Creare dal vino la bioplastica: si può fare

L’azienda emiliana AgroMateriae è la vincitrice assoluta del premio nazionale per l’innovazione perché produce bioplastica riciclabile dagli scarti del vino

L’azienda AgroMateriae ha vinto il premio innovazione della 18° edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI), perché è in grado di produrre bioplastica riciclabile dagli scarti del vino. Una novità assoluta che è stata scelta oltre 900 idee d’impresa innovativa in tutta Italia.

I vincitori sono stati selezionati tra le 16 superfinaliste (https://www.pnicube.it/le16superfinaliste) da una Giuria composta da esponenti del mondo dell’impresa, della ricerca universitaria e del venture capital (https://www.pnicube.it/giuria), sulla base di criteri come valore del contenuto tecnologico o di conoscenza, realizzabilità tecnica e potenzialità di sviluppo, adeguatezza delle competenze del team, attrattività per il mercato.

1,5 milioni di euro il montepremi complessivamente erogato lungo tutto il percorso che dalle competition regionali porta alla sfida finale: circa 500.000 euro in denaro e 1 milione in servizi, offerti dagli Atenei e dagli incubatori soci di PNICube e dal vasto ecosistema di supporto all’innovazione imprenditoriale che PNICube ha saputo costruire negli anni.

AgroMateriae (Start Cup Emilia-Romagna) vince il Premio Nazionale Innovazione e il Premio IREN Cleantech & Energy grazie alla  trasformazione in scala bio-industriale degli scarti agroindustriali in nuove materie prime green al servizio dell’industria plastica. Gigantesco il mercato stimato: solo per i prodotti usa e getta la startup ipotizza 13 miliardi di euro, mentre packaging, agriculture e beni di consumo arriverebbero a 40-50 miliardi. Il primo prodotto di lancio è il WinePLastics filler (WPL), una polvere tecnologica ottenuta dagli scarti del vino che può essere miscelata fino al 60% a tutte le plastiche e bioplastiche esistenti. Il WPL aumenta le proprietà meccaniche del materiale, abbassa i costi di produzione fino al 48% e rende il materiale altamente eco-friendly.

«La vittoria di questo Premio è per noi fondamentale – ha commentato il CEO Alessandro Nanni – Ci consentirà di aumentare il nostro impegno in R&D per estendere il know-how di trasformazione industriale anche ad altri scarti naturali per risolvere i problemi di gestione dei rifiuti di nuovi settori del comparto agricolo».

«Un’edizione, quella 2020, che ci ricorda l’importanza e il ruolo della ricerca e quanto possa essere decisivo il suo contributo nel dare risposta ai grandi temi del nostro tempo. – commenta Alessandro Grandi, presidente di PNICube – La premiazione di una startup che si occupa di trasformare gli scarti agroindustriali in nuove materie prime green, al servizio dell’industria plastica, dimostra come l’innovazione proveniente da università ed enti pubblici di ricerca italiani sia al servizio di uno sviluppo sostenibile del nostro pianeta».

Tra gli antri vincitori ci sono Bryla (StartCup Campania), per aver sviluppato un cerotto fotovoltaico per il trattamento delle ferite croniche attraverso l’elettroterapia; DDC srl (StartCup Piemonte e Valle d’Aosta), che ha sviluppato un nuovo farmaco da portare in clinica per la cura della Leucemia Mieloide Acuta che è anche un potente antivirale ad ampio spettro; J.E.M. Tech (Start Cup Emilia-Romagna), per aver inventato una innovativa tecnologia per la valutazione non invasiva della meccanica cardiaca durante un’operazione di cardiochirurgia; Kitchen Footprint (StartCup Liguria), che ha racchiuso in un’app tutte le informazioni sull’impatto ambientale dei prodotti alimentari reperibili al supermercato; ScreenNeuroPharm (StartCup Liguria), che offre strumenti per l’ingegnerizzazione di colture cellulari per lo screening farmacologico.

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