Consumo del suolo, a che punto siamo? L’analisi di Picciafuoco tra “cauto ottimismo e perplessità”

Riccardo Picciafuoco

Da una parte l’ottimismo – «per il recupero del patrimonio edilizio obsoleto, che significa riqualificazione di quello presente» –, dall’altra perplessità e dubbi «sul futuro e gli effetti dell’agrifotovoltaico». È lucida e articolata l’analisi di Riccardo Picciafuoco, esponente del Forum Salviamo il Paesaggio sullo stato dell’arte della normativa in maniera di consumo di suolo.

Architetto e urbanista, vicepresidente del Parco del Conero e rappresentante delle associazioni ambientaliste, Riccardo Picciafuoco sarà uno dei relatori protagonisti del seminario “Consumo di suolo in Puglia”, promosso dall’Ordine dei Geologi della Puglia, l’Università di Bari e la Sigea, in programma nel pomeriggio di giovedì 16 dicembre nell’aula magna del Palazzo di Scienze della Terra, nel Campus Universitario di Via Orabona 4, Bari.

Sarà l’occasione per analizzare problemi e prospettive relative a pianificazione urbanistica, rischi geologici e rigenerazione ecologica. Ma, soprattutto, di consumo del suolo e di come come negli ultimi 50 anni il suolo consumato sia passato dal 2,7% negli anni ’50 al 7,65% nel 2017.

La proposta di legge

Abbiamo cementificato oltre 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio, una superficie pari all’Emilia Romagna ribadiscono da Salviamo il Paesaggio. E proprio la proposta di legge del Forum sulle norme per l’arresto di consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati sarà uno dei punti al centro dell’intervento di Picciafuoco. «Per quanto riguarda la normativa – spiega Picciafuoco -, dopo il via promettente della proposta del Forum nel marzo 2018, il testo è stato incardinato alla Camera e Senato ed eravamo abbastanza ottimisti. Era partito l’iter ma dopo diverse sedute della Commissione Ambiente al Senato, stranamente si è arenato il dibattito e la proposta non è mai andata in Assemblea». Quello stranamente va messo, ovviamente, tra virgolette. «C’è una parte consistente di costruttori e finanza – lamenta Picciafuoco – che si impegna a impedire che vi sia una legge seria per l’arresto costruzione, perché sembra sempre meno costoso costruire il nuovo».

Una sorta di «accordo trasversale tra una serie di mondi» che però va in contrasto con le indicazioni che arrivano dall’Europa, perché «finalmente – sottolinea l’urbanista – la Commissione Europea sta emanando la direttiva sull’arresto del consumo di suolo netto».

La situazione in Italia

Una delle schede del report Ispra

Ma com’è, concretamente, la situazione in Italia? «Per una valutazione corretta – spiega Picciafuoco – bisogna entrare nel dettaglio: il consumo del suolo non è solo edilizia, ma la componente stretta delle nuove costruzioni si ferma al 35-40%, il resto è rappresentato da strade, infrastrutture e impermeabilizzazione del mondo agricolo». In sostanza, quel dato sul consumo di suolo è ancor più consistente di quanto appare. E va analizzato in un contesto per il quale, come evidenziano anche i puntuali report dell’Ispra, il consumo del suolo non si è fermato neppure in pandemia (Guarda le schede regionali di consumo del suolo). «Noi siamo un Paese con il 7,6% di consumo di suolo – evidenzia  l’esperto – mentre la media europea si attesta intorno al 4.4%. Però, dobbiamo anche valutare che il nostro Paese ha una morfologia molto particolare e complessa e diciamo che il territorio effettivamente impegnabile è sostanzialmente il 40%. Quindi quel 7% di cui discutiamo, non è riferito al 100 per cento del territorio italiano ma al 40 impegnabile: solo scorporando questo dato si può capire quanto sia alta la percentuale».

La transizione ecologica

Da qui, la volontà – e la necessità – di dare un impulso ulteriore per impegnarsi, spostando l’attenzione anche su altri fronti. «Pur se non volessimo parlare di consumo di suolo da un punto di vista prettamente ambientale, già solo l’aspetto della perdita di servizi ecosistemici dovrebbe spingerci a una gestione diversa della situazione. Una delle ricette e strategie vincenti è pertanto quella dell’incentivazione al recupero del patrimonio esistente, ma non si deve speculare troppo all’insegna dell’efficientamento energetico e della transizione ecologica».

La superficie agricola utilizzata

L’incontro del 16 dicembre verterà, ovviamente, avrà anche una declinazione locale e verterà sul consumo di suolo in Puglia. «Io ho conosciuto e studiato la situazione pugliese undici anni fa – ricorda Picciafuoco – quando analizzai uno studio sul consumo del suolo nelle Marche: in quella speciale graduatoria la mia regione era la seconda con la maggiore percentuale rispetto alla Sau (superficie agricola utilizzata) occupata da infrastrutture di tipo eolico e fotovoltaico. Al primo posto, ma con una superficie quasi del doppio rispetto alle Marche, c’era la Puglia».

Quella statistica lo ha portato a occuparsi ciclicamente delle rinnovabili in Puglia: «Oggi la situazione è un po’ diversa, non c’è la stessa velocità con la quale sono stati realizzati i campi fotovoltaici negli anni addietro ma temo che, con il vessillo della transizione ecologica, si ripartirà presto con una spinta eccessiva verso l’occupazione del suolo».

I dubbi e le prospettive

Ed è proprio questo uno degli aspetti più importanti del prossimo futuro: riuscire a fare ‘sintesi’ tra energia pulita e difesa del suolo. «Secondo coloro che lo promuovono – conclude Picciafuoco – l’agrifotovoltaico è una tecnologia che non dovrebbe creare limiti al consumo agricolo, rendendo contestuale la coltivazione con l’installazione di impianti. In tanti, come me, sono però molto dubbiosