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Cuba in scatto fisso tra essenzialità e cultura

Più passa il tempo più mi rendo conto di quanto in questa epoca, nel mondo occidentale, si sia perso un valore fondamentale, l’essenzialità. Mi guardo intorno e  vedo solo gente legata a cose di cui, senza neanche rendersene conto, potrebbe farne a meno.

molo

Walter Codignoni e Adriano Ninassi con le loro scatto fisso

Fortunatamente il mondo è bello proprio perché non tutte le persone che incrociamo durante la nostra vita sono uguali; e io ho conosciuto Walter Codignoni e Adriano Ninassi, due ragazzi che durante un pomeriggio dell’estate 2014, sorseggiando una birra, hanno pensato di partire in viaggio con una bici diversa da quelle che siamo abituati a vedere: la scatto fisso. Il loro viaggio è stato una vera e propria sfida: percorrere lunghe distanze con la bici più minimalista in assoluto, priva di ogni freno.

Questo tipo di bici oltre a non possedere i freni, ha un solo rapporto e la particolarità di avere una pedalata che non si ferma mai; solitamente è molto leggera, e diciamo che nessun ciclista la considera adatta al viaggio.

Come meta i due hanno scelto Cuba: isola prevalentemente pianeggiante ed emblema della rivoluzione. Sono partiti da Santiago per raggiungere L’Avana il 22 Ottobre con l’obiettivo di pedalare per più di 1000 km e vivere un’esperienza “senza freni”.

Mappa viaggio

La mappa del viaggio

Il loro viaggio però non inizia nel migliore dei modi: voli in ritardo e altri cancellati, marcia rallentata dal traffico di Santiago, ed una prima tappa che li mette di fronte ad una realtà sconosciuta a molte persone: la generosità nei confronti del viaggiatore. Cosa c’è più bello di vedere che la gente è disposta ad aiutare chi è in difficoltà? Un ragazzo li ha aiutati a trovare un alloggio: lasciava molto a desiderare, ma era un tetto sulla testa per una notte, e questo bastava a renderli grati al giovane benefattore.

Cuba regala a Walter e Adriano bellissime distese di canna da zucchero, colazioni a base di frutta fresca, succo di guayaba e caffè e caratteristici villaggi rurali; i due rimangono colpiti da Puerto Padre, una cittadina che un tempo era il più importante porto di imbarco dello zucchero a livello mondiale «e ora – ci raccontano – appare come un luogo spettrale e abbandonato».

Si rendono conto di essere molto osservati: deve essere una cosa nuova per i contadini cubani vedere due ragazzi su delle bici così particolari. Al loro passaggio gridano: “Viva Cuba, Viva Cuba libre” per incoraggiarli. Il popolo cubano regala una calore semplice e spontaneo, che riesce a dar loro la carica per andare avanti. Oneldo, un ciclista che li ha accompagnati per due giorni, incontrato in un’area di servizio li definisce “pazzi”, una parola che spesso si sono sentiti dire per la difficoltà della loro impresa.

stradaUn viaggio è anche il confronto con una nuova cultura, e a Walter e Adriano fortunatamente non manca mai l’occasione per confrontarsi con questa realtà così diversa dalla nostra. Ci raccontano: «Lungo la strada, conosciamo un contadino. Con il nostro nuovo amico, segnato da una vita di duro lavoro, facciamo una lunga chiacchierata sulla politica del paese. Avevamo avuto l’impressione che la gente avesse timore di esprimere liberamente le proprie opinioni. Lui, invece, ritiene che un buon paese non può definirsi tale, se una parte del suo popolo tenta ogni giorno di abbandonarlo per cercare una vita migliore altrove. I suoi pensieri si possono riassumere in un concetto che ama ripeterci: “una cosa è parlare di Cuba, un’altra è vivere a Cuba” ».

Dopo 11 giorni di viaggio, il momento tanto atteso si rivela molto triste: non hanno più niente da scoprire ma solo un volo che li riporterà alla vita di tuti di tutti i giorni. Dopo ben 1200 chilometri in scatto fisso la loro avventura termina con una serata a base cocktails e sigari cubani. La vittoria più grande, però,  è il bagaglio che porteranno per sempre con loro: la Cuba povera, isolata dal mondo, e la Cuba turistica, caratterizzata da una dura politica fortemente idealista. «Possiamo dire che l’essenza di Cuba  – concludono – sta tutta nel perenne ossimoro che racchiude la sua bellezza: finanziariamente povera ma culturalmente ricca, esteticamente decaduta ma urbanisticamente magnifica, irritante e nello stesso tempo edificante».

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