Covid 19 ed emergenza Sahel: servono 185 milioni di dollari e più acqua

acqua Sahel UNHCR
Un bambino della Sierra Leone rifugiato nel campo profughi di Katkama (Guinea)

Carestia, siccità e violenza dei gruppi armati rendono la situazione esplosiva. L’appello di UNHCR Italia: Servono urgentemente fondi, l’acqua è una priorità anche per prevenzione COVID-19

«Se il virus si diffondesse in maniera massiccia nel Sahel andremmo certamente incontro a un disastro umanitario». Lo ha detto a chiare lettere qualche settimana fa l’Alto Commissario ONU per i Rifugiati  (UNHCR) Filippo Grandi. E queste parole potrebbero risultare tragicamente profetiche se solo si pensa quanto la pandemia da COVID-19 stia mettendo a dura prova anche i sistemi sanitari con più risorse e meglio attrezzati. E che il Sahel sia la regione più a rischio in Africa per la mancanza di risorse naturali, acqua e cibo in primis, lo dicono i dati.

Sahel terra martoriata

Il Sahel non è uno stato ma una fascia di territorio immediatamente a ridosso del deserto del Sahara e a contatto con la steppa che lambisce il Sudan. L’oceano atlantico e il Mar Rosso sono i suoi confini a Ovest e ad Est. a Ne fanno parte porzioni più o meno estese di Senegal, Mauritania, Mali, Burkina, Niger, Nigeria, Ciad, Camerun, Sudan, Etiopia ed Eritrea.  In questa regione la gravissima carestia unita alla siccità nel 1972, l’incremento del terrorismo islamista a partire dal 2007, ne hanno fatto un’area ad altissimo rischio emergenza. Solo nel Sahel centrale sono presenti oltre 3 milioni fra rifugiati e sfollati. Ma nelle aree vicine non va meglio.

Cambiamenti climatici

In Burkina Faso il numero degli sfollati interni è più che quadruplicato in un anno, da 193 mila a 848 mila. Una intera regione sta da tempo affrontando le drammatiche conseguenze di una crisi prodotta da molteplici fattori, rispetto alla quale la violenza senza scrupoli dei gruppi armati estremisti è al contempo la causa e l’effetto principale. Niger, Burkina Faso e Mali sono i paesi più colpiti da una combinazione letale di eventi, a partire dai livelli di povertà allarmanti, dovuti alla ormai cronica scarsità di risorse naturali come acqua e cibo.

Il Sahel è inoltre tra le aree del mondo più colpite dai cambiamenti climatici: qui il riscaldamento globale ha deteriorato o reso inutilizzabili l’80% dei terreni coltivabili. Ogni anno paesi come il Niger perdono centinaia di migliaia di ettari di terreno coltivabili e le carestie mettono in ginocchio gli allevatori. Mancano acqua e cibo e questo determina non solo insicurezza alimentare e malnutrizione diffusa ma anche corruzione, tensioni sociali e violenza. Nei primi 3 mesi del 2020 l’UNHCR ha registrato 191 tra attentati, aggressioni e rapimenti da parte dei gruppi armati estremisti, che hanno causato 549 vittime. In questo scenario drammatico il COVID-19 rischia di generare un catastrofico effetto moltiplicatore.

Manca l’acqua, il coronavirus avanza

«Per molti di noi, l’acqua è indispensabile a maggior ragione in una fase di pandemia come quella attuale. Ma nel Sahel l’accesso all’acqua resta purtroppo limitato e non sufficiente né per soddisfare il fabbisogno quotidiano delle famiglie nè per garantire la prevenzione del COVID-19 negli insediamenti, negli ospedali, nelle scuole – commenta Alessandra Morelli, rappresentante dell’UNHCR in Niger. Oggi più che mai, dinanzi alla minaccia del virus, abbiamo bisogno di fondi per assicurare l’approvvigionamento idrico a migliaia di famiglie».

Perciò l’UNHCR lancia un appello urgente per l’emergenza nel Sahel: servono 185 milioni di dollari per avviare un piano di azione che poggia su cardini fondamentali, tra i quali l’istruzione e la prevenzione della violenza di genere e nell’immediato provveda alla distribuzione di alloggi di emergenza e di oggetti essenziali per la sopravvivenza. Parte di queste risorse sono necessarie per la prevenzione del COVID19, in particolare per il rafforzamento dei sistemi sanitari locali attraverso la fornitura di acqua, il reclutamento di personale medico e di farmaci. In tutta la regione l’UNHCR sta già lavorando per garantire adeguato accesso all’acqua. In Burkina Faso sono stati installati oltre 1700 punti di erogazione di acqua necessari per lavarsi le mani in diversi insediamenti e aree dove vivono famiglie di rifugiati, oltre alla distribuzione di una riserva di 5 mila litri di acqua a Dori attraverso i camion. L’UNHCR costruirà o riabiliterà altri 270 punti di erogazione di acqua nelle scuole.

Come donare

Online: https://dona.unhcr.it/campagna/emergenza-acqua/

oppure:

Bonifico bancario intestato a UNHCR
IBAN: IT84R0100503231000000211000 (Banca Nazionale del Lavoro).

Bollettino postale sul conto corrente postale intestato a UNHCR – numero 298000.

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