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Dacia Maraini: referendum trivelle non sia politico

Dacia Maraini 2012

Dacia Maraini

Domenica “SI” vota per il referendum sulle trivelle. «Non credo sia una questione di impatto paesaggistico, ma di inquinamento e pericolo di guasti che potrebbero, come è successo in Messico, danneggiare gravemente l’ambiente». Dacia Maraini ha risposto così nel corso di un’intervista rilasciata alla redazione di Pro\Versi. Secondo la nota scrittrice, la presenza delle trivelle nei nostri mari prescinde dall’aspetto estetico o economico legato al turismo, in primo piano, la poetessa, saggista e drammaturga italiana, invece, mette le possibili conseguenze delle trivellazioni, spesso indipendenti dalla volontà dell’uomo.

«Direi che gli italiani sono in genere favorevoli allo sviluppo – continua Dacia Maraini – ma non si fidano degli industriali che versano veleni in mare e nell’aria, nonostante i divieti e le rassicurazioni. Come si è visto con l’Ilva».

Per la scrittrice, puntando tutto sulle energie alternative e si investe nel sole, nell’aria e nell’acqua, «potremmo benissimo, in una decina di anni, fare a meno del petrolio. Nel frattempo lo compriamo. Ma mettersi a scavare nuovi pozzi ora mi sembra assurdo».

Quanto alla consultazione popolare di domenica 17 aprile, Dacia Maraini esprime la sua preoccupazione «che il referendum sulle trivelle si è trasformato, come troppo spesso succede da noi, in un referendum politico, sul governo. E questo è grave».

Roma

Roma

Ferma presa di posizione dell’onorevole Nuccio Altieri, della Commissione Cultura della Camera e parlamentare dei Conservatori e Riformisti, che «voto “SI” perché il mare produce più PIL del petrolio. Domenica arriveranno sberle per Renzi e le sue bufale». L’onorevole per convinzioni economiche e non per dogma ecologista, voterà “SI”, perché convito che il nostro mare possa produrre più ricchezza del petrolio, che possa produrre più posti di lavoro delle trivelle, perché il turismo come attività produttiva può attrarre sul nostro territorio più investimenti dei giacimenti petroliferi. «Se pesiamo quanto produce il mare per l’Italia e quanto le trivelle ci accorgiamo che non c’è paragone – afferma Altieri -, il mare vale di più. Le uniche bufale sul referendum, sul mare e soprattutto sul turismo le ho sentite da Renzi, che si nasconde dietro il vile trucchetto dell’astensione pur di mantenere potere e poltrona».

Incessanti i proclami degli ambientalisti. Il WWF dimostra come il risparmio energetico e le energie rinnovabili – nel 2015 l’ammontare complessivo degli investimenti è stato di 367 miliardi di dollari – siano la vera ricchezza dell’Italia e ricorda come tra il 2006 e il 2014, grazie alle misure per l’efficienza e le rinnovabili, le importazioni energetiche nel nostro Paese si sono abbassate di ben 10 punti (dall’85,9% al 75,9%), il minimo registrato negli ultimi 50 anni.

Torino

Torino

Secondo la IEA, l’agenzia ONU per l’Ambiente – ricorda il WWF -, l’Italia in pochi anni è diventata leader mondiale per contributo del fotovoltaico nel mix elettrico (7.9%) e il primo, tra i grandi Paesi dell’Unione Europea, a pari merito con la Spagna, per quota di energia rinnovabile nella produzione elettrica (fonte: Solar Foundation, 2015).

Gli attivisti di Greenpeace, invece, sono entrati in azione in tre grandi città per invitare gli italiani a votare “SI” al referendum. A Roma sono stati aperti due enormi striscioni a Ponte Sisto, sul Tevere, con le scritte “Stop trivelle” e “Il 17 aprile vota Sì”. A Torino gli ambientalisti hanno calato un altro grande striscione da Ponte Vittorio Emanuele I, sul Po, dove si legge “L’Italia non si trivella”. Infine, a Venezia, sul Ponte degli Scalzi lo striscione di Greenpeace recita “Meno petrolio, più rinnovabili”.

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