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Da Taranto il rilancio delle politiche industriali del sud

Taranto, Salone degli specchi a palazzo di città: un momento del convegno

Taranto, fermata Italia. Dalla città simbolo della crisi industriale che il Belpaese sta attraversando viene lanciata una nuova sfida: incoraggiare politiche di rilancio del Sud attraverso la green economy. È quanto discusso e proposto alla Conferenza Nazionale Taranto Italia, organizzata da Legambiente sabato 1 dicembre nella città dei due mari. Nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città, nei pressi delle antiche colonne doriche della Taras spartana, si è discusso dei grandi poli industriali realizzati nel nostro Paese nel Novecento, da tempo in forte crisi occupazionale e ambientale. Dal dibattito è scaturito che servono politiche industriali lungimiranti per riparare i danni creati da una gestione scellerata della produzione industriale, che non ha saputo o voluto tutelare l’ambiente e il territorio, e la necessità di innovare prodotti, processi e modelli produttivi che devono essere messi al servizio del benessere di tutti.

Se l'inquinamento non ci fosse o venisse controllato, le stesse spese potrebbero essere sostenute per la ricerca e per la tutela dell'ambiente

L’esempio di Taranto è indicativo di quanto sia stato sacrificato sull’altare del benessere economico, di come la superficialità di scelte non oculate venga pagata a caro prezzo dai cittadini e dal territorio, in termini di salute pubblica e ambiente. Una responsabilità trasversale, questa, che accomuna la società civile, politica e imprenditoriale. Quello che non viene mai detto è che i costi ambientali e le ricadute dell’inquinamento sono, appunto, un “costo”. Una persona che si ammala a causa dell’acqua inquinata, inquinamento,dell’aria tossica che respira o dei frutti della terra contaminata, diventa un costo per lo Stato e per la comunità in termini di Sistema Sanitario Nazionale, che viene supportato con le tasse. Se l’inquinamento non ci fosse o venisse controllato, le stesse spese potrebbero essere sostenute per la ricerca e per la tutela dell’ambiente. Un sito inquinato ha un costo per la sua bonifica e comunque non tornerà mai più come in origine. Per questo è essenziale che politiche industriali lungimiranti assumano i vincoli delle risorse naturali, rispettino la salute dei cittadini e dei lavoratori, valorizzino i territori e le comunità locali.

Da sin: Stefano Ciafani, Vittorio Cogliati Dezza, Maria Maranò, Francesco Tarantino, rispettivamente vicepresidente, presidente, coordinatrice nazionale scuola e formazione, presidente regionale di Legambiente

Legambiente, che per l’occasione ha voluto che l’Assemblea Nazionale dei Delegati si svolgesse proprio a Taranto, ha dato un forte segnale al territorio attraverso una conferenza nazionale che ha promosso in chiave ambientalista il superamento della crisi, aprendo un confronto sulle politiche industriali utili per la città, il Mezzogiorno e per tutto il nostro Paese. Dal dibattito scaturisce che le ragioni ambientali incontrano e sollecitano la buona economia, il buon lavoro e la buona politica industriale. Spettano, dunque, ai cittadini il compito di pretendere dalla politica l’interesse alla salvaguardia del territorio e la promozione di una cultura del lavoro basata innanzitutto sulla sicurezza del lavoratore e sulla salvaguardia dell’ambiente. Ai sindacati, alla politica e agli imprenditori è affidato il compito di progettare, programmare e controllare che il bene “territorio” resti comune e sia eccellenza e non mera merce di scambio.

 

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