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Cop 28, almeno sulla carta il passo in avanti c’è

Foto di Stefan Keller da Pixabay

“Un accordo è buono quanto la sua attuazione. Questo consenso storico è solo l’inizio del cammino”.

 

Così Sultan Ahmed Al Jaber, il presidente della Cop28 presentando il documento finale che da più parti si definisce “storico”.

I 198 delegati alla Cop28, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, hanno approvato il ‘Global Stocktake’ che comprende le azioni per ridurre le emissioni di gas serra e, rispetto all’ultima, molto contestata bozza, è scomparsa la dicitura “phase-out”, cioè eliminazione graduale del fossile che più di 100 paesi avevano invocato, e si è chiesto di “transitare fuori” accelerando l’azione di dismissione dei combustibili fossili in modo giusto, ordinato ed equo, accelerando l’azione in questo decennio comunque definito “critico”.

L’obiettivo va raggiunto entro il 2050, prevedendo che il mondo raggiunga il picco massimo di emissioni di carbonio entro il 2025, ma si lascia un margine di manovra a singoli paesi come la Cina per raggiungere il picco più tardi.

L’accordo è stato raggiunto dopo due settimane di intensi negoziati in cui quasi 200 nazioni e più di 80.000 delegati hanno discusso su come affrontare la crisi climatica.

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“Abbiamo presentato un solido piano d’azione per mantenere l’1,5°C a portata di mano. È un piano equilibrato – ha detto nelle dichiarazioni finali Al Jaber – che affronta le emissioni ed è costruito su un terreno comune. Si tratta di un pacchetto storico per accelerare l’azione sul clima. Molti dicevano che ciò non poteva essere fatto. Per la prima volta, per ridurre il metano e le emissioni, nel nostro accordo finale è presente un testo sui combustibili fossili. Siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo. Dobbiamo trasformare questo accordo in un’azione tangibile. Se ci uniamo, possiamo avere un profondo effetto su tutto il nostro futuro. L’inclusione ci ha fatto andare avanti nei giorni difficili. Tutti sono stati ascoltati, dai popoli indigeni ai giovani fino al Sud del mondo. Abbiamo riformulato il dibattito sui finanziamenti per il clima. Abbiamo integrato l’economia reale nella sfida climatica”.

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La prima cosa da fare: triplicare il rinnovabile

Foto di Tumisu da Pixabay

La prima azione è quella di “triplicare la capacità di energia rinnovabile” e “raddoppiare l’efficienza energetica media” da qui al 2030 per poi “accelerare gli sforzi per eliminare gradualmente il carbone senza misure di riduzione”, l’uso di “carburanti a zero o basse emissioni” e “la transizione dai combustibili fossili in modo giusto, ordinato ed equo”. Ciò deve essere accelerato “in questo decennio cruciale per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050”.

L’obiettivo è il 2050, ma non è chiaro se entro quella data, i Paesi dovranno aver abbandonato completamente la loro dipendenza dall’energia fossile. Eppure è una questione fondamentale secondo il calendario della battaglia sul clima.

Nel testo si afferma che la comunità internazionale “riconosce la necessità di riduzioni profonde, rapide e durature dei gas serra” e a tal fine “chiede alle parti di contribuire” con un elenco di azioni per il clima, “secondo le rispettive circostanze nazionali”.

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Wwf: pianeta in ginocchio ma non tutto è perduto

La conclusione della Cop28 di Dubai rappresenta un momento significativo per l’azione globale per il clima: i Paesi presenti al vertice delle Nazioni Unite sul clima hanno concordato di “transitare fuori dai combustibili fossili”, ma non si sono impegnati per la completa eliminazione di carbone, gas e petrolio.

