Coronavirus. Rifondare tutto già da ora

Quando la pandemia da coronavrus sarà finita, il futuro non sarà più come lo abbiamo pensato finora. Per questo occorre che gli studiosi e i politici pensino a come sarà: per orientare gli scenari. Perché bisogna sapere cosa riaprire quanto prima e come farlo

Viene dal nostro Ministro della Salute Roberto Speranza la consapevolezza che col coronavirus “dovremo conviverci aspettando la cura”. Come possiamo aspettare, allora, a cambiare strategia? Trump sostiene “No a stop per mesi, riaprire il Paese” … ma come? “Boris d’Inghilterra” ha sostenuto l’immunità di gregge salvo poi fare marcia indietro. La Regina Elisabetta parla ai paesi del Commonwealth per dare speranza. Ma noi, che abbiamo creato un modello di gestione dell’emergenza preso ad esempio in tutto il mondo, dobbiamo continuare a guardare avanti ed essere primi con la nostra capacità di guardare lontano, oltre i confini della normalità d’azione.

Una strategia di exit-COVID quanto prima

E’ necessario che tutte le forze dei vari settori produttivi partano subito,

Occorre individuare una strategia di exit-COVID quanto prima. Ora si sta facendo tanto lavoro, ma ho paura che non si comprenda che è necessario fare di più. Dobbiamo andare tutti in prima fila e non solo i medici e le forze dell’ordine, o altre categorie che stanno dando il meglio in queste settimana: donne e uomini che fanno veramente tanto, e a cui va il nostro riconoscimento. Non basta: loro lavorano sull’emergenza mentre altre categorie devono lavorare già per il presente da modificare e per il futuro da costruire. Il sistema ora sta solo resistendo, ma se non ci muoviamo rischia di lasciare solo macerie su cui non si potrà ricostruire nulla.

Programmare da subito le attività necessarie

Il futuro non sarà più come era delineabile prima. Per questo occorre che gli studiosi e i politici pensino a come sarà: capito ciò, occorre riflettere su come noi vorremmo che fosse il futuro e occorre, quindi, verificare cosa fare per andare nella direzione voluta: non per essere trascinati dal fato, ma per orientare gli scenari verso ciò che è meglio, verso ciò di cui ha bisogno la gente. Ecco perché è necessario che tutte le forze dei vari settori produttivi partano subito, per pensare ciò che va fatto in ogni settore e programmare le attività necessarie. Va fatto subito in modo da essere pronti alla fine dell’emergenza sanitaria, quando si potrà riaprire: va fatto perché bisogna sapere cosa riaprire quanto prima e come farlo.

Penso che ci sarà – anzi che necessariamente dovrà esserci – una rivoluzione in ogni settore: gli uffici pubblici centrali e periferici, con una riforma profonda e decisa della burocrazia, e poi una riforma della sanità, che non sarà più la stessa, agari con precise indicazioni statali a sostegno della sanità pubblica. E poi le industrie, l’agricoltura, il turismo, l’energia. L’agricoltura va potenziata e l’energia occorre produrla e regalarla a chi investe e crea lavoro. Le strutture turistiche dovranno ripensarsi sia strutturalmente che funzionalmente; anche le spiagge non saranno più le stesse dello scorso anno; però, se fossero ripensate, potrebbero essere vissute quest’estate. Ma dovrà essere così dappertutto: ecco perché occorre intervenire con urgenza.

Cambierà la scuola

Anche le nostre scuole non saranno più le stesse: per questo non riapriranno probabilmente per quest’anno. Scontano paure e rischi di denunce da parte di un bel po’ di genitori; ma scontano anche disorganizzazioni e funzioni insediate non chiare, oltre che un’edilizia obsoleta, mai adeguata. Scontano anche interventi di ristrutturazione evanescenti e pensati solo per spendere e in pochi casi per orientare la scuola verso il riconoscimento di nuovi spazi, laboratori: funzioni e strutture utili ad una scuola che si adatta ai cambiamenti tanto da esserne pilota e non soggetto passivo. Ci sarà una riorganizzazione del pensiero e degli spazi.

Studiare ora per orientare il futuro

La rivoluzione funzionale e strutturale dovrà farsi strada in agricoltura e nell’industria, ma anche nei servizi, negli uffici, nelle scuole, ed altro ancora

Cambieranno anche i sistemi di mobilità e tanto altro ancora, praticamente tutto. Lo ribadisco: questo futuro dobbiamo studiarlo ed orientarlo. C’è tanto da fare in questa direzione: recuperare risorse per sostenere i settori produttivi, elaborare nuove politiche di sostegno e sviluppo dell’occupazione, riprogrammare le risorse strutturali (fondi coesione, fondi POR, fondi dei contratti istituzionali di sviluppo, ecc.), rielaborare in maniera orientata i nostri bilanci (individuando una differente ed orientata spesa per sostenere gli investimenti strategici delle regioni, delle province e comuni, come anche chi crea lavoro. In questa logica ben vengano i coronabond, ma da spendere in azioni speciali e concrete.

Inutile aspettare

Inutile aspettare, cominciamo subito con il lavoro di programmazione, a distanza e sfruttando le nuove tecnologie; facciamo ripartire le commissioni, i comitati di valutazione e tanto altro; individuiamo ciò che va fatto per far partire lo Stato. Dobbiamo ripensare tutte le attività e come svolgerle. E dobbiamo essere veloci. Chi non può ancora operare rimarrà a casa e lo sosterremo con amore e con tutte le risorse necessarie. Abbiamo tantissimo lavoro da creare: come già detto, la rivoluzione funzionale e strutturale dovrà farsi strada in agricoltura e nell’industria, ma anche nei servizi, negli uffici, nelle scuole, nella sanità ed altro ancora.

Anche noi dobbiamo cambiare

Necessaria anche una rivoluzione in noi stessi, per conquistare un nuovo modo di pensare e di essere. Nessuno e niente sarà come prima perché il mondo si evolve e la crisi cambia gli scenari. Ce la faremo pensando non a noi stessi ma agli altri. Forse giova ricordare le parole di Papa Francesco durante la messa della domenica delle Palme. Nella grandiosità silenziosa della basilica di San Pietro sono risuonate parole belle: «Vivere non serve se non si serve l’altro». Quindi facciamolo e rimbocchiamoci le maniche.

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