Costruivano opere pubbliche inutili: arrestati sindaco, segretario, architetto e geometra

È accaduto a Santo Stefano Roero, in provincia di Cuneo. Nonostante il Comune fosse commissariato e in deficit, realizzavano strutture pubbliche inutili e inutilizzate per giustificare i profitti illeciti

 

Truffa aggravata ai danni dello Stato, turbata libertà degli incanti e falsità materiale e ideologica in atti pubblici. Al sindaco pro tempore sono contestati anche i reati di peculato, minacce e detenzione abusiva di armi.

Per questi reati sono state arrestate questa mattina 4 persone dalla Guardia di Finanza di Cuneo. Si tratta del sindaco pro tempore del Comune di Santo Stefano Roero, la sua compagna, che è il segretario comunale, un architetto e un geometra, che frequentemente ricevevano incarichi tecnici.

Era stato messo in piedi un sistema che permetteva di canalizzare ingenti contributi pubblici per la realizzazione di opere edilizie, a volte inutili o inutilizzate. Nei confronti dei 4 indagati, tutti agli arresti domiciliari, è stato eseguito un sequestro preventivo di beni e valori per un importo complessivo superiore a 70mila euro.

L’”Operazione Feudo” è la conclusione di una articolata indagine, diretta dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Asti, Dott. Davide Lucignani, iniziata dai finanzieri di Cuneo su incarico della Procura Regionale della Corte dei Conti, per accertare presunti sprechi di denaro pubblico da parte dell’Amministrazione comunale, destinataria, negli ultimi 15 anni, di circa 15 milioni di euro di finanziamenti statali, che avevano determinato, nel 2019, un deficit finanziario per oltre un milione e 300 mila alle casse dell’Ente locale roerino, commissariato da settembre 2020.

Per esempio, le Fiamme Gialle hanno scoperto che è stata realizzata un’area camper senza la strada d’accesso, oppure era stato richiesto un mutuo, nonostante il dissesto finanziario, per la realizzazione di un campo sportivo costruito su un altro già esistente mai utilizzato. All’interno delle progettazioni venivano inserite spese ingiustificate e gonfiate, in modo tale da ottenere ingiusti profitti a danno del Comune. Venivano così redatti atti pubblici falsi che servivano per giustificare a livello amministrativo le spese. Oltre agli inevitabili profitti illegali per tutti, l’ex sindaco con questo sistema poteva consolidare la sua posizione politica in città e guadagnare consenso, non senza comportamenti intimidatori.

Il sindaco aveva anche spostato dalle casse comunali circa 35mila euro, si è appropriato di beni del Comune, tra i quali anche un’auto, aveva addebitato sul bilancio comunale i costi di alcuni lavori agricoli nei suoi terreni e aveva invitato a cena autorità locali e nazionali, addebitando tutte le spese al Comune.

Ma le indagini non sono ancora terminate. Vista la complessità, i finanzieri stanno ancora ricostruendo minuziosamente il sistema fraudolento del gruppo.

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