Cura del Creato. Insieme si può

Forse sarebbe passata sotto silenzio la celebrazione della giornata di preghiera per la cura del creato che il Papa promuove annualmente dal 2015.

Questo appuntamento del primo giorno di settembre, la giornata di preghiera per la cura del creato, può infatti rischiare di divenire sterile ritualismo, nonostante la crucialità della posta in gioco, come tante altre occasioni in cui la religione viene percepita come mero ossequio alla tradizione o come nuova implementazione della stessa.

Vedi anche: Il filo rosso del pontificato di Francesco

Impegno di papa Bergoglio è quello di rinnovare la personale adesione alla propria vocazione di custodi del creato

Bergoglio, invece, come sempre, continua a collocare nella ferialità della fede elementi di novità e ragioni culturali che consentono ai media, ma in verità a tutti gli uomini di buona volontà, di rinnovare la propria attenzione ai temi proposti, mettendoli al centro della vita della Chiesa, ma anche nel cuore di un mondo globalizzato che sempre più somiglia ad un aggregato scomposto di periferie incapaci di dialogare fra loro in modo fecondo e di unire le forze per cambiamenti significativi della qualità della vita individuale e collettiva.

Cura del creato, elemento di unione tra chiese

Il primo elemento inedito su cui riflettere attentamente è dato dalla firma congiunta del messaggio da parte di papa Francesco e del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, che si colloca nel solco tracciato da Dimitrios I, a cui si devono – siamo nel 1989 – le prime esternazioni sulla custodia dell’ambiente e un generoso impegno condiviso con le altre comunità che compongono il complesso scenario delle chiese ortodosse. Insieme queste cominciano a declinare la questione ecologica, intrecciandola con i temi della giustizia e della pace.

A questa prima intuizione sono seguiti sforzi di dialogo con le altre confessioni cristiane, connotando la tensione ecumenica delle diverse chiese con convergenze profetiche e tappe significative: l’appello all’impegno comune per una salvaguardia del creato del Consiglio Ecumenico delle Chiese del 1983; le conclusioni della I assemblea ecumenica europea del 1989, cui parteciparono la Conferenza delle Chiese Europee e il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa; la Charta Oecumenica di Strasburgo del 2001, in cui si raccomanda “l’istituzione da parte delle chiese europee di una giornata ecumenica di preghiera per la salvaguardia del creato”, che viene fissata appunto per il primo settembre, giorno del capodanno ortodosso.

L’Enciclica Laudato Si

Anche l’enciclica Laudato Si esprime una netta presa di posizione a favore della cura del creato (ANSA/AP Photo/Bullit Marquez)

Papa Francesco ha successivamente istituito la Giornata Mondiale della Preghiera per la Cura del Creato. Nel 2015, scrivendo la lettera di istituzione, sottolineava che “condividendo con l’amato fratello il Patriarca Ecumenico Bartolomeo le preoccupazioni per il futuro del creato ed accogliendo il suggerimento del suo rappresentante, il Metropolita Ioannis di Pergamo, intervenuto alla presentazione dell’Enciclica Laudato Si sulla cura della casa comune, desidero comunicarvi che ho deciso di istituire anche nella Chiesa Cattolica la ‘Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato’, che, a partire dall’anno corrente, sarà celebrata il 1° settembre, così come già da tempo avviene nella Chiesa Ortodossa“.

Vedi anche: Enciclica Laudato si e l’ecologia diventa etica

Cura del creato, una questione etica

Il secondo elemento di novità è riconducibile alla redazione del messaggio congiunto di questo anno, che insiste sulla dimensione etica della questione ecologica e sulle conseguenze nefaste che derivano dalla decadenza morale che affligge nel presente tutto il pianeta e non soltanto quella parte del mondo che ha sponsorizzato modelli di sviluppo che contraddicono il rispetto e la cura del creato. “La nostra tendenza a spezzare i delicati ed equilibrati ecosistemi del mondo, l’insaziabile desiderio di manipolare e controllare le limitate risorse del pianeta, l’avidità nel trarre dal mercato profitti illimitati: tutto questo ci ha alienato dal disegno originale della creazione. Non rispettiamo più la natura come un dono condiviso; la consideriamo invece un possesso privato. Non ci rapportiamo più con la natura per sostenerla; spadroneggiamo piuttosto su di essa per alimentare le nostre strutture.”.

