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Crociera è bello, green è meglio

Una nave da crociera nel porto di Bari

Lo stile di vacanza più ambito? La crociera. E, tra piaceri della tavola, cure del corpo, spettacoli e svaghi mondani, la destinazione è diventata un optional. Tutto a costi sempre più accessibili alla massa di turisti in jeans, calzoncini, minigonne, sandali e canottiere, di tutte le età. La nave da crociera, sempre più grande e attrezzata, da mezzo per raggiungere mete esotiche è diventata essa stessa destinazione del crocierista, con a bordo spa, piscine e teatri, per soddisfare gli ospiti con divertimenti, benessere, fitness e spettacoli.

Però, l’affondamento della Costa Concordia davanti all’Isola del Giglio e le recenti proteste contro il transito delle grandi navi nella Laguna di Venezia, hanno attirato l’attenzione degli ecologisti, in primo luogo, sull’impatto ambientale, in particolare e socio-culturale che una crociera può causare.

La crociera è diventata negli ultimi anni la vacanza più ambita grazie un ottimo rapporto qualità prezzo

Negli ultimi 20 anni, infatti, c’è stata una crescita esponenziale della vacanza in nave: ogni anno sono circa 20 milioni i crocieristi nel mondo, 800.000 in Italia (più 400%). Nel 1995 il transatlantico Queen Elizabeth II trasportava 1764 passeggeri. Oggi la Oasis of the Seas di Royal Caribbean ospita 5402 passeggeri. Una città galleggiante con diciotto ponti sette aree tematiche, un vero parco naturale a cielo aperto circondato da giardini tropicali ideale per rilassanti passeggiate. MSC “dispone di 15mila camere” e può applicare tariffe competitive rispetto ai villaggi turistici. Un prodotto di élite, come lo è stato, negli anni Novanta è stato trasformato in una vacanza popolare grazie a un ottimo rapporto qualità prezzo, che ha favorito il boom del settore. Da qui, però, è nato il problema cruciale della crociera: lo smaltimento dei rifiuti.

Inoltre, la presenza di queste grandi strutture può causare seri danni all’ambiente marino, con rischio di erosione di barriere coralline, spiagge e vegetazione, oltre all’inquinamento da rilascio di idrocarburi. Per non parlare di quando, poi, le grandi navi passeggere attraccano nel Canale della Giudecca, a Venezia, mettendo a rischio sopravvivenza realtà di immenso valore storico architettonico.

Il boom del settore crocieristico ha sollevato il problema cruciale dello smaltimento dei rifiuti

Oggi il crocierista è un turista mordi e fuggi. Luoghi di grande rilievo storico e architettonico si visitano in poche ore, individualmente e/o con tour organizzati. Motivo per cui lo sviluppo locale ne risente. Le mete sono invase, sempre con maggior frequenza, da migliaia di turisti in poche ore, con un fortissimo impatto socio-culturale; ne risente l’artigianato locale che cede a souvenir industriali – io stesso ho trovato in Israele kefiah made in China -; i prezzi delle merci sono aumentati a discapito della qualità dei prodotti venduti.

E lo stesso vale, si approdi a Taormina, Corfù, Dubrovnick oppure a Playa del Carmen o nei porti dei Caraibi, per la ristorazione locale che si è adeguata alla domanda e la gastronomia tradizionale ha lasciato spazio a pizza, gelati e cappuccini.

I principali porti italiani per numero di crocieristi (dati 2012, fonte Assoporti)

Civitavecchia       2.398.100

Venezia              1.739.500

Napoli               1.228.600

Livorno             1.037.800

Savona                 810.100

Genova                797.200

Bari                     618.900

Messina               438.400

Palermo               354.400

Olbia                   276.900

 

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