Coronavirus… qui Londra

Parlano gli italiani che vivono all’estero. Oggi abbiamo sentito una speaker di London One Radio, prima e unica radio ufficiale degli italiani a Londra e in Gran Bretagna

Il coronavirus sta colpendo indistintamente quasi tutti i Paesi del mondo. La velocità di propagazione ha spiazzato i governi che hanno dovuto attuare misure drastiche di contenimento e chiusura sociale per arginare la pandemia. Dalla sera alla mattina, i cittadini si sono trovati soli in casa a gestire la malattia, la paura del contagio e la decisa riduzione delle libertà personali. Per chi ha gli affetti vicini nella stessa città, il blocco è stato relativamente gestibile, ma per chi ha i parenti, gli amici e gli amori in zone molto lontane, le distanze, e l’impossibilità di poterle ricoprire agevolmente, possono rappresentare un ulteriore disagio personale che può destabilizzare. La distanza può diventare lontananza e sofferenza, anche se la tecnologia ha permesso di abbattere le distanze.

Londra
Londra, Piccadilly Circus – Credit: Bloomberg

In questa nuova rubrica intendiamo dar voce agli italiani all’estero, vogliamo provare a sentire ciò che loro sentono e vedono nelle aree in cui vivono, come viene affrontata la pandemia di COVID-19 e come si rapportano all’Italia. Vogliamo capire come può cambiare la vita un’esperienza così radicale e come viene letta nelle altre parti del mondo, rimanendo sempre legati in qualche modo alla terra natia.

La prima esperienza che abbiamo raccolto viene da Londra. Abbiamo contattato London One Radio, la prima e unica radio ufficiale degli italiani a Londra e in Gran Bretagna, molto seguita in streaming anche in Italia attraverso i social.

A raccontarci la sua esperienza, la speaker Rosita Dagh, di 22anni, pugliese, che risiede a Londra da 4 anni.

Come state affrontando tu e le persone a te care l’emergenza COVID-19?

Londra London One Radio
La speaker Rosita Dagh di London One Radio

«Il Coronavirus è stato un fulmine a ciel sereno. Nessuno si sarebbe aspettato una pandemia globale (o almeno i poveri comuni mortali come la gran parte di noi). Personalmente ora tutto rientra nella normalità (o almeno si cerca) e penso che questo valga per molte persone che hanno una propria bussola e riescono ad andare avanti qualsiasi siano le difficoltà della vita. Tuttavia ammetto che all’inizio ho avuto paura, cosi come tutte le cose nuove (belle o brutte che siano) spaventano quando entrano a far parte della nostra vita. Paura perché vedere l’Italia e altri Paesi blindati e con mascherine mentre gli inglesi continuavano a condurre la daily routine non è stato rassicurante. Ora invece le cose sono diverse, hanno capito che il Coronavirus esiste e deve essere sconfitto, ma soprattutto molti di noi hanno “accettato” questa situazione ed è da ammirare, perché accettare il cambiamento non significa sempre rassegnarsi, ma riconoscerlo, essere coscienti e reagire per risolvere il problema. Quindi ritengo che ci siano persone che ci hanno fatto già l’abitudine: il modo di vivere attuato sta diventando la nostra nuova “normalità”. Disinfettante, guanti in lattice e mascherine sono quasi diventati una seconda pelle per me e i miei colleghi o amici, e deve essere cosi se vogliamo salvare la nostra vita e proteggere quella altrui».

Il nodo-sanità

Qual è la percezione della città in cui vivi?

Londra
Londra, panorama dal Millennium Bridge – Credit: bbc

«Londra ha rispettato le regole sin dal primo giorno in cui Boris Johnson ha detto: “You must stay at home”. Certo, si sono verificati casi in cui alcuni giravano nei parchi o facevano altro, ma è durato poco. All’inizio è normale non adattarsi facilmente al cambiamento. Ma dopo pochi giorni Londra era già deserta. Anche ora la gente esce solo per fare spesa o andare in farmacia oppure, come previsto dalla legge, uscire nei dintorni di casa per attività fisica e tutto questo, sempre mantenendo le dovute distanze. La polemica che invece sta destando più problemi è il sistema sanitario nazionale che purtroppo per quanto si possa criticare, si sapeva che avrebbe avuto degli “acciacchi” dato che non ha sempre funzionato come doveva, almeno cosi dimostrano gli ultimi dati. Questo non vuole giustificare affatto, ma in momenti di crisi sono preferibili i fatti che le polemiche della gente. Gli operatori sanitari inglesi come nel resto del mondo stanno facendo il loro dovere».

Come viene vista la situazione italiana?

Londra
Londra, Westminster e Big Ben – Credit: Stroud News and Journal

«L’Italia viene vista ora da tutti come il secondo Paese, dopo gli USA, con il più alto numero di decessi e contagiati. All’inizio non tutti hanno capito la reazione istantanea di lockdown ma adesso apprezzano il lavoro che hanno finora attuato».

Adesso preferiresti trovarti in Italia o nella città dove attualmente risiedi? Perché?

«Nel Regno Unito, altrimenti sarebbe stata incoerente la mia scelta di trasferirmi in questo Paese, perché fondamentalmente sposo l’ideologia inglese, che a volte anche per me all’inizio può sembrare “brutale” ma in realtà non è altro che “razionale”, e spesso in simili situazioni è meglio essere “razionali” guardando in faccia alla realtà, facendo i conti con il presente per non farli poi nel futuro».

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