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Cromo a Treviglio

Un nuovo allarme inquinamento da cromo esavalente ha colpito Treviglio. A distanza di dieci anni dal primo rilevamento della sostanza nelle falde della città, si ripropone una situazione piuttosto preoccupante. In alcuni pozzi a nord dell’abitato bergamasco, sede tra l’altro di importanti insediamenti industriali di vario genere (il più famoso forse è quello della Same trattori, ndr), la scorsa primavera sono stati riscontrati livelli di cromo pari a circa 300 microgrammi/lt. Due famiglie della zona a cui l’acqua era garantita grazie ai pozzi agricoli si trovano prive di acqua corrente e costrette, per le necessità alimentari a comperare l’acqua in bottiglia.

veduta panoramica della città di Treviglio (BG)

veduta panoramica della città di Treviglio (BG)

 

<p>Un momento dell'incontro organizzato da Legambiente a Treviglio lo scorso 17 giugno</p>

Un momento dell'incontro organizzato da Legambiente a Treviglio lo scorso 17 giugno

A scoprire il plume d’inquinamento sono stati gli stessi abitanti la zona, durante una serie di controlli operati in proprio, e immediatamente la questione è stata sottoposta a tutti gli enti territoriali. Il problema è però rimasto sotto traccia, finché non c’è stato l’intervento della locale sezione di Legambiente, che ha inviato una diffida alle autorità competenti, in particolare a Provincia di Bergamo e Regione perché prendessero provvedimenti. A circa un mese dalla prima rilevazione dell’inquinamento è così partito un monitoraggio dell’Asl che ha individuato in una ditta del luogo la principale, anche se non la sola, fonte d’inquinamento. Inoltre il carotaggio ha evidenziato come le zone interessate siano altre rispetto al primo caso di contaminazione registrato in città. Anzi rispetto a tale problema ora la situazione sembra essere in via di risoluzione, visto che si sono riscontrati livelli di cromo6 pari a 7/8 microgrammi/lt.

Per cercare di fare chiarezza sulla vicenda Legambiente ha anche organizzato giorni fa un incontro pubblico e in quella sede il responsabile territoriale dell’associazione, Patrizio Dolcini, ha detto chiaramente che se la Provincia di Bergamo e la Regione non faranno la propria parte, provvederanno a firmare un esposto alla Procura della Repubblica. L’incontro è inoltre servito per chiarire alcuni punti rispetto alla situazione attuale e a quella passata. 

Per Legambiente è necessario provvedere al più presto alla bonifica della prima falda, quella più inquinata, perché il rischio di uno scivolamento delle sostanze nocive nei livelli successivi non lo si può escludere. Per gli ambientalisti la soluzione non può essere quella delle semplici barriere di contenimento nè la nanofiltrazione, anche se quest’ultimo intervento, laddove è stato operato, ha prodotto un qualche tipo di risultato. Per risolvere definitivamente l’inquinamento occorre effettuare una vera e propria bonifica, ma non sembra vi sia spazio per un simile intervento.

L’Amministrazione comunale di Treviglio, incalzata da Legambiente, ha intanto scritto al prefetto di Bergamo perché solleciti l’intervento di Provincia e di Regione perché si giunga a una soluzione. Inoltre il Comune si è anche attivato perché le case delle due famiglie rimaste senz’acqua vengano ora collegate all’acquedotto provinciale, con una spesa di 30mila euro già stanziata. Da parte sua il prefetto di Bergamo ha risposto promettendo di convocare attorno a un tavolo tutti gli attori di questa vicenda, ma sul come e quando questo “summit” verrà realizzato ancora nulla è dato sapere.

<p>Michela Rozzoni parla a nome della sua famiglia, rimasta senz'acqua corrente </p>

Michela Rozzoni parla a nome della sua famiglia, rimasta senz'acqua corrente

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