Craco, premiati neoarchitetti pugliesi

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Craco venne definitivamente abbandonata dopo il terremoto del 1980

Austera, indolente al tempo e ai fatti degli uomini, da mille anni la quadrata Torre Normanna di Craco domina la valle, i torrenti Bruscata e Salandrella, il fiume Agri. Potrebbe rinascere, e a questo punta un progetto a firma di un gruppo di neolaureati architetti  sfornati dal Politecnico di Bari, che hanno vinto il Premio ARCo Giovani 2015, in premio che promuove gli studi e i criteri di intervento sul costruito storico. Ma andiamo per ordine.

Cronaca di una morte annunciata – Craco, nell’entroterra lucano, a metà strada tra la costa jonica e l’appenino fu un borgo importante popolato da coloni greci, strategico e di confine tra la cultura e i commerci della civiltà della Magna Grecia e le popolazioni indigene.Ma è dall’anno mille, con la presenza dei Normanni nel sud Italia, che Craco cominciò a crescere fino al 1870, quando insieme alla sia massima espansione si documentano le necessità per il consolidamento dell’abitato per la presenza di una importante frana. La delicata conformazione geologica del luogo che si affaccia sulla fossa bradanica, combinata al disboscamento e alla trasformazione del paesaggio, alla conformazione carsica del terreno e al deflusso delle acque meteoriche, che segnano il terreno con profondi solchi e innescano fenomeni di erosione, minano irrimediabilmente il destino di Craco. Nel 1963 una nuova frana obbliga le autorità ad una parziale evacuazione della popolazione. Al grave dissesto idrogeologico si unisce nel 1980 il terremoto nell’Italia meridionale che impone al resto della popolazione a trasferirsi in un centro urbano realizzato a 7 km a valle, Peschiera di Craco.

L’abbandono dell’abitato conduce ad uno stato avanzato di degrado, accelerato da una mancata manutenzione che, ancor più del movimento franoso, mina, oggi, la sopravvivenza del borgo stesso. Tuttavia, è l’aspetto decadente che paradossalmente, costituisce il valore aggiunto di Craco, inscindibilmente legato ad un paesaggio naturale altamente suggestivo, caratterizzato da colline dalle forme sinuose, i Calanchi.Il suo aspetto “ruderizzato” ha così catturato l’attenzione di un turismo colto e di famosi registi come  Pasolini  e Mel Gibson.

Il lavoro dei giovani architetti – Studi condotti al Politecnico di Bari, presso il Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura, anche attraverso appositi laboratori di tesi di laurea, hanno rivalutato l’attuale ruolo e significato del borgo medievale di Craco e proposto un progetto di recupero e restauro dell’abitato al Comune lucano grazie ad un accordo-quadro tra il Dipartimento del Politecnico di Bari e l’Amministrazione comunale. E nel solco della collaborazione in atto, il primo laboratorio di tesi di laurea, Progetto di restauro del borgo medievale di Craco (MT), elaborato da sei neo-architetti del Politecnico: Pietro Colonna, Maria Antonietta Pepe, Annamaria Santarcangelo, Agata D’Ercole, Claudia Bisceglia, Claudia Calitro, ha vinto il 1° Premio nazionale “ARCo Giovani 2015″ per la tesi di laurea di restauro sul costruito storico. La proclamazione dei vincitori è avvenuta a Roma, presso l’Università “La Sapienza”, in una apposita cerimonia.

I 6 vincitori. Da sx Pepe (Fasano), Colonna (Altamura), Santarcangelo (Novasiri), D'Ercole (Andria), Calitro (Mattinata), Bisciglia (Andria)
I 6 vincitori. Da sx Pepe (Fasano), Colonna (Altamura), Santarcangelo (Novasiri), D’Ercole (Andria), Calitro (Mattinata), Bisciglia (Andria)

Il progetto di restauro del borgo abbandonato di Craco, proposto dai neo-laureati in architettura e coadiuvato dai docenti del Poliba Rossella de Cadilhac Matteo Ieva, Dora Foti,  Gabriele Rossi, Michele Vitti, è nato partendo dall’assunto che anche le criticità potessero diventare punti di forza per poter far rivivere il borgo, anche attraverso la valorizzazione degli aspetti identitari. Il progetto prevede due ambiti di intervento: urbanistico e architettonico. Nel primo, viene previsto la realizzazione di un sistema di monitoraggio sull’andamento del fenomeno franoso; la realizzazione di opere di regimazione e smaltimento delle acque meteoriche; la sistemazione paesaggistica dei versanti con interventi di forestazione e piantumazione di vegetazione autoctona; il consolidamento del pendio franoso attraverso opere di contenimento del terreno, basate sull’uso di terrazzamenti realizzati in muretti di pietra a secco; la messa in sicurezza dei percorsi per favorire la fruizione del centro; il consolidamento e la protezione dei ruderi ai soli fini scenografici; la realizzazione di un albergo diffuso, che recuperi alcune unità abitative.

In ambito architettonico, invece, il progetto vincitore prevede il restauro e la ri-funzionalizzazione di alcuni edifici scelti per la loro funzione rappresentativa presenti su un’area che offre buone garanzie di stabilità, quali la torre normanna, la chiesa madre di San Nicola, il palazzo nobiliare Grossi e di alcune unità abitative situate alla base della torre.

Il progetto, nel suo insieme, ha inteso promuovere l’attività di ricerca sui temi della difesa del suolo e del recupero edilizio in aree franose. Ma soprattutto ha inteso contribuire a rivitalizzare, con una proposta concreta, la memoria storica di una comunità legata a fatti, relazioni, luoghi, segni tangibili.

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