Covid, piantato un albero per ogni bimbo nato durante la pandemia

È la foresta diffusa di 3000 alberi realizzata grazie ad un accordo tra le cliniche per la fertilità GeneraLife e il sito Treedom

 

L’idea di base è molto semplice quanto efficace: piantare un albero per ogni bimbo nato. In Italia c’è una legge che regolamenta questa pratica: è la Legge Cossiga-Andreotti n.113 del 29 gennaio 1992, nata, già allora, per implementare le aree verdi in città e ridurre gli effetti del disboscamento causato dalle attività umane. Non essendo stata applicata effettivamente dai Comuni italiani, che avrebbero dovuto individuare i terreni e piantare gli alberi entro 12 mesi, la legge n. 10 del 14 gennaio 2013 ha messo ulteriori paletti, imponendo la piantumazione entro 6 mesi ai Comuni sopra i 15mila abitanti ed estendendo l’obbligo anche ai minori adottati residenti. A verificare sull’operato è stato istituito dall’allora Ministero dell’Ambiente il “Comitato per lo sviluppo del verde pubblico”.

Anche in questo caso, la nuova legge non è stata applicata, forse perché le sanzioni sono blande e inefficaci. Ancora una volta è stato presentato un disegno di legge n. 549 del 2 luglio 2018 delle senatrici Moronese e Nugnes, che prevede la piantumazione anche per ogni cittadino defunto prima dei 50 anni, mentre l’obbligo scende ai Comuni con più di 5mila abitanti. Per agevolare l’applicabilità delle legge è stato previsto un sistema di incentivi mentre il prefetto, quale organo sostitutivo del governo a livello locale, può ottemperare alle mancanze dell’istituzione comunale.

Così, vista inottemperanza da parte di tantissime amministrazioni comunali di rispettare queste leggi, i privati si regolano autonomamente.

Ecco che due realtà private, le cliniche per la fertilità GeneraLife e sito Treedom che permette di piantare e seguire a distanza un albero, hanno deciso di realizzare una “foresta diffusa” di 3.000 alberi piantati in varie parti del mondo, dal Camerun alla Colombia, dal Madagascar all’Equador, dalla Tanzania al Guatemala, dedicata ai bambini nati durante la pandemia di Covid-19.

Questi alberi saranno curati dalle popolazioni locali e i loro frutti serviranno a rilanciare l’economia e l’agricoltura.

Un’iniziativa sociale importante e utile, soprattutto in questo momento climatico estremamente difficile, tra incendi, inquinamento e cambiamenti del clima.

«Abbiamo piantato 3.000 alberi grazie alla collaborazione di Treedom – affermano i direttori scientifici del gruppo GeneraLife, Filippo Maria Ubaldi e Laura Rienzi – perché si tratta del numero medio di bambini che nascono ogni anno nelle nostre cliniche, presenti in 4 Paesi europei (Italia, Spagna, Repubblica Ceca e Svezia). Partendo da questo numero simbolico, abbiamo voluto dedicare il progetto alle nuove famiglie che si sono formate nel corso dei lockdown e dei mesi successivi di pandemia, per sottolineare la loro resilienza e il loro essere una grande speranza per la società del futuro».

È un’iniziativa bella, necessaria, utile e semplice da applicare, perché allora è così difficile realizzarla per le amministrazioni comunali? E se piantassimo anche un albero per ogni dose di vaccino inoculata?

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