Covid, frode nelle pubbliche forniture di mascherine

foto archivio

Le mascherine acquistate dal Dipartimento della Protezione Civile e dalla Regione Toscana sono risultate non conformi agli standard di sicurezza e sono prive di certificazioni

 

Frode nelle pubbliche forniture. È questo il reato di cui si parla nel decreto del sequestro preventivo, firmato dal Gip della Procura della Repubblica di Busto Arsizio ed eseguito dai Finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria insieme alle Fiamme Gialle della Compagnia di Savona, di oltre 1 milione e 300 mila mascherine tipo FFP2 e KN95 di provenienza cinese, di una società con sede legale a Roma e uffici amministrativi a Milano.

A distanza di quasi due anni si torna a parlare di truffe e frodi nel settore dei dispositivi di protezione individuale utilizzati per difendersi dal contagio da Covid. Per tutto il 2020, la Guardia di Finanza in tutta Italia ha sequestrato svariati milioni di mascherine giunte illecitamente in Italia dalla Cina, realizzate con modalità non conformi o con marchi e certificazioni contraffatti. Quelle poi che sono risultate conformi agli standard di sicurezza, dopo un’attenta e scrupolosa analisi del Ministero della Salute e delle Asl, sono state inviate al Dipartimento della Protezione Civile, per distribuirle alle forze dell’ordine e al servizio sanitario nazionale per la gestione dell’emergenza.

Questa indagine della Guardia di Finanza ha avuto inizio proprio quando l’Italia è entrata nell’emergenza, con i primi casi e le misure di sicurezza da attuare per frenare la propagazione del contagio. Le mascherine erano in alcuni magazzini della Lombardia, destinate al Dipartimento della Protezione Civile, con una commessa sottoscritta a marzo 2020, e ad un Ente di supporto tecnico amministrativo della Regione Toscana, in provincia di Pisa.

Dai controlli incrociati della Guardia di Finanza, le mascherine consegnate o che erano in procinto di essere inviate agli enti, sono risultate diverse rispetto a quelle riportate nei contratti. I dispositivi avevano un potere filtrante inferiore rispetto allo standard e non erano adatte neppure alla commercializzazione poiché mancava la certificazione adeguata.

A questo punto, è scattato il sequestro. Il valore della merce supera i 3,2 milioni di euro.

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