Cornacchione: arte che tutela il paesaggio (e l’anima)

La tutela e la protezione del paesaggio come elemento estetico ed etico per restituire un avvenire a un Paese che sta distruggendo il suo patrimonio di inestimabile bellezza. Il messaggio dell’artista molisano Domenico Cornacchione

In queste ore nelle quali l’animo di tanti è angosciato per le notizie che giungono dal Centro Italia, già sconvolto dalle forti nevicate e nuovamente tormentato nei giorni scorsi da un ennesimo sciame sismico – a conferma di quanto in Italia sia fortemente compromesso il rapporto tra l’uomo e il territorio –,  rappresenta un sollievo sapere che nel nostro Paese, oltre ai tanti esemplari soccorritori ed operatori che agiscono sulle emergenze o sulla manutenzione del patrimonio fisico esistente per la sua tutela, pullulano, come lucciole, tanti professionisti che illuminano, con il loro talento ed il loro ingegno, l’attuale oscurata realtà. Attivisti culturali o sociali che rappresentano la speranza di un cambiamento non solo evocato e che con la loro azione arano il campo della prevenzione morale e culturale nell’idea di favorire una rigenerazione del patrimonio sociale esistente. Tra questi, quindi, merita una citazione particolare l’artista molisano Domenico Cornacchione che da anni usa il linguaggio decorativo e scultoreo per la tutela del territorio e diffondere una estetica paesaggistica intrisa di un’etica della responsabilità. Anche per conoscere, pertanto, il suo nuovo progetto “Terra Aria e Ferro” lo abbiamo incontrato e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Dall’urbanità alla territorialità. Dalla “liquidità” fisica e sociale delle città contemporanee alla “solidità” degli impianti eolici. Dal progetto “Paesaggi urbani in evoluzione” a “Terra Aria e Ferro”. Quali sono, se ce ne sono, i punti di continuità tra queste due esperienze?

«In entrambi i progetti c’è il tentativo di intraprendere una discussione sul tema della tutela del paesaggio, che sia esso urbano o naturale. Cerco di analizzare i modi in cui

«In entrambi i progetti c’è il tentativo di intraprendere una discussione sul tema della tutela del paesaggio, che sia esso urbano o naturale» (foto tratta dal blog di Domenico Cornacchione)

modifichiamo, deturpiamo, creiamo e viviamo il paesaggio».

Tra i tanti problemi del suo amato Molise, come mai ha scelto di indagare, per l’ultimo progetto, quello rappresentato dall’invasione dei parchi eolici? Quali risultati ha portato finora questa ricerca? E come potrà essere esteso ad una regione come la Puglia nella quale, analogamente, simili architetture stanno, invasivamente, deturpando territori come il Gargano?

«I parchi eolici, o meglio, gli “impianti” eolici (perché d’impianti industriali si tratta), in Molise, come nel resto dell’Italia meridionale, rappresentano una piaga per il tanto atteso sviluppo turistico. È sciocco pensare che in Molise non ci possa essere una qualche forma di turismo, di nicchia certo, ma comunque in grado di mantenere in vita una regione di appena 300 mila abitanti. Bisogna, però, fare una scelta politica chiara. Ad oggi non mi sembra ci sia la volontà della politica di lavorare in tal direzione; anzi, a dire il vero, non è chiaro per niente quale sia la scelta che la classe dirigente ha fatto per il Molise. C’è, evidentemente, una totale assenza di programmazione. Uno dei grandi problemi del Molise, e del sud in generale, è l’incapacità di lavorare insieme per uno scopo comune. Contro gli impianti eolici, però, i cittadini molisani si sono uniti per esprimere la loro contrarietà e per una volta ho visto un popolo unito sulla tutela della loro terra. Per questo ho scelto di affrontare questo tema, per dare risalto alla determinazione che i molisani hanno avuto in questa situazione. Per ogni impianto costruito ce n’è almeno un altro che si è riusciti a bloccare grazie allo sforzo comune della popolazione locale. Raccontare queste storie può essere da stimolo per altre zone, come la Puglia, che vivono lo stesso problema».

In “Paesaggi urbani in evoluzione” ha esplorato l’amorfa metamorfosi in atto delle nostre città, oggi ancor più indolenzite da ferite ambientali come l’inquinamento o il consumo di suolo. Qual è il futuro delle nostre città?

