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Convergences 2015: verso gli Obiettivi del Millennio

Se imprese, poteri pubblici, settore associativo e iniziative individuali, collaborano con l’obiettivo di mettere insieme idee ed azioni, gli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà stabiliti dall’ONU nel 2000 possono ragionevolmente diventare reali. Con questo intento il Forum europeo Convergences 2015 (dove 2015 sta ad indicare la data entro cui questi traguardi vanno raggiunti) ha voluto portare alla luce le tante esperienze di economia solidale a tutela dell’ambiente e orientate alla riduzione della povertà.

Più di 1 miliardo di persone vive in condizioni di povertà estrema, spesso connessa al degrado ambientale

Microcredito e finanza solidale, commercio equo, economia e impresa sociale, cooperazione internazionale, tutti questi modelli di sviluppo sono stati passati al setaccio – e in alcuni casi anche premiati – per dare al mondo un segnale forte e chiaro.

Obiettivi del Millennio: un altro mondo possibile? – Il Rapporto 2010 dell’ONU registra un aggravamento generale delle condizioni di povertà estrema. I progressi realizzati ad oggi sono insufficienti ed i risultati ancora lontanissimi dall’essere raggiunti, con particolare riguardo allo stato della salute materna, all’uguaglianza dei sessi, alla protezione della biodiversità. Complice di tale aggravamento generale, secondo Susan George, presidente onoraria diAttac France, è una visione smodatamente neoliberista del capitalismo, nelle sue declinazioni più detestabili: concessioni di potere smisurato ad un’oligarchia finanziaria generatrice di cicliche crisi; disimpegno dei poteri pubblici nella gestione del welfare e del bene comune; privatizzazione del benessere ed investimenti militari; cecità delle imprese, affamate di profitto e di mercati, che premiano il capitale a detrimento del territorio, del suo ambiente e delle comunità.

Premiati i 6 migliori progetti di partenariato per un'economia solidale a favore della riduzione della povertà

«E’ un campo di battaglia ideologicamente sanguinoso – aggiunge la George-, in cui bisogna prendere l’abitudine ad agire senza tregua, sperimentando individualmente e collettivamente azioni di resistenza creative e credibili, per mostrare come un altro mondo sia possibile». Dalle riflessioni e dalle esperienze a confronto, emerge dunque una lettura fortemente critica del capitalismo che, lungi dall’essere la risposta migliore agli interessi dell’umanità, è responsabile di un aumento delle ineguaglianze e del degrado ambientale.

Cercare altri modi di produrre, consumare e decidere – Ed infatti, accanto all’economia di mercato, fioriscono proposte di modelli economici alternativi d’impresa, che non mirano al profitto ma al raggiungimento di obiettivi sociali ed ambientali. Iniziative imprenditoriali riparatrici degli errori dell’economia di mercato, che tessono forme innovative di solidarietà su scala locale. Sperimentazioni diverse, ma accomunate dalla stessa visione d’avvenire: un progetto economico al servizio dell’utilità sociale, una pratica etica, una governance democratica, una dinamica di sviluppo fondata sull’ancoraggio territoriale e la mobilitazione cittadina. Sono risposte virtuose alle conseguenze della crisi mondiale che forse non offrono la soluzione, ma i cui valori e pratiche possono incitare i poteri pubblici, le aziende e i cittadini a cambiare comportamenti per tendere ad un’economia più solidale, equa e responsabile.

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