Verso un “pensiero verde” globalizzato?

La responsabilità di quel che sta accadendo appartiene dunque a tutti e riguarda le diverse modalità di organizzazione della società, dell’economia, della politica e della cultura.

Questa ricomprensione della globalizzazione e delle sue conseguenze tragiche chiede dunque un approccio rinnovato all’individuazione degli interventi da promuovere per un sostanziale cambiamento di rotta. Nessuna identità culturale, organizzazione economica e politica, infatti, può ritenersi estranea al fatto che “L’ambiente umano e quello naturale si stanno deteriorando insieme” e soprattutto nessuno può negare che “tale deterioramento del pianeta grava sulle persone più vulnerabili. L’impatto dei cambiamenti climatici si ripercuote, innanzitutto, su quanti vivono poveramente in ogni angolo del globo. Il nostro dovere a usare responsabilmente dei beni della terra implica il riconoscimento e il rispetto di ogni persona e di tutte le creature viventi. La chiamata e la sfida urgenti a prenderci cura del creato costituiscono un invito per tutta l’umanità ad adoperarsi per uno sviluppo sostenibile e integrale.”

Quel che papa Francesco e il patriarca Bartolomeo condividono, sostanzialmente, è l’idea che quel che si è realizzato in questi anni come effetto perverso della post modernità è la globalizzazione della povertà, che presenta ampiezza e problematiche catastrofiche e dunque richiede strategie non di mero tamponamento delle emergenze, ma di incisivo e radicale cambiamento degli stili di vita e dei modelli di convivenza che caratterizzano ogni comunità sociale e allo stesso tempo riguardano le relazioni internazionali.

Cattolici e ortodossi

cura del creato
Cattolici e ortodossi invitano a promuovere insieme “un tempo di preghiera per l’ambiente” chiedono un impegno concreto per preservarlo dal degrado

La forza del messaggio di questo anno è sintetizzabile proprio in questa riscrittura della cosmologia cristiana che la fede cattolica e quella ortodossa unitariamente sottoscrivono: con delicatezza e fermezza allo spesso tempo viene invocata una vera e propria rivoluzione nella categoria dello spazio entro la quale si inscrive la cura verso il creato, unitamente a quella del tempo. I due esponenti religiosi, invitando tutte le persone di buona volontà a promuovere insieme “un tempo di preghiera per l’ambiente” chiedono un impegno concreto ad orientare la custodia del creato ad una sollecita azione per “preservarlo per il bene delle generazioni future.”.

A qualcuno potrà sembrare largamente insufficiente la decisione di affrontare tutte le problematiche derivanti dal dissesto ambientale puntando sulla preghiera, ma non si deve dimenticare che nella storia del cristianesimo è stata questa lo strumento più idoneo per affrontare cambiamenti drammatici e involuzioni apparentemente irreversibili; per i credenti – quelli autentici – pregare vuol dire “cambiare il modo in cui percepiamo il mondo allo scopo di cambiare il modo in cui ci relazioniamo col mondo. Il fine di quanto ci proponiamo è di essere audaci nell’abbracciare nei nostri stili di vita una semplicità e una solidarietà maggiori.”.

La cura del creato non è un discorso intimista

Non si tratta peraltro di percorrere una strada intimistica e spiritualistica. Infatti il messaggio si conclude con una sollecitazione accorata: “Noi rivolgiamo, a quanti occupano una posizione di rilievo in ambito sociale, economico, politico e culturale, un urgente appello a prestare responsabilmente ascolto al grido della terra e ad attendere ai bisogni di chi è marginalizzato, ma soprattutto a rispondere alla supplica di tanti e a sostenere il consenso globale perché venga risanato il creato ferito. Siamo convinti che non ci possa essere soluzione genuina e duratura alla sfida della crisi ecologica e dei cambiamenti climatici senza una risposta concertata e collettiva, senza una responsabilità condivisa e in grado di render conto di quanto operato, senza dare priorità alla solidarietà e al servizio.”. Senza il riconoscimento sincero di un “noi” che provoca a fare insieme, sarà difficile ottenere frutti duraturi.

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