«Il futuro è la periferia. Riqualificare i quartieri periferici delle nostre città è la grande sfida che ci attende. Il decentramento culturale è una delle soluzioni possibili e, pertanto, lo scorso giugno con Laura Giovanna Bevione abbiamo fondato una galleria d’arte contemporanea nell’estrema periferia romana, nel quartiere periferico di Pavona appartenente a tre diversi comuni: Roma, Castel Gandolfo e Albano Laziale. SpazioELLE, questo il nome della galleria, è diventato in poco tempo un punto di riferimento per diversi cittadini del quartiere, alcuni di loro non erano mai neppure stati in un museo, mentre ora, invece, non si perdono nessuna delle mostre che organizziamo. L’inclusione sociale, e la condivisione delle esperienze, deve rappresentare il futuro».

Con i suoi originali lavori, diffusi soprattutto attraverso i canali digitali, si pone l’obiettivo di favorire un più ampio dibattito sulla complessità della contemporaneità. I canali digitali, tuttavia, sempre più sono impiegati per diffondere post-verità in una sur-realtà nella quale è estromessa tanto la complessità quanto l’accoglienza della diversità. Come invertire, quindi, la tendenza investendo ancora nell’arte e nella cultura?

«Internet è solo un mezzo. È l’uso che se ne fa che lo può rendere una risorsa o un problema. Io cerco di usarlo nel miglior modo possibile, cerco di usarlo per trasmettere un messaggio culturale. Quella che oggi è definita post-verità si diffonde facilmente a causa dell’ignoranza che bisogna combattere prima di ogni altra cosa. Ci sono innumerevoli modi di manipolare il popolo, internet può essere un mezzo per farlo, certo, ma ciò è possibile solo in una società culturalmente debole. Investire nell’istruzione, quindi, è la priorità».

tutela paesaggio
«Nutrire un profondo rispetto verso ciò che ci circonda e, quindi, anche l’ambiente, con l’arte che può indicare la direzione da percorrere» (foto tratta dal blog di Domenico Cornacchione)

Che sia espressa con la modalità digitale o no, cosa è oggi l’arte? Quali sono o dovrebbero essere i suoi linguaggi perché sia scoperta e amata dalle più giovani generazioni? E perché il binomio arte-ambiente, nel valore della bellezza, potrebbe rappresentare la bussola per riorientare il nostro sguardo verso un futuro umanamente ed eticamente sostenibile?

«Cos’è l’arte è una delle domande cui ogni artista ha cercato di rispondere e finora nessuno ha saputo dare una definizione universalmente riconosciuta. Si tende a identificare come arte la creazione di oggetti in cui si possono riconoscere bellezza e valore estetico, ma non è così semplice. Il novecento ci ha insegnato che un’opera d’arte può anche non essere bella e non contenere alcun valore estetico. Non può, però, essere priva di un valore concettuale. Questo, a mio parere, andrebbe insegnato ai giovani, a non amare solo il bello, o quello che è esteticamente valido, ma a scoprire il ragionamento che si nasconde dietro ogni creazione umana, superare l’apparenza ed “entrare dentro” il più possibile alle situazioni. Ecco, questa è l’arte oggi: la parte interna delle cose. Analogamente non si può considerare la “bellezza” l’unico valore da proteggere. Se così fosse, allora è giusto abbandonare le periferie, che di bello hanno poco o nulla. No, bisogna superare la cultura del bello a ogni costo. L’arte non deve solo insegnarci ad amare il bello, ma deve insegnarci ad amare e basta. Per amare intendo nutrire un profondo rispetto verso ciò che ci circonda e, quindi, anche l’ambiente, con l’arte che può indicare la direzione da percorrere».

Quali, infine, se possono essere anche minimamente accennati, i progetti o le speranze per il futuro?

«Portare a termine il progetto “Terra Aria e Ferro” è sicuramente la priorità. Il peregrinare tra le colline molisane, incontrare la popolazione, parlare con loro e condividerne le esperienze è qualcosa d’irrinunciabile per me, quindi sono sicuro che anche il mio prossimo progetto racconterà, in qualche forma, d’incontri casuali e di diversi modi di vivere il territorio».

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