Così commenta la firma sul documento finale Manuel Pulgar-Vidal, responsabile globale del clima e dell’energia del WWF, aggiungendo: “La Terra come la conosciamo è in ginocchio ma non è spacciata, dato che i Paesi alla COP28 hanno concordato di transitare fuori dai combustibili fossili. La decisione di abbandonare i combustibili fossili rappresenta un momento significativo. Dopo tre decenni di negoziati sul clima delle Nazioni Unite, i Paesi hanno finalmente spostato l’attenzione sui combustibili fossili inquinanti, che causano la crisi climatica. Questo risultato deve segnare l’inizio della fine dell’era dei combustibili fossili”.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia ha affermato: “Il testo finale rappresenta un miglioramento rispetto all’ultima versione, che era inaccettabile, anche se è ancora molto permeato e influenzato dalle lobby fossili e da quelle delle false soluzioni (nucleare, cattura e stoccaggio del carbonio). Pessima la menzione dei combustibili per la transizione, una transizione che gli interessi del gas tendono a rendere infinita ed enormemente più dispendiosa, proprio perché consistenti fondi tengono in piedi il sistema fossile. Controproducente anche l’inclusione di nucleare e cattura e stoccaggio del carbonio, elencati come tecnologie a zero e a basse emissioni.

Il testo finale – ha detto Midulla – invita tutti i Paesi a seguire la scienza del clima dell’IPCC e afferma l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, ma le indicazioni della decisione non sono in linea con questo obiettivo. Per un pianeta vivibile abbiamo bisogno della completa eliminazione di tutti i combustibili fossili e della transizione verso un futuro di energia rinnovabile nonché a un sistema votato a risparmiare energia e risorse e a usarle nel modo più efficiente possibile.

Foto di Charles Nambasi da Pixabay

Nel testo – prosegue la delegata Wwf – sentiamo ancora gli interessi non solo dei Paesi produttori di idrocarburi, ma soprattutto delle potenti compagnie occidentali, incluse le nostre, che i combustibili fossili li estraggono, gestiscono e vendono, insomma di coloro che cercheranno di farci comprare, a caro prezzo, sino all’ultima goccia di petrolio e molecola di gas naturale. La vera riflessione da fare, al più presto, è capire come rendere molto più influenti coloro che tutelano gli interessi collettivi e di chi non ha voce, dai poveri alla natura. ‘Uscire dai combustibili fossili è inevitabile’, dice Guterres: perché sia un percorso veloce, come la comunità scientifica indica per affrontare la crisi climatica, e porti nuove opportunità, la transizione va accompagnata da governi davvero indipendenti e custodi dell’interesse generale.  Il nostro lavoro è appena iniziato e continua in Italia”.

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Legambiente: un passo in avanti, ma tre nei

L’accordo della Cop28 “sancisce per la prima volta l’uscita dalle fonti fossili in modo da raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050″, e “la scelta di prevedere una ‘transition away’ graduale per la fuoriuscita da gas, petrolio e carbone rappresenta un timido passo avanti su cui, però, ora i Paesi devono dimostrare azioni decise, senza più tentennamenti o inspiegabili rinvii, perché il tempo incalza e la crisi climatica avanza ad un ritmo sempre più veloce”.

Tre punti deboli però “legati al ricorso alle tecnologie d’abbattimento di emissioni di anidride carbonica e all’utilizzo di fonti fossili come combustibili di transizione per garantire la sicurezza energetica. È inoltre mancato un serio impegno per la finanza climatica indispensabile per aiutare i paesi più poveri e vulnerabili ad accelerare la fuoriuscita dalle fossili”. Ora l’Europa e l’Italia spiega Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente,  dovranno impegnarsi perchè “si acceleri questa uscita dai combustibili fossili raggiungendo almeno il 50% di rinnovabili e almeno il 20% di efficienza energetica per ridurre le emissioni del 65% entro il 2030, e così facendo arrivare alla fuoriuscita del gas fossile entro il 2035 per raggiungere il 100% da rinnovabili nel settore elettrico e dal petrolio nel 2040, e quindi raggiungere la neutralità climatica prima del 2050. Solo in questo modo a livello globale potremmo mantenere vivo l’obiettivo del grado e mezzo”.

