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D.L. n.78/2013 e l’incendio resta impunito

La necessità di svuotare le carceri superaffollate oggi è stringente e merita una rapida soluzione

Il D.L. n.78/2013 (1) non ancora convertito in legge e operante in un contesto riguardante anche la cosiddetta manovra svuota carceri, pare sia proteso a regalare l’impunità ai piromani dei boschi. Il provvedimento, infatti, nel disciplinare la fase di espiazione della pena, elimina il carcere in favore di chi ha provocato un incendio boschivo. Certo, la necessità di svuotare le carceri superaffollate oggi è stringente e merita una rapida soluzione, la quale, ovviamente, non può che tradursi in uno “stop” alle detenzioni, soprattutto a quelle poco necessarie o frutto di reati di minore portata lesiva. Ma perché risolvere questo annoso problema, decidendo di non punire più, con una pena adeguata e certa, il reato di incendio boschivo?

Il decreto introduce la procedura attenuata della esecuzione della pena, cioè dei meccanismi di riduzione o attenuazione delle ipotesi di pene detentive, per tutti quei soggetti che non presentano una “elevata pericolosità” o che hanno commesso reati “minori”, cioè di minor entità o minor danno sociale. Nello specifico il decreto propone la modifica dell’art.656 del codice di procedura penale (esecuzione delle pene detentive) (2), il quale, al 5° comma, prevede la suddetta procedura attenuata della reclusione in carcere, per cui il PM può disporne la sospensione negli specifici casi elencati, mentre al successivo 9°comma, esclude da questa casistica il reato di incendio boschivo, ex art. 423-bis c.p., vista la sua importanza nel nostro ordinamento (3). Quest’ultimo, infatti, prevede e punisce un reato molto grave, delitto cardine del diritto ambientale, sia nella forma dolosa che colposa e, come tale, non passibile di poter essere inquadrato nello schema dei cosiddetti “reati minori”. Il responsabile, infatti, se viene processato e condannato, deve subire la pena della reclusione in carcere.

Con Decreto Legge sulle misure urgenti in materia di esecuzione della pena, chi incendia un bosco non va più in carcere

Tuttavia, il Decreto n.78 prevede proprio la modifica del 9°comma dell’art. 656 c.p.p., per cui se venisse convertito in legge così com’è stato emanato e senza ulteriori modifiche, il reato di incendio boschivo ex art.423-bis verrebbe cancellato dal 9°comma stesso (modifica questa assolutamente preoccupante) e diventerebbe passibile di procedura attenuata, ex art. 656 c.p.p., 5°comma. Ma cosa comporterebbe tutto ciò?

Una simile soluzione implicherebbe che, chi brucia, anche dolosamente, un’area boschiva, potrebbe perpetrare indisturbato il reato, posto che, anche in caso di condanna alla reclusione, quest’ultima potrebbe esse sospesa, per via della procedura attenuata. In altre parole, i criminali piromani e i loro mandanti potrebbero dormire sonni tranquilli, sicuri di non dover finire in galera per il grave reato commesso e forti del fatto che, uno dei pochissimi reati ambientali, regolarmente disciplinato dal nostro codice penale, perderebbe di significato e di potere deterrente all’improvviso!

A ciò si aggiunga il dato che una simile modifica sia stata fatta proprio in un periodo, quello estivo, in cui i criminali incendiari dei boschi vanno per la maggiore, devastando e distruggendo intere aree di vegetazione, provocando, spesso, irreversibili danni al territorio.

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