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Corno d’Africa: Cei e Caritas si mobilitano

La mancanza d’acqua continua a piegare il Corno d’Africa. Sono ormai 12 milioni le persone e 8 i paesi coinvolti per quella che è considerata la siccità più grave degli ultimi decenni. Il problema è iniziato già dell’autunno scorso, ma pare che il peggio debba ancora venire: gli esperti della Nazioni Unite parlano di un acuirsi della crisi nel gennaio del 2012. E tra le vittime i più colpiti restano i bambini. Per questo la Conferenza Episcopale Italiana ha indetto per domenica 18 settembre una colletta nazionale in tutte le chiese e Caritas Italiana ha promosso un fondo di solidarietà. Alla vigilia della colletta, Caritas Italiana ricorda, in una nota, «l’urgenza della solidarietà verso i milioni di vittime di questa emergenza; una catastrofe ambientale che, trascurata alle prime avvisaglie, si sta estendendo ad altre aree della regione». I Paesi finora più colpiti sono Somalia, Kenya, Etiopia mentre si teme la morte per 750mila persone nei prossimi quattro mesi. Continua poi l’afflusso di profughi dalla Somalia in Kenya e Etiopia dove, nelle ultime settimane, si sono riversati anche 20mila rifugiati dal Sud Sudan in fuga dai conflitti bellici interni. Le somme raccolte nella colletta della Caritas saranno dunque utilizzate per tutte le vittime della siccità soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea e anche in Sud Sudan, Uganda, Tanzania con progetti promossi da Caritas Italiana in collaborazione con la rete di Caritas Internationalis. Intanto Abba Agos Hayish, segretario generale dell’Ethiopic Catholic Secretariat (Caritas Etiopia), lancia un grido d’allarme e parla della carestia già come di «una grande tragedia dimenticata».

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