Costa Ripagnola, riapre il cantiere per il resort ma gli ambientalisti chiedono il sequestro

Al tribunale di Bari è stata depositata un’istanza urgente per chiedere un sequestro preventivo che blocchi il cantiere di Costa Ripagnola.

 

E’ l’ultimo atto di una lunga querelle che contrappone da un lato gli ambientalisti, contrari ai lavori che Serim Costa Ripagnola intende avviare nell’area dei trulletti fra Cozze e San Vito per la costruzione di un resort, e dall’altro, la società di Polignano a Mare che, con due post sui social, ha reso noto di aver fatto interventi di restauro e rinaturalizzazione.

Si tratta da una parte di avviare i cantieri, secondo le autorizzazioni rilasciate, entro il 13 marzo (anche le finalità del progetto sono state spiegate sui social in ottica di “trasparenza”, come si legge su Fb), e dall’altra di bloccarli per lasciare incontaminata l’area a ridosso del mare.

In mezzo c’è però un complicato intreccio in cui entrano in causa la Regione Puglia che, anche con il più recente riesame dell’iter amministrativo (agosto 2022), ha autorizzato il progetto (che era già stato validato con il Paur-Provvedimento Autorizzatorio Unico regionale nel 2019), il Comune di Polignano, che nel 2019 ha rilasciato autorizzazioni e poi nel 2022 ha approvato un atto di indirizzo politico sostenuto all’unanimità dal Consiglio comunale in cui si esprime contrarietà al resort, e gli uffici giudiziari, dove si sono già dibattuti vari capitoli della vicenda e dove il ricorso presentato contro il progetto sarà discusso a maggio.

Da non dimenticare che nel frattempo Serim, documenti autorizzativi alla mano, è pronta a chiedere i danni al Comune, per i possibili maggiori costi di realizzazione, la mancata percezione dell’utile, l’eventuale perdita del finanziamento.

Per completare il quadro dell’intricata vicenda, va detto che nel settembre 2020, con legge regionale, è stato istituito il Parco Naturale Regionale Costa Ripagnola, ma la Corte Costituzionale ne ha impugnato una parte giudicandola lesiva del bene paesaggistico.

I lavori contestati

Il primo cantiere era stato aperto nell’agosto 2019. Neanche tre mesi dopo, il cantiere era stato bloccato con un sequestro probatorio e un’indagine per la quale però, nel gennaio 2022, la procura ha disposto il dissequestro e chiesto l’archiviazione sia perché il riesame degli atti amministrativi avviato dalla Regione non aveva riscontrato irregolarità nel precedente (e vigente) iter autorizzativo, sia perchè allora non era stato effettuato alcun intervento a Costa Ripagnola.

Ph Fb Serim Costa Ripagnola

In quel contesto erano state valutate le autorizzazioni urbanistiche e gli indici volumetrici del progetto per il restauro e il risanamento conservativo dei 10 trulletti presenti nell’area che, da progetto, dovrebbero essere adibiti ad attività turistico-alberghiera.

 

La nuova comunicazione di inizio lavori è stata notificata lo scorso 7 febbraio. Due giorni dopo, si sono registrate  da un lato l’apertura del cantiere, notificata da Serim su Fb come rimozione della vegetazione infestante e recupero del sistema botanico vegetazionale con la piantumazione di piccoli gruppi di macchia mediterranea, e come pulizia delle murature in pietra e rimozione di vecchi intonaci degradati, e contestualmente dall’altro lato, le proteste degli ambientalisti che a gennaio avevano già contestato l’archiviazione dell’inchiesta e chiesto, con nuovi documenti, di indagare ulteriormente facendo, di fatto, slittare a maggio le decisioni di merito.

Alle spalle però, ci sono altre sentenze e ricorsi in tribunale.

Su tutte spicca quella del dicembre 2021 della Corte Costituzionale che ha accolto il ricorso del presidente del Consiglio dei Ministri, dichiarando l’illegittimità di alcuni degli articoli della legge della Regione Puglia istitutiva del parco ritenendoli “peggiorativi del bene paesaggistico”.

 

Ph Fb Serim Costa Ripagnola

In particolare, i giudici costituzionali hanno contestato i punti in cui la legge regionale pugliese autorizzava la possibilità di realizzare nuove costruzioni, strade e mutamenti nella destinazione dei terreni nell’area protetta, perché le eventuali modifiche paesaggistiche si porrebbero in contrasto con il Codice dei beni culturali, “con conseguente invasione della sfera di competenza esclusiva statale”.

