Covid, crisi in Puglia: in pegno olio e vino

Foto di Raten-Kauf da Pixabay

Per richiedere un prestito, non più oro e gioielli come garanzia ma vini, formaggi e oli di qualità

La crisi post Covid e il rischio di ritornare al blocco delle attività, ha segnato particolarmente tutti i settori e tutti i Paesi. Anche l’Italia ha pagato il suo pesante dazio, perché con la ripresa molte saracinesche non si sono più alzate e molte aziende non hanno riaperto più i battenti.

I “compro oro” o i “banco dei pegni” stanno così vivendo una nuova vita, perché erogano rapidamente piccole somme che possono subito ridare il potere d’acquisto a chi è in difficoltà.

Ma oggi come garanzie di un prestito non sono necessari solo oro e gioielli, che da sempre sono stati alla base delle richieste dei pegni, ma anche vini, formaggi e oli extravergine di alta qualità.

Il “pegno rotativo”

A certificare questa nuova modalità è Coldiretti Puglia dopo la pubblicazione del decreto del Ministero delle Politiche Agricole che autorizza il “pegno rotativo” sui prodotti agricoli e alimentari a denominazione d’origine protetta o a indicazione geografica protetta (Dop/Igp) recentemente introdotta dal decreto “Cura Italia”.

«La Puglia – spiega Coldiretti – vanta 5 oli extravergine di oliva DOP e l’IGP Olio di Puglia, 2 formaggi DOP canestrato e caciocavallo, oltre a 27 vini DOC, 4 DOCG e 6 IGP che generano nel settore vitivinicolo 1 miliardo di euro di fatturato a regime. Si tratta di un tesoro diffuso particolarmente apprezzato a livello internazionale che fa gola anche alle banche interessate ad investire nella qualità e nel valore del Made in Italy. Il pegno rotativo – continua Coldiretti – è esteso dalla legge a tutti i prodotti agricoli e alimentari a denominazione di origine per supportare le attività aziendali necessari alla ripresa. Le specialità alimentari possono essere date in pegno, a decorrere dal giorno in cui sono collocate nei locali di produzione e/o stagionatura e/o immagazzinamento in cambio di prestiti che vengono incassati mantenendo la proprietà del prodotto, che può essere sostituito senza ulteriori stipulazioni. Una forma di finanziamento innovativa particolarmente adatta – precisa la Coldiretti – per alimenti che chiedono tempo per completare il ciclo produttivo, come ad esempio l’invecchiamento dei vini, la stagionatura dei formaggi o l’affinamento dei salumi, la produzioni di oli extravergine di oliva. Si tratta di specialità Made in Italy di alta gamma particolarmente colpiti dal crollo del canale della ristorazione che non viene compensato dal leggero aumento della spesa domestica, che trovano nella ristorazione un importante mercato di sbocco».

Il settore è in recessione

Stiamo parlando di un calo pari al 10% dei consumi alimentari, in pratica ai valori del 2010, anche se questa spesa – secondo Confcommercio – in percentuale è cresciuta rispetto ad altri settori che hanno subito un crollo maggiore.

È evidente che, come sostiene Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, «le quotazioni riconosciute ai produttori in molti settori non coprono più’ neanche i costi di produzione e mettono a rischio il sistema agroalimentare locale».

In questo modo le filiere rischiano il collasso, perché il denaro che circola non permette il sostentamento di tutto l’indotto, mentre i produttori rischiano di chiudere i battenti perché, pur essendoci la richiesta alimentare, con le entrate non riescono a sostenere le uscite delle imprese. C’è il rischio reale di abbassare la qualità dei prodotti per poter rimanere a galla. Ma ciò, oggi, non è più possibile, perché la qualità dei prodotti alimentari italiani e pugliesi è sinonimo di garanzia di altissima qualità e sostenibilità, oltre a valorizzare il territorio.

Per queste ragioni, «Occorre uscire con una robusta iniezione di liquidità – conclude Muraglia – ma anche realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Puglia con impegni pluriennali».

Per tutto questo, gli aiuti economici all’agricoltura e all’allevamento sono fondamentali.

Un toccasana per i magazzini

Secondo le stime della Coldiretti, nel 2020 in Italia c’è stata una riduzione di ben 24 miliardi della spesa a tavola; contestualmente, causa Covid e politiche agroalimentari europee e internazionali sbagliate, c’è stata una evidente difficoltà nelle esportazioni con un inevitabile calo. Se questi prodotti sono rimasti in magazzino, con il sistema del “pegno rotativo”, magari possono diventare effettivamente una nuova risorsa economica che rimette in circolazione capitali per superare la crisi.

Bisogna ora solo capire se il sistema garantisca concretamente le risorse finanziarie anti crisi e se effettivamente sia conveniente per le aziende e per la filiera. Dobbiamo aspettare la sua applicabilità.

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