COP 26, la seconda bozza è peggio della prima?

COP26
Glasgow, COP26

Malumori anche per la seconda bozza del documento finale di COP 26. Toni sfumati nella transizione alle energie rinnovabili, anche se resta l’impegno degli Accordi di Parigi a mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°. WWF: “La bozza fa passi indietro, chiediamo impegno a eliminare i sussidi ai combustibili fossili”

È uscita stanotte la bozza del possibile accordo tra i quasi 200 paesi partecipanti a COP 26, ma, come si suol dire, “la toppa è peggio dello strappo”. Nel senso che rispetto alla prima bozza di mercoledì 10 novembre, il nuovo documento, pur se tiene la barra dritta sull’impegno preso a Parigi durante COP 21 di non andare sotto 1,5 ° di riscaldamento globale entro il 2030 e ribadendo l’impegno a sostenere i paesi più poveri verso la transizione energetica, elimina azioni decisive in aree chiave che comparivano nella prima bozza come il sostegno economico ai paesi sottosviluppati.

È sicuro che COP 26 non si chiuda alle 19 come previsto ma continui fino a domani proprio per limare il documento finale. Si lavora addirittura sulle virgole per licenziare un testo che  vada incontro alle esigenze dei paesi più industrializzati e di quelli più poveri, delle lobby del petrolio e del carbone che non intendono rinunciare a lauti guadagni, degli attivisti ambientalisti, che hanno già bollato il vertice come fallimentare.

Ecco intanto le principali novità del nuovo documento.

La seconda bozza

La seconda bozza ripropone l’appello ad “accelerare l’eliminazione graduale del carbone e dei sussidi per i combustibili fossili” , malgrado la nettissima opposizione di Paesi produttori come l’Arabia Saudita, e “riafferma l’obiettivo globale a lungo termine di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2C rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5C”. Quel “proseguire gli sforzi” non è piaciuto a molti, perché alleggerisce la stretta verso la decarbonizzazione e lascia tutto alla buona volontà dei paesi. La riprova sta ne fatto che scompare la previsione – presente nella prima bozza – di un ulteriore aggiornamento entro la fine del 2022  concesso ai paesi per mettersi in linea con quanto previsto da questa COP 26. Sparito anche l’invito ad attivare entro il 2023 il fondo di 100 miliardi di dollari per i paesi più vulnerabili , sostituito da un più blando invito rivolto ai paesi sviluppati “a deliberare pienamente e urgentemente sull’obiettivo dei 100 miliardi di dollari e fino al 2025”.

Viene mantenuta la riduzione del 45% di emissione di CO2 entro il 2030. La grande novità è l’inclusione per la prima volta del metano tra le fonti principali di inquinamento e l’invito a una “profonda riduzione anche di altri gas serra oltre alla CO2“. La nuova bozza inoltre inserisce il ruolo di giovani, donne e delle popolazioni indigene nella difesa del pianeta (“le parti interessate a livello locale, nazionale e regionale, comprese le popolazioni indigene e le comunità locali, per evitare, ridurre al minimo e affrontare perdite e danni associati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici”), ma ad un certo punto introduce una frase sibillina. Parlando degli sforzi dei vari paesi nel combattere il cambiamento climatico entro il 2030, il documento “chiede alle parti di rivedere e rafforzare gli obiettivi 2030 nei loro contributi determinati a livello nazionale, se necessario per allinearsi all’obiettivo di temperatura dell’accordo di Parigi entro la fine del 2022, tenendo conto delle diverse circostanze nazionali. E infine, mancano le regole per attuare l’Accordo di Parigi.

Insomma una serie di inviti e appelli, ma poco di concreto e cogente, perché la nuova bozza in definitiva non garantisce se si arriverà all’agognato obiettivo di -1,5° . Si spera a questo punto che COP 27, che si svolgerà in Egitto, possa trasformare gli appelli in azioni

WWF: “ci aspettavamo di più”

Deluso il WWF, che aveva tenuto una linea più sfumata nelle osservazioni alla prima bozza di accordo e aveva chiesto maggiore concretezza. “La nuova bozza ha fatto passi indietro rispetto ad alcune aree chiave, fa sapere l’associazione del panda. Deboli più della prima bozza sono, infatti, le parti relative all’eliminazione accelerata dell’energia elettrica a carbone e del taglio ai sussidi per i combustibili fossili, a cui riguardo mancano scadenze precise e impegni concreti.

Ma il WWF non chiude al dialogo e riconosce l’intenzione nel documento di innalzare gli impegni sul clima entro il 2022, che continua ad essere presente nel testo, ma non è ancora allineato a 1,5?. E suggerisce di spostare i sostanziosi sussidi economici dai combustibili fossili ai soldi da impegnare nella transizione energetica che a Glasgow non hanno raggiunto i 100 miliardi che ci si era ripromessi.

WWF apprezza anche il ruolo cruciale della natura nel raggiungimento dell’obiettivo fissato dell’Accordo di Parigi inserito nel testo al vaglio dei negoziatori e la raccomandazione ai governi di incorporare la natura nei loro piani d’azione nazionali per il clima.

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