Coronavirus: per le mascherine una filiera made in Puglia

 Censire le aziende tessili in ogni regione, individuare istituti certificati che validino la confromità delle mascherine alle direttive dell’Istituto superiore di sanità: Intanto la Puglia fa da battistrada con un progetto guidato dalla senatrice Patty L’Abbate

Coronavirus: per arginare l’emergenza mascherine in Italia sta nascendo una filiera italiana, anzi pugliese. È quella coordinata dalla senatrice Patty L’Abbate (M5S) che – di concerto con la Protezione Civile, il Ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e l’Istituto Superiore di Sanità – sta avviando un modello in Puglia per la produzione di mascherine, attualmente potrebbero essere 192.000  al giorno, e il sistema – filiera potrà essere  replicato in tutte le regioni.

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L’Abbate: “Un tavolo di lavoro per fornire l’Italia di dispositivi di protezione”

patty l'abbate
La senatrice Patty L’Abbate sta seguendo il progetto per la realizzazione in Puglia di una filiera per la produzione di mascherine e dispositivi di protezione medicale

«Sto lavorando da giorni su questo progetto, perché è una lotta contro il tempo, ed ognuno deve fare la sua parte con le proprie competenze. Insegno come migliorare i cicli di produzione, come renderli sostenibili, e questa è un’emergenza in cui dobbiamo “sostenere” gli operatori sanitari e i cittadini, i dispositivi medici che non bastano per tutti. Conosco a fondo il ciclo di vita del settore tessile, per questo ho deciso di istituire un tavolo di lavoro per costruire una rete, una filiera di produzione di dispositivi di protezione individuale e medicali, per la fornitura in Italia nel periodo di emergenza COVID 19», spiega la senatrice L’Abbate.

In Puglia la senatrice L’Abbate ha contattato una serie di aziende che confezionano prodotti tessili di vario tipo e ne ha analizzato la fattibilità della nuova produzione. Coinvolta anche l’azienda Apulia stretch, con sede a Sammichele di Bari, che produce tessuti per la copertura di materassi: sotto le indicazioni dell’ Istituto Superiore di Sanità e dei laboratori di ricerca del settore, ha appena approntato un prototipo, un tessuto accoppiato che ha  la caratteristica di essere idrorepellente all’esterno (poliestere in microfibra ad alta densità) e idrofobico all’interno (TNT).

 Una proposta fabbricare mascherine in Italia

«In tutte le regioni – spiega Patty L’Abbate – è possibile creare una filiera del genere. Bisogna censire e contattare le aziende tessili, quelle fornitrici di tessuto e quelle di confezione, in seguito individuare  istituti certificati che possano effettuare il test sul prodotto che dovrà essere conforme allo standard UNIEN 14683:2019, come da direttive dell’ISS. L’approvvigionamento da parte delle strutture ospedaliere e della cittadinanza può avvenire con il coinvolgimento della regione, della Protezione Civile e anche con il supporto dei sindaci. Sarebbe opportuno cercare più aziende magari in ogni comune, per diminuire le distanze di approvvigionamento e quindi la mobilità di operatori».

Battere il coronavirus con la produzione  interna

Esattamente sabato scorso il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli aveva dichiarato che per l’emergenza «servono 90 milioni mascherine al mese», che «sono stati fatti contratti per 55 milioni» e che «al momento sono state consegnate più di 5 milioni».  «La produzione mondiale ovviamente dovrà garantire l’approvvigionamento a tutti i paesi, e ognuno se ha un produzione interna la dedica prima al proprio fabbisogno- conclude L’Abbate – per questo non possiamo averne a sufficienza, dobbiamo utilizzare tutta la nostra creatività, e da Italiani questo non ci manca».

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