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ActionAid: Paesi poveri abbandonati sul clima

“Mentre il testo manda un segnale che l’industria fossile ha i giorni contati, i Paesi più ricchi hanno chiaramente rifiutato di offrire nuovi finanziamenti per aiutare i Paesi in via di sviluppo a rendere questi obiettivi una realtà raggiungibile. I Paesi ricchi vogliono avere la botte piena e la moglie ubriaca. Ma dovrebbero ricordare che non esistono obiettivi climatici gratuiti. Questo testo significa che i Paesi a basso reddito, già indebitati a causa dei costi dei disastri climatici, potrebbero essere costretti a fare scelte impossibili tra sicurezza economica e azione per il clima”.  Così Teresa Anderson, responsabile globale di ActionAid per la giustizia climatica: “Il testo presenta molte scappatoie e offre diversi regali ai cosiddetti “greenwashers”, che mistificano la reale uscita dai fossili con tecnologie “verdi”, inserendo la cattura e lo stoccaggio del carbonio, i cosiddetti combustibili di transizione, l’energia nucleare e i mercati del carbonio. Complessivamente, traccia una strada accidentata verso un futuro senza fossili“.

Sul greenwashing interviene anche Silvia Francescon, responsabile Agenda Ecologia Unione Buddhista Italiana: “Il testo adottato a Dubai è in grado di porre le basi per la fine dell’era dei combustibili fossili già a partire da questa decade.  Ora è il tempo dell’attuazione, dell’allineamento dei Piani nazionali all’obiettivo di contenere l’incremento delle emissioni entro l’1.5°C, di adempiere agli impegni adottati a Dubai di triplicare le fonti rinnovabili e raddoppiare l’efficientamento energetico, nonché di dare seguito agli impegni per la finanza per il clima”. Per l’Agenda buddista che propone incontri, momenti di condivisione, progetti di ricerca, training e strumenti per coltivare una risposta appropriata ai cambiamenti derivanti dalla crisi ambientale: “I riferimenti a certe tecnologie, come la CCS, devono essere monitorati con attenzione per non aprire al greenwashing e altrettanta attenzione deve essere posta sulla trasformazione dei sistemi alimentari che non può essere affidata a false soluzioni ipertecnologiche. Agroecologia e agricoltura rigenerativa hanno dimostrato di essere i migliori antidoti ai cambiamenti climatici”.

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Coldiretti: accordo nell’anno più caldo di sempre

A sottolineare però che la situazione è climaticamente critica è Coldiretti: “L’accordo sul documento finale della Cop28 a Dubai è stato raggiunto nell’anno che si appresta a classificarsi come il più caldo mai registrato nel pianeta con la temperatura record sulla superficie della terra e degli oceani, superiore di 0,13 gradi rispetto al 2016 che deteneva il primato fino ad ora”.

La tendenza al surriscaldamento è evidente anche in Italia dove il 2023 si classifica  al secondo posto tra gli anni più caldi dal 1800 con una temperatura superiore di 1,05 gradi la media storica da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1800, secondo l’analisi della Coldiretti sui dati Isac Cnr nei primi undici mesi. Un andamento che è destinato a cambiare la classifica degli anni più roventi negli ultimi due secoli in Italia che si concentra nell’ultimo decennio e comprende fino ad ora nell’ordine secondo l’analisi della Coldiretti il 2022 il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020.

maltempo
Foto di Tobias Hämmer da Pixabay

L’anomalia climatica del 2023 è stata accompagnata fino ad ora da una media di oltre 9 eventi estremi al giorno per il maltempo lungo la Penisola, tra grandinate, trombe d’aria, bombe d’acqua, ondate di calore e tempeste di vento che hanno provocato vittime e danni secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’European Severe Weather Database (Eswd).

Il risultato è il crollo dei raccolti nazionali che mette a rischio gli alimenti base della dieta mediterranea con riduzioni che vanno dal 20% per il vino al 30% per le pesche e nettarine ma anche la produzione dell’olio extravergine nazionale è stimata in circa 290mila tonnellate, ben al di sotto della media dell’ultimo quadriennio. Un’annata nera per l’agricoltura italiana con danni che, tra coltivazioni e infrastrutture, superano i 6 miliardi a causa dei cambiamenti climatici. 

“Siamo di fronte – sottolinea la Coldiretti – ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo con effetti devastanti come dimostrano le alluvioni in Romagna e in Toscana”.

“L’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa ed è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.

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