COP27 e cambiamenti climatici, in Egitto momento cruciale per il futuro

A COP27 a Sharm el Sheik non è stato ancora raggiunto l'accordo sul "loss and damage"

Dal 6 al 18 novembre è in programma la Cop27, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Appuntamento fissato in Egitto, a Sharm El-Sheikh, per uno dei momenti cruciali per la lotta globale al cambiamento climatico.

La Zona blu per ospitare i negoziati tra delegati. La zona verde, da 22.500 metri quadrati, sarà quella in cui la comunità del business, i giovani, la società civile, gli accademici e gli artisti da tutto il mondo avranno uno spazio per partecipare. Sono i colori che animeranno lo Sharm el-Sheikh International Convention Center, location scelta per l’edizione 2022 della Cop27, la Conferenza annuale dell’Onu sul clima, in programma dal 6 al 18 novembre a Sharm el-Sheikh.

Il programma

In Egitto sono attesi oltre 40mila partecipanti da tutto il mondo, per un appuntamento che prevede anche eventi, esibizioni, laboratori, performance culturali, dialoghi. Sono, però, ovviamente gli incontri tra Stati e Istituzioni a prendersi la scena.

I giorni di lunedì 7 e martedì 8 novembre saranno importanti per il vertice dei Capi di Stato e di governo, il “Summit di attuazione per il clima“. Ci sarà anche il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni.
I tavoli di discussione riguarderanno 6 argomenti chiave: Transizione giusta, Sicurezza alimentare, Finanza innovativa per il clima e lo sviluppo, Investire sul futuro dell’energia, Sicurezza idrica, Cambiamento climatico e sostenibilità delle comunità vulnerabili. Mercoledì 9 novembre sarà il giorno della Finanza, giovedì 10 della Scienza e dei Giovani, venerdì 11 della Decarbonizzazione, sabato 12 dell’Adattamento e dell’Agricoltura, lunedì 14 del Genere e dell’Acqua, martedì 15 della Società civile e dell’Energia, mercoledì 16 della Biodiversità, giovedì 17 delle Soluzioni. Venerdì 18 la conferenza si concluderà con la trattativa fra i paesi e il documento finale.

L’auspicio è che la Cop27 dia dei risultati migliori di quelli dello scorso anno: a delusione, è stata evidente. Le lacrime, trattenute a stento dal presidente di COP 26, l’inglese Alok Sharma, furono l’’emblema di un bicchiere pieno solo a metà.

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Le richieste del WWF

Rappresentando uno dei momenti cruciali per la lotta globale al cambiamento climatico, anche le associazioni ambientaliste si mobilitano per indicare le proprie strategie  ai leader mondiali. Tra queste, il WWF – in questi ultimi anni sempre più impegnato nell’attività di sensibilizzazione di Istituzioni e cittadini sulla crisi climatica -, che ha pubblicato le “Aspettative per la COP27”, con cui invita i leader e i governi a sfruttare al massimo l’occasione della COP27 per passare dall’ambizione all’azione e limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, prima che la crisi climatica evolva in modo catastrofico, e rispondere ai bisogni delle comunità che già oggi subiscono impatti molto gravi (dal Pakistan al Corno d’Africa, per citare due situazioni tuttora drammatiche).

Sono sei i punti che contraddistinguono le richieste del WWF per la COP27 e riassumono il documento “Aspettative per la COP27”. Il primo chiede che “tutti i Paesi, in particolare quelli con le maggiori responsabilità e capacità, devono essere fortemente impegnati a combattere il cambiamento climatico e a non superare il budget di emissioni a breve, medio e lungo termine”. Si passa poi al concetto per cui “la giusta transizione globale per eliminare i combustibili fossili e costruire sistemi energetici sostenibili, efficienti e rinnovabili dovrà essere accelerata piuttosto che ritardata nell’attuale contesto geopolitico, anche sulla base della decisione sull’energia di Glasgow”.

Terzo elemento è che “la comunità internazionale deve sostenere coloro che si trovano in prima linea nel fronteggiare gli impatti climatici, attraverso aiuti immediati, un aumento degli sforzi per sostenere l’adattamento e costruire la resilienza climatica e l’istituzione di uno strumento finanziario dedicato alle perdite e ai danni (Loss &Damage)”. Al quarto si passa alla richiesta di impegno rivolta ai Governi che “devono essere pienamente impegnati ad adottare misure sempre più ambiziose per attuare la Convenzione Quadro sul Clima e il suo Accordo di Parigi, comunque rispettando gli impegni finanziari e accelerando l’attuazione degli NDC (impegni dei singoli paesi) in linea con la limitazione del riscaldamento a 1,5°C, l’equità e la giusta ripartizione degli sforzi globali che riflettano le responsabilità e le capacità nazionali”. E ancora:  “Tutte le Parti, gli stakeholders, gli osservatori della società civile, le popolazioni locali, le donne, i giovani e i rappresentanti delle comunità più vulnerabili devono avere accesso e influenza effettivi nei processi decisionali”.