Il ricorso alla Corte Costituzionale era stato promosso su sollecitazione del comitato ambientalista pugliese “I gabbiani del Parco di Costa Ripagnola”.

Nel novembre 2022, il comitato “I gabbiani del parco di Costa Ripagnola” ha presentato anche un ricorso al Tar contro il Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale (Paur) rilasciato dalla Regione, chiamando in causa anche il Ministero alla Cultura, alle Infrastrutture e Mobilità, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggistica della Città Metropolitana di Bari, e l’Autorità di Bacino interregionale della Puglia, considerato il fatto che il cantiere per il resort ricade nell’area protetta all’interno del Parco Regionale Naturale di Costa Ripagnola.

Anche l’ultima istanza urgente per chiedere il sequestro preventivo dell’area con lo scopo di bloccare il cantiere di Costa Ripagnola, firmata da Caterina Bianco e Domenico Lomelo, si richiama alla necessità di assicurare che non avvengano trasformazioni territoriali non conformi alla tutela paesaggistica.

Dal canto suo, a gennaio l’impresa Serim ha presentato un esposto alla Procura, alla Corte dei Conti e al prefetto contro il “boicottaggio” che finora le ha impedito di realizzare il progetto e in considerazione del fatto di avere in mano tutti i pareri e le autorizzazioni necessarie all’avvio del progetto.

Il Parco regionale e il progetto per il resort

Come si legge nella legge istitutiva del Parco regionale, “L’area della costa di Polignano a Mare rappresenta uno degli ultimi tratti di costa rocciosa a falesie pressoché integri nel territorio della Città Metropolitana di Bari. Rispetto all’intera superficie del Parco, la porzione di territorio appartenente al Comune di Polignano a Mare corrisponde a due terzi del totale, quella appartenente al Comune di Monopoli ad un terzo.

Sotto il profilo dell’uso del suolo, come desumibile dalla carta tematica aggiornata al 2011, l’area è così caratterizzata:

– superfici coltivate 232, 59 ha, il 42% dell’intera area protetta

– superfici naturali 191,90 ha, il 35% dell’intera area protetta

– superfici antropizzate 124,26 ha, il 23% dell’intera area protetta

L’area è caratterizzata da rilevante valore paesaggistico e naturalistico, nonché da grande interesse dal punto di vista speleologico in quanto risultano presenti numerose e importanti grotte terrestri e marine sommerse e semisommerse ed emergenze geologiche.

Il tratto di costa presenta alcuni significativi elementi del reticolo di lame, in particolare nella zona di Pozzo Vivo, Torre Incina, S. Vito e San Giovanni.

Dal punto di vista antropologico e culturale, in tale area si evidenzia la presenza di testimonianze di antropizzazione del territorio che mostrano la continuità di frequentazione in un arco temporale cha va dal paleolitico ad oggi, con la presenza diffusa di elementi emergenti quali la divisione fondiaria, i muretti a secco, i trulli, i pozzi ed altri elementi tipici del paesaggio rurale. In relazione agli aspetti archeologici, si evidenzia che l’area in esame ricade in un comprensorio territoriale in cui sono noti rinvenimenti archeologici, sia terrestri sia subacquei, e segnalazioni relative ad insediamenti sparsi di natura antropica che hanno caratterizzato, senza soluzione di continuità, periodi diversi, compresi tra l’età preistorica e la tarda età medievale“.

Leggi Parco Costa Ripagnola, finalmente l’approvazione

Come riassunto in un post su Fb, il progetto di Serim prevede in sintesi:

Ph Fb Serim Costa Ripagnola

Il restauro delle costruzioni rurali in stato di abbandono e crollo, senza aumento di volumetria e utilizzando i vani porta e finestra esistenti; il recupero del sistema ambientale e vegetazionale; la valorizzazione del sito archeologico.

La rifunzionalizzazione dei trulli è finalizzata alla fruizione ricettiva nell’ambito del turismo rurale.

All’esterno dei manufatti rurali si prevede esclusivamente la posa in opera di basolato posato a secco e la piantumazione di piccoli gruppi di macchia mediterranea tipica dei luoghi.

Nell’ambito del recupero del sistema vegetazionale è previsto il mantenimento delle coltivazioni tipiche e la conservazione della macchia mediterranea.

La valorizzazione delle emergenze archeologiche prevede l’istituzione di un itinerario archeologico e paesaggistico che collega le grotte dei Ladroni e del Guardiano all’area prospiciente l’abitato neolitico Le Macchie e la grotta omonima mediante punti di osservazione paesaggistica, pannelli informativi e didattico divulgativo delle evidenze archeologiche, infopoint e sentieri ciclopedonali”.

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