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Da Bruxelles: pagare i pescatori per pescare i rifiuti

Circa un milione di tonnellate di pesce sono gettate ogni anno nel solo Mare del Nord. In pratica, due terzi del pesce pescato, di solito morto è, infatti, gettato in acqua dalle flotte di pescatori, perché di scarso interesse per l’industria del settore ittico, o perché riguardano specie le cui quote di pescato sono state superate e i pescatori rischierebbero, così, salatissime multe se scoperti.

Maria Damanaki

Un alto funzionario dell’Unione europea, Maria Damanaki, commissario alla Pesca, ha proposto alla Commissione europea di vietare di gettare in mare il pesce commestibile.

L’idea è stata motivo di risentimento da parte di detrattori ma Damanaki si è confrontata sia con l’industria sia con il comparto commerciale del settore ittico ottenendo consensi anche per un’altra proposta: pagare i pescatori per pescare i rifiuti, al posto del pesce.

A Bruxelles, Damanaki ha spiegato che quello dei rigetti in mare è un problema, perché gli stock si trovano in difficoltà e l’Europa non capirebbe tanto spreco. L’80% dei consumatori Ue preferisce acquistare pesce proveniente da stock sostenibili e, a questo proposito, il commissario della pesca ha portato l’esempio della Gran Bretagna dove, in seguito ad una campagna di sensibilizzazione sui consumi sostenibili “le vendite di pesci meno conosciuti sono saliti del 45%. E se può funzionare nel Regno Unito – ha detto Damanaki – può funzionare anche altrove”. Nella riforma allo studio, infatti, la sostenibilità sarà onnipresente.

due pescherecci al rientro da una battuta di pesca

In precedenza, nel Mare del Nord sono riusciti a recuperare oltre 20.000 tonnellate di rifiuti marini l’anno; tanto che una schiera di pescatori si è occupata solo di raccogliere rifiuti in mare. Secondo una relazione del “Save the North Sea project”, i pescatori impiegano normalmente circa 1-2 ore alla settimana, in media, per rimuovere i rifiuti dalle loro reti: i detriti di plastica possono danneggiare gli attrezzi da pesca e contaminare i pesci.

Lo studio di Damanaki, invece, descrive quali vantaggi si potrebbero ottenere: ridurre la quantità del pescato; ridurre la quantità di rifiuti in mare, creare posti di lavoro e/o integrazioni reddituali.

Un progetto pilota sarà avviato nel Mediterraneo entro il mese di maggio; i pescatori saranno dotati di speciali reti in grado di raccogliere i detriti di plastica che minacciano la vita marina. La plastica poi è consegnata alle aziende che la riciclano. L’UE inizialmente sovvenzionerà l’iniziativa ma la speranza è che potrebbe, alla fine, far diventare autosufficienti i pescatori che a conti fatti potrebbero guadagnare più soldi con il riciclaggio della plastica che con la pesca.

La proposta è attesa il 13 luglio dopo che sarà passata al vaglio del collegio dei commissari europei.

Erminio Di Nora

In verità, però, precursori di questa iniziativa della Domanaki sono i pescatori del Golfo di Gaeta. Infatti, un progetto analogo di pulizia del mare, di Erminio Di Nora, esperto del settore pesca e acquacoltura, è stato già messo in atto nel periodo 2007-2008. Per evitare, inoltre, i rigetti in mare, è stato avviato anche il progetto “Doni dal Mare” per donare il pesce di seconda e terza qualità alle persone meno fortunate.

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