio e mancando il quale molte cose sono degenerate.

Ho notato nella nostra regione aree non controllate, distrutte, aree protette che non decollavano e magari venivano violate, valori storici non sempre tenuti in conto. E’ un sistema che per fortuna è stato bloccato con le nuove politiche regionali.

Ora occorre fornire segnali importanti: dal miglioramento della conoscenza di ciò che è avvenuto, dall’individuazione dei ruoli che sono mancati; occorre trarre una lezione perché ciò non accada più e si fermi lo scempio del territorio, favorendo invece trasformazioni importanti, sostenibili e strategiche per uno sviluppo ordinato.

 

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