Infine, “l’azione per il clima deve contribuire e massimizzare la protezione, la gestione sostenibile e il ripristino degli ecosistemi, mantenendo e rafforzando il loro potenziale per la mitigazione e l’adattamento, in linea con i risultati già noti del Sesto Rapporto IPCC”.

La #COP27

Cresce l’interesse anche online per la #COP27: lo confermano i dati delle conversazioni sui social, che anticipano spesso gli argomenti per i quali sta crescendo l’interesse generale.

#Cop27 nei trend di Twitter

Ora, su Twitter, l’analisi dei cosiddetti trend topic, rende chiari i temi che in un determinato momento ricevono più attenzione da parte degli utenti. E la 27a Conferenza delle Parti dell’Unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change) è salita alla ribalta del social network da poco acquistato da Elon Musk.

Secondo la Social Media Analytics Platform di GlobalData, nel periodo che precede la conferenza, le conversazioni degli influencer su Twitter hanno iniziato ad accumularsi e hanno registrato una crescita del 150% del tag COP27 nel mese di ottobre, rispetto al mese precedente.

L’aumento maggiore delle conversazioni degli influencer su Twitter è stato registrato nell’ultima settimana di ottobre, quando l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico ha dichiarato che le emissioni globali di CO2 aumenteranno del 10,6% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010, rispetto alla valutazione del 13,4% fatta durante la COP26.

Un’altra impennata nelle conversazioni degli influencer si è registrata nella prima settimana di ottobre, quando la sponsorizzazione di The Coca-Cola Company per l’evento COP27 ha subito il contraccolpo degli influencer di Twitter. Alcuni attivisti ambientali, infatti, hanno criticato l’azienda per il greenwashing e hanno chiesto all’Unfccc di revocare la sponsorizzazione.

Tra le voci più influenti su Twitter a riguardo dell’argomento COP27, Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è emerso come la voce più importante con un punteggio globale di 89.

Altre voci di spicco sono state quelle di Ketan Joshi, scrittore freelance sul clima e l’energia; Javier Blas, editorialista di Bloomberg su energia e materie prime; Peter Kalmus, scienziato del clima presso il Jet Propulsion Laboratory della Nasa; Mike Hudemand, direttore delle comunicazioni di Canopy Planet.

“Non sprecare”

L’installazione a Milano di Azione contro la fame

Anche Azione contro la Fame sarà presente alla Conferenza mondiale sul clima a Sharm el-Sheikh. L’organizzazione umanitaria chiede misure vincolanti per limitare e superare la crisi climatica e passi coerenti verso un sistema alimentare globale sostenibile. L’ONG internazionale riassume le sue richieste nel suo position paper “Non affamate il nostro futuro”.

Anche in questo caso, le richieste si concretizzano in punti: nel suo documento di posizionamento, l’ONG internazionale chiede che “gli impegni per il raggiungimento dell’obiettivo ESG di 1,5° C siano rispettati in modo vincolante, che i finanziamenti internazionali per il clima siano aumentati in modo significativo, che sia ampliato il sostegno alle necessarie misure di adattamento al clima a livello mondiale, che i sistemi alimentari globali siano resi più sostenibili e resilienti”.

Il rapporto dell’UNICEF

Si mobilita anche l’UNICEF, che ha pubblicato l’Indice di rischio climatico per i bambini (CCRI) della regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA), con particolare attenzione all’Egitto. L’Indice mette in luce la vulnerabilità dei bambini che vivono in molti Paesi della regione agli impatti dei cambiamenti climatici.

In vista della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP27, il rapporto si concentra sull’impatto dei cambiamenti climatici sui bambini e sulle famiglie egiziane, rispetto al resto della regione. Il rapporto rivela che in relazione all’ “esposizione agli shock climatici e ambientali”, l’Egitto si colloca nella categoria di “rischio estremamente elevato”, con un punteggio nell’indice di 7,3 (su 10) – il più alto della regione. L’Egitto è altamente esposto agli shock climatici e ambientali: ad esempio, si stima che 5,3 milioni di bambini siano esposti alle ondate di calore. Le temperature medie in Egitto sono aumentate di 0,53 gradi Celsius per decennio negli ultimi 30 anni. L’Egitto rientra tra i primi tre Paesi della regione in quattro parametri di rischio su sette.

In quattro Paesi in Medio Oriente e Nord Africa vivono bambini che affrontano rischi elevati o molto elevati di cambiamento climatico. Ciò significa che nel 2021 circa 86 milioni di bambini (0-17 anni) e oltre 34 milioni di giovani (15-24 anni) hanno dovuto affrontare questi rischi. Entro il 2050, questi Paesi probabilmente avranno più di 103 milioni di bambini e 53,5 milioni di adolescenti che, in assenza di interventi immediati di mitigazione e adattamento, saranno più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici.

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