Cop 28, le suore difendono chi è al margine e i giovani non sanno cos’è il climate change

Ph Uisg Sisters

Il clima visto dai margini e dai piccoli per una Cop28 più inclusiva

 

La prospettiva è interessante perchè il punto di vista è alternativo a quello delle compagni petrolifere, dei Paesi che firmano documenti e scelgono le politiche che condizionano il rapporto dell’umanità con il clima e il surriscaldamento del pianeta. Per Cop28 di Dubai sono stati così selezionati rappresentanti per il “Programma internazionale dei delegati per il clima dei giovani”, i Paesi meno sviluppati (PMS), i piccoli stati insulari in via di sviluppo (SIDS), le popolazioni indigene e i gruppi minoritari globali.

Tra i soggetti più vulnerabili ed emarginati anche chi non ti aspetti.

Da un lato le e suore, impegnate in ogni parte del mondo ad affrontare le sfide ambientali con l’azione e l’advocacy, in prima linea in un movimento che vuole modellare le conversazioni globali sulle tematiche di sviluppo attorno ai bisogni delle comunità locali.

Dall’altro i risultati di un sondaggio Unicef-Gallup, da cui emerge che la maggior parte dei bambini e dei giovani dicono di aver sentito parlare del cambiamento climatico ma solo la metà comprende cosa sia.

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Dai margini al centro del dibattito globale

Integrare l’azione climatica con un approccio olistico per affrontare la perdita di biodiversità, l’inquinamento e le sfide ambientali. Integrare la cura per l’ambiente e la cura per le persone, rifiutando le abitudini di consumo distruttivo. Integrare le istanze dei più vulnerabili all’interno dei quadri istituzionali e di leadership, garantendo che le voci di chi è colpito in prima linea dal cambiamento climatico siano al centro del dibattito globale: sono questi i punti fondamentali che l’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), l’organizzazione che riunisce 1.903 membri in rappresentanza di oltre 600.000 suore nel mondo, porta a Cop28, la Conferenza delle parti delle Nazioni Unite dedicata al clima a Dubai.

L’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), fondata nel 1965 su ispirazione del Concilio Vaticano II, promuove la collaborazione tra le congregazioni femminili cattoliche. Oltre alla sua missione principale di formazione, sostegno e connessione, agisce come organizzazione ombrello per le suore impegnate ad affrontare alcune delle sfide di sviluppo più urgenti del nostro tempo.

Nel novembre 2022, con il sostegno del Global Solidarity Fund, la UISG ha lanciato Sorelle per l’ambiente: integrare le voci dai margini, una dichiarazione che esprime la visione delle suore per una conversione ecologica radicata nella fede. Questa dichiarazione ha delineato le priorità che hanno guidato l’advocacy della UISG nel 2023, tra cui il Sister-led dialogue on the environment, diverse tavole rotonde con cui la Uisg ha istaurato dialoghi con gli ambasciatori presso la Santa Sede, e le collaborazioni con nuovi partner, per culminare nella prima rappresentanza della Uisg in un vertice Cop.

Sister Maamalifar Poreku (Ph Uisg Sisters)

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La presenza nasce dalla volontà di esplorare come possiamo farci tramite di uno scambio virtuoso di prospettive, idee e opportunità tra comunità locali e forum decisionali – spiega Suor Maamalifar Poreku, coordinatrice della campagna Uisg Seminando speranza per il pianeta. – Come ci ricorda Papa Francesco nella Laudato Sì,’ ‘non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale’. È per questo che, come Uisg, crediamo che per affrontare la crisi climatica sia necessario un approccio centrato sull’essere umano: vogliamo vedere le persone più colpite dai cambiamenti climatici influenzare direttamente le decisioni riguardanti l’allocazione delle risorse e, in particolare, dei finanziamenti. Facendo leva del profondo coinvolgimento delle suore con le comunità vulnerabili, la Uisg vuole contribuire a portare le voci più marginalizzate nei forum decisionali. Allo stesso tempo, crediamo che la capillarità della nostra rete possa contribuire anche a garantire che le politiche globali siano attuate a livello locale, favorendo trasparenza e responsabilità”.

Per il prossimo 2024, la Uisg focalizzerà il suo operato su tre importanti sfide:

  • mitigare il rischio di replicare paradigmi neocoloniali nelle soluzioni di “energia pulita” e promuovere la trasparenza nelle iniziative cosiddette “green”;
  • limitare l’espansione di nuovi progetti minerari per proteggere l’ambiente e ridurre l’impatto delle attuali industrie estrattive sui mezzi di sussistenza e sulla salute delle persone vulnerabili;
  • promuovere finanziamenti giusti e trasparenti per un’economia rigenerativa e sostenere le comunità e le istituzioni cattoliche in un approccio agli investimenti basato sulla fede.

