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COP21, sfida italiana alla “grande sete”

acqua
Alessandro Russo Presidente Gruppo CAP

Alessandro Russo presidente Gruppo CAP

Oggi, l’85% della popolazione mondiale vive in zone aride o semi aride. Entro il 2050 la domanda di acqua aumenterà del 55%. La causa è sempre il cambiamento climatico le cui ripercussioni sulla risorsa idrica sono visibili anche nel nostro Paese. Secondo quanto descritto nel rapporto 2014 del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) delle Nazioni Unite, alla fine del secolo almeno 1miliardo di persone non avrà acqua sufficiente nelle città.

Le preoccupazioni relative alla sua qualità e quantità e la differente disponibilità aumentano di giorno in giorno, tanto che il suo valore si sta avvicinando sempre di più a quello del petrolio e di altre risorse strategiche. Diventa, quindi, fondamentale trovare soluzioni concrete e immediate per garantirne l’approvvigionamento.

In Lombardia, per esempio, l’intero sistema idrico soccombe sempre più alla maggiore frequenza e intensità degli eventi climatici estremi, con la riduzione progressiva della disponibilità di risorse idriche utili (superficiali e sotterranee) e dell’umidità del suolo.

Il Gruppo CAP, azienda che gestisce il servizio idrico di oltre duecento comuni della Lombardia, è in prima linea sulla sfida del climate change e sarà presente al vertice sul clima COP21 a Parigi, dove si discute anche della “grande sete” di fine secolo.

Il 69% degli italiani si sente ottimista sugli effetti della Conferenza Mondiale sul Clima in corso in questi giorni nella capitale francese, che inciderà tanto sulle azioni dei singoli Paesi quanto sui comportamenti dei cittadini. Il dato, che mette in evidenzia quanto gli italiani si stiano dando da fare per la riduzione delle emissioni e quanto siano alte aspettative dal summit che si conclude il prossimo 12 dicembre, fa parte di uno studio realizzato da Lorien Consulting e da Nuova Ecologia.

«Chi, come la nostra azienda, ha come missione la gestione sostenibile dell’acqua, ha il dovere di rispondere concretamente alla sfida del clima che cambia – ha affermato il presidente del Gruppo CAP Alessandro Russo -. Nasce da qui CAP 21, cioè ventuno impegni di sostenibilità, il programma che ci vedrà impegnati per tutto il 2016 e nei prossimi anni, per rendere trasparenti e tangibili i risultati che ci proponiamo di raggiungere con il nostro Piano degli investimenti, 600milioni di euro in cinque anni che avranno un forte impatto sull’ambiente».

Per smaltire l’eccesso di acque meteoriche e l’innalzamento della falda, il Gruppo CAP ha avviato il progetto pilota, in collaborazione con Consorzio Est Ticino Villoresi e l’Università Statale di Milano, per il recupero del reticolo idrico minore in buona parte costruito e progettato nel medioevo. Si tratta di un percorso di prevenzione che mette in campo soluzioni progettuali innovative di ingegneria idraulica e ambientale che permetterà di evitare per quanto possibile gli effetti rovinosi delle bombe d’acqua e sfruttare la risorsa in eccesso in agricoltura.

Il Gruppo CAP è il primo in Italia e in Europa ad adottare il Water Safety Plan (Wsp), un apparato sviluppato con la consulenza dell’Istituto Superiore di Sanità, che consente di effettuare controlli in relazione ai rischi presenti sul territorio.

Grazie a questo sistema “personalizzato” sarà quindi possibile scegliere di aumentare o ridurre la frequenza dei campionamenti nelle zone di approvvigionamento ed estendere la lista di sostanze da monitorare in caso di preoccupazioni per la salute pubblica, coinvolgendo in modo attivo anche i Comuni e i cittadini.

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