Crisi idrica e Giornata della lotta alla desertificazione: La Puglia soffre con invasi pieni a metà

Piangono la Bonifica della Capitanata e i Consorzi di bonifica pugliesi e lucani. Nella Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità arriva il grido d’allarme della Coldiretti Puglia e di Antonio Paolo Scalera, vice presidente della V Commissione Consiliare. Tra le soluzioni ci sono la bonifica dei territori, l’installazione di nuove sorgenti e l’intervento dell’Arif Puglia

 

La siccità non lascia respirare la Puglia che, assieme ad altre regioni meridionali, dovrà stringere la cinghia per far riempire gli invasi presenti sul territorio. Sono due i problemi diretta conseguenza dell’eccessivo caldo e delle scarse precipitazioni: da un lato la riduzione dell’acqua utile al consumo e dall’altro la penuria di risorse idriche necessarie per l’irrigazione degli invasi. In occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, promossa dalla Convenzione delle Nazioni unite contro la desertificazione (Uncdd) andiamo a fare il punto della situazione analizzando le dighe del territorio pugliese.

L’appello di Coldiretti Puglia e di Antonio Paolo Scalera

Tra i primi a lamentare il problema della siccità c’è Coldiretti Puglia che lo scorso 7 giugno ha lanciato un allarme per l’agro di Loconia, frazione di Canosa di Puglia, nella provincia di Barletta-Andria-Trani. A farne le spese della penuria idrica, secondo le stime di Coldiretti, saranno soprattutto il comparto agricolo e quello dell’uva da tavola.

L’uva da tavola e il settore vitivinicolo saranno i due rami più colpiti dalle conseguenze della siccità.

Anche nel tarantino l’emergenza è arrivata. “La situazione in provincia di Taranto resta particolarmente critica, afferma il vice presidente della V Commissione Consiliare, Antonio Paolo Scalera, l’invaso della diga di San Giuliano è in pessime condizioni. Attualmente non ci sono più di 40 milioni di metri cubi e la metà di questa serve per la Regione Basilicata”. La diga, infatti, sta erogando da 300 a 350 litri al secondo, una quantità d’acqua insufficiente per soddisfare le richieste del territorio che invece necessita di oltre 1000 litri al secondo. Ad aggiungersi al problema della scarsità idrica, sottolinea Scalera, sono anche i lavori di manutenzione che hanno provocato il crollo di una galleria di adduzione che porta acqua dalla diga San Giuliano alle campagne tarantine.

Urgono soluzioni per fermare la crisi idrica

Con l’estate ormai avviata la possibilità di piogge sembra essere sempre più distante. Il caldo e le alte temperature in salita nei prossimi giorni non faranno altro che aumentare l’entità del danno. Nello specifico Coldiretti ha segnalato nel Tarantino una presenza di pozzi malfunzionanti e guasti e ha sollecitato l’Arif Puglia, Agenzia Regionale attività irrigue e forestali, ad agire per ovviare al problema con l’immediato ripristino del funzionamento di pozzi artesiani nei territori di Noci, Toritto e Palo del Colle, nel Barese.  Sul tema è intervenuto anche Antonio Paolo Scalera che ha proposto due soluzioni: “Per risollevare la regione in collaborazione con Eipli (ente irrigazione) dalla canna del Sinni, che scende parallela alla diga di San Giuliano, si cercherà di scavalcare la rottura del San Giuliano per far arrivare l’acqua nel nostro territorio. Inoltre, quasi un mese fa, è stata installata alla sorgente del Tara una nuova pompa che erogherà 400 litri di acqua al secondo, acqua che andrà a rimpinguare la vasca 5”.

La situazione degli invasi

A confermare la crisi idrica in corso in Puglia e nelle altre zone meridionali, Sicilia prima di tutte, ci sono i livelli delle dighe. Queste ultime non godono di buona salute. Nel dettaglio i dati pubblicati dai Consorzi di bonifica pugliesi e lucani rivelano che gli invasi relativi al Consorzio per la Bonifica della Capitanata della diga di Occhito sul Fortore (Carlantino, Foggia) non hanno raggiunto il livello massimo di capienza. Su una capacità idrica di 240 milioni di metri cubi rilevata nel giugno 2023, si è passati, quest’anno, a poco più della metà, fermandosi quindi sui 136 milioni di metri cubi.

La diga di Occhito sul Fortore non ha raggiunto il livello massimo di capienza. Su una capacità idrica di 240 milioni di metri cubi si è passati, quest’anno, a poco più della metà.

Analoga situazione anche per la diga di San Pietro sull’Osento (in Irpinia), che al momento conta soltanto 1,2 milioni di metri cubi rispetto ai 17 milioni di metri cubi dell’anno appena trascorso.

Invece tra le dighe lucane a soffrire di più è la diga di San Giuliano, nel Materano, che da un livello di acqua pari a 69 milioni di metri cubi si è ridotta a poco più di 23. Situazione difficile anche per la diga di Monte Cotugno (Senise, in Basilicata), che rispetto allo scorso anno non è riuscita a raggiungere nemmeno i 180 milioni di metri cubi.

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Parola all’Anbi

Per concludere, stando ai dati pubblicati da Anbi, Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue, in Puglia i bacini si stanno svuotando ogni settimana di 5 milioni di metri cubi d’acqua. Questo significa che al momento ne restano solo 175,7 milioni totali, un po’ più della metà della capienza massima registrata nel corso degli ultimi anni. In sintesi il quadro fornito dai dati Anbi, dagli appelli di Coldiretti Puglia e di Antonio Paolo Scalera, vice presidente della V Commissione Consiliare è allarmante. Quest’anno si registra un grande deficit di risorse idriche rispetto al 2023 e la quota d’acqua a disposizione si ferma solo sui 148,31 milioni di metri cubi. Una situazione grave a cui immediatamente bisogna porre rimedio.

La diga di San Pietro sull’Osento ha registrato un abbassamento della capienza massima di acqua rispetto al 2023

Sul tema della giornata in corso, sul sito ufficiale dell’Anbi, l’Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue riporta: “L’Onu ritiene che nel mondo sia già compromesso oltre 1 miliardo di ettari e che, nei prossimi decenni, circa 250 milioni di persone saranno costrette a lasciare le proprie terre verso regioni più vivibili; tra le cause principali della desertificazione vi è l’estremizzazione dei fenomeni climatici, caratterizzata da fenomeni siccitosi prolungati, ma anche da precipitazioni brevi e violente, che erodono il primo strato più fertile di suolo sui terreni assetati”. Un fenomeno quest’ultimo sempre più in aumento in Italia e soprattutto nelle regioni meridionali tra cui, al terzo posto, spicca la Puglia.

“Tra le soluzioni proposte per frenare la siccità, rende noto Massimo Gargano, Direttore generale di Anbi, c’è la proposta ancora in fase di attuazione dei fondamentali interventi come il finanziamento del Piano Invasi, proposto da Anbi e Coldiretti, nonché l’approvazione della legge contro l’indiscriminato consumo di suolo, dispersa da oltre un decennio nei meandri parlamentari” .

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