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Cultura + ambiente = cultura dell’ambiente

 Ambiente e cultura. Due parole che non possono prescindere l’una dall’altra e che si completano solo se viaggiano di pari passo. Ambiente  racchiude in sé problematiche e potenzialità. Cultura, la coscienza di possedere un bene.

Margiotta

Stefano Margiotta, geologo

A spiegarlo è a Stefano Margiotta, docente incaricato di geologia dell’Università del Salento e libero professionista: «Noi ci occupiamo della scienza della terra in cui ci sono contestualmente tante problematiche e potenzialità, da un lato sfruttate dall’altro no.

Tratto di costa erosa nel comune di Otranto (LE)

Tratto di costa erosa nel comune di Otranto (LE)

Le problematiche – spiega – sono quelle che noi abbiamo sotto gli occhi: l’erosione delle coste, oppure il problema delle discariche, i siti contaminati. La desertificazione con l’intrusione salina, cioè con l’acqua di falda, che ha un trend di arricchimento di sali e anche un peggioramento dal punto di vista qualitativo e anche quantitativo perché la risorsa idrica diminuisce; il problema degli alluvioni. E ci  sono tanti altri problemi contingenti come l’abusivismo edilizio, per esempio».
Basterebbero solo questi esempi per scrivere pagine e pagine sullo stato attuale della salute dell’ambiente e del territorio che ci circonda ma basta pensare che «il filo conduttore delle problematiche è che manca un cultura dell’ambiente nonostante ci siano tante associazioni che se ne occupano, nonostante si siano fatti tanti passi avanti. Manca – spiega il professore – una cultura dell’ambiente intesa come il capire che l’ambiente è un bene e che equivale a tanti altri beni». Un po’ come l’acqua, ci si rende conto che è preziosa solo quando non si ha e magari la si spreca senza farci attenzione. Insomma cultura dell’ambiente prima di tutto e consapevolezza di averlo: «Noi abbiamo, per esempio, dei siti di interesse geologico presenti in tutta la regione che sono importantissimi.

parco dei fossili a Cutrofiano (LE), presso Contrada Lustrelle

parco dei fossili a Cutrofiano (LE), presso Contrada Lustrelle

Non a caso – spiega Margiotta – e in particolare nel Salento, sono venute a studiare tutte le università d’Italia e non solo, perchè ci sono dei musei sparsi in tutto il territorio nazionale dove sono riportati esempi di resti di fossili e rocce presenti nel nostro territorio; però da noi non c’è un turismo imperniato su questo che è un’enorme potenzialità ma che rimane di nicchia perché manca la coscienza di avere un bene».
Basti pensare ai canali e alle vore inquinate da rifiuti di ogni genere o alle numerose cave presenti sul nostro territorio trasformate dall’uomo in vere e proprie discariche abusive. «Questo è un altro problema serio; è uno dei peggiori esempi di inquinamento, perché  – spiega Margiotta – essendo spesso delle cave a fossa il rifiuto sul fondo della cava deve attraversare un palco di sedimenti molto inferiore di un rifiuto lasciato sul piano campagna, per intenderci, quindi inquina più facilmente».
Dunque anche questo è un problema per l’ambiente quando invece le cave potrebbero diventare una risorsa anche una volta terminata l’attività estrattiva.  E sebbene gli organi competenti si stiano muovendo nella giusta direzione cercando di arginare il problema inquinamento «a questo punto è più il cittadino che deve prendere la coscienza del bene che ha – dice il geologo – . Non basta scaricare tutto sulle amministrazioni e sugli organi competenti ma bisogna cominciare da noi. D‘altronde se si trova un frigorifero abbandonato è perché qualcuno l’ha buttato lì».

La cava di bauxite ad Otranto (LE), abbandonata nel 1976. La presenza di una sottile falda freatica ha creato un piccolo laghetto di circa 100 metri di diametro e pochi metri di profondità.

La cava di bauxite ad Otranto (LE), abbandonata nel 1976. La presenza di una sottile falda freatica ha creato un piccolo laghetto di circa 100 metri di diametro e pochi metri di profondità.

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