“Per affrontare alla radice le cause profonde di questa crisi epocale, dobbiamo incoraggiare i nostri leader a cercare soluzioni radicali per sfide radicali. Come UISG, ci impegniamo a camminare fianco a fianco con le comunità che vivono ai margini globali, per muoverci insieme verso un futuro sicuro, giusto e pacifico per tutte le persone e per il nostro sacro pianeta” conclude Suor Maamalifar.

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Un mondo tumultuoso visto con gli occhi dei bambini

Il sondaggio globale commissionato da Unicef  a Gallup, che ha raggiunto più di 55.000 persone in 55 Paesi, ha rilevato che in media l’85% dei giovani fra i 15 e i 24 anni in 55 paesi afferma di aver sentito parlare del cambiamento climatico, ma solo il 50% di loro ha indicato la definizione corretta secondo lo United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) quando è stato chiesto di scegliere fra “cambiamenti stagionali del clima che si verificano ogni anno” ed “eventi meteorologici più estremi e un aumento delle temperature medie mondiali derivanti dall’attività umana”.

La conoscenza del cambiamento climatico fra i giovani è minore nei paesi a reddito basso e medio basso – i più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico – come Pakistan (19%), Sierra Leone (26%) e Bangladesh (37%).

Ph Unicef-Gallup

“I giovani sono stati tra i più grandi eroi nel guidare l’azione per affrontare l’impatto dei cambiamenti climatici. Hanno chiesto un’azione per il clima nelle strade o nelle sale riunioni, e dobbiamo fare ancora di più per garantire che tutti i bambini e i giovani comprendano la crisi che incombe sul loro futuro”, ha dichiarato la Direttrice generale di Unicef Catherine Russell. “Alla Cop28, i leader devono impegnarsi a garantire che i bambini e i giovani siano istruiti sul problema, presi in considerazione nelle discussioni e coinvolti nelle decisioni che influenzeranno le loro vite per i decenni a venire”.

Secondo l’Indice di rischio climatico per i bambini, pubblicato dall’Unicef nel 2021, i bambini di tutti e tre i Paesi sono classificati come a rischio estremamente elevato per gli impatti dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale, che minacciano la loro salute, l’istruzione e la protezione e li espongono a malattie mortali.

Il sondaggio globale – che fa seguito all’iniziale Changing Childhood Project del 2021 – analizza i risultati del sottoinsieme di domande del Gallup World Poll 2023 dell’Unicef. Oltre al cambiamento climatico, esplora due sfide a lungo termine che influenzano la vita dei bambini e dei giovani: la fiducia nell’informazione e le limitazioni al cambiamento politico in un mondo globalizzato.

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Per quanto riguarda la fiducia nelle informazioni, i risultati mostrano che il 60% dei giovani intervistati utilizza i social media come fonte primaria di notizie e informazioni, ma solo il 23% ha molta fiducia nelle informazioni presenti su queste piattaforme. Di fatto, i social media sono la fonte di informazione in cui si ha meno fiducia tra tutte le istituzioni coinvolte nel sondaggio. In linea con i risultati iniziali di Changing Childhood, i dati riflettono l’impatto della globalizzazione su questa generazione, con il 27% dei giovani intervistati che si identificano come cittadini del mondo, una percentuale superiore a quella di qualsiasi altro gruppo di età intervistato. La visione del mondo più ampia che il sondaggio individua tra le giovani generazioni può dare speranza in maggiori alleanze e collaborazioni transfrontaliere sulla crisi climatica, sul calo della fiducia e su altri problemi globali.

“Questa ricerca offre preziose indicazioni su come i bambini e i giovani vedono le tre sfide a lungo termine che caratterizzano il nostro mondo, oggi e in futuro”, ha dichiarato Joe Daly, senior partner di Gallup. “Evidenziare le prospettive dei giovani è fondamentale. Aiuta i politici di oggi a comprendere le esigenze e le opinioni delle nuove generazioni in un’epoca di rapidi cambiamenti e incertezze”.

Ad agosto, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha affermato il diritto dei bambini a un ambiente pulito, sano e sostenibile, a seguito del riconoscimento dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel luglio 2022 che un ambiente pulito, sano e sostenibile è un diritto umano. La guida affronta esplicitamente l’emergenza climatica, il crollo della biodiversità e l’inquinamento dilagante e delinea le contromisure per proteggere le vite e le prospettive di vita dei bambini,  che nonostante i diritti ratificati da 196 Stati nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, “sono largamente ignorati nelle decisioni prese per affrontare la crisi climatica, il che significa che le loro specifiche vulnerabilità, i loro bisogni e i loro contributi sono spesso trascurati”.

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