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Costruiamo il futuro senza la corruzione

La Corte dei Conti ha puntato in questi giorni il dito sulla corruzione, una delle piaghe più penose dell’Italia. Lo aveva detto anche negli altri anni, ma mai con questa intensità, e c’è da sperare che con pari forza si passi dalla denuncia alla lotta concreta. La corruzione non incide solo per 60 miliardi all’anno – più che una finanziaria – ma va ben oltre: incide su un sistema produttivo che ne risulta viziato ed anomalo. Ed inoltre uccide le speranze di cambiamento; uccide il futuro.

La corruzione si è nobilitata e si è fatta furba, circola attraverso le consulenze, le quote societarie, le azioni, le plusvalenze. E non si incassa in Italia ma nei paradisi fiscali

Di Pietro ha dichiarato che «In un momento di crisi economica cosi grave occorre riproporre con forza la questione morale in modo da contrastare quel connubio fra corruzione ed economia che paralizza qualunque crescita e sviluppo, tarpando le ali al futuro del nostro Paese». Ha ragione. Peccato che lo abbia detto da politico e non da magistrato: in quella veste ci aveva fatto credere che il mondo stesse cambiando. Peccato, perché da quando è andato via anche la magistratura non è stata più capace di infondere speranza alla gente. La politica non ha fatto il suo corso per un risanamento e la corruzione ha ripreso il sopravvento, insieme alla politica sporca, quella che sull’ignoranza ha accumulato tesori inestimabili.

Oggi si dice che il sistema sia più inquinato degli anni ’90 ed è vero: la corruzione si è nobilitata e si è fatta furba, circola attraverso le consulenze, le quote societarie, le azioni, le plusvalenze. E non si incassa in Italia ma nei paradisi fiscali. Le percentuali della corruzione e degli sprechi pare che siano queste: un buon 15% di tangente è spesso dato per l’acquisizione di un lavoro, ma ciò provoca un danno ben maggiore del suo valore percentuale. Per recuperare la tangente si lavora male, si propongono tecnologie superate, soluzioni infelici che non vengono controllate perché il controllore si è corrotto: un altro 15% si perde così. Poi c’è il tempo: i lavori vengono programmati e partono dopo 2-3-4 anni a causa della falsa burocrazia, quella che non risolve i problemi ma li crea per poter, spesso, incassare. Nel frattempo i costi aumentano e lievitano di un altro 15%. Poi occorre dare dei riconoscimenti al territorio, accettando clientele inutili ma che servono a placare gli animi, farsi accettare e produrre consenso. Non è molto, appena un altro 10% delle risorse che si investono, ma quanto basta per contribuire ad un sistema di inefficienze e corruttela che porta, così, i costi superflui al 55%. Quindi c’è l’IVA con cui lo Stato recupera parte degli investimenti fatti, l’IVA che le imprese possono scaricare ma non le pubbliche amministrazioni (un’altra aliquota dal 10 al 21%). Resta così solo la possibilità di fare qualcosa per dire che andiamo avanti e giustificare così il lavoro della pubblica amministrazione e del sistema che vive solo per se stesso, per autogiustificarsi, e non per gli altri. Siamo infatti ad uno spreco tra il 65 e il 76%. Qualcuno dice che non è possibile proseguire così e allora ecco che la corruzione si nobilita, assume partecipazioni azionarie e quote di società attraverso qualche prestanome, opera non per il prossimo ma spesso per far crescere il valore delle quote e delle azioni che poi rivende all’estero, nei paradisi fiscali.

Tempi biblici per la realizzazione di un'opera

E’ vero tutto questo? O è solo un brutto sogno quello che ho fatto? Se è stato solo un sogno genera terrore: se questo si fosse avverato nel passato avrebbe ridotto l’Italia sul lastrico; se dovesse avverarsi nel futuro non avremmo più speranze.

Suggeriamo al Presidente del Consiglio Monti, di cui andiamo fieri per il lavoro che sta facendo, di proporre subito e senza attendere il 12 marzo il suo decreto, quello su cui sta lavorando il ministro Severino, e ponga sullo stesso la fiducia. Ma se ci vuole ancora tempo suggeriamo di proporre e porre la fiducia sulla ratifica della Convenzione penale di Strasburgo sulla lotta alla corruzione  che l’Italia ha approvato ma non ratificato. La Convenzione contiene norme che puniscono aspetti di corruzione assai diffusi, tra cui il traffico di influenza e la corruzione privata, che sono penalmente irrilevanti.

Facciamolo ed investiamo sul futuro, ridisegnandolo a favore della gente comune. Questo anche è un sogno, ma bello e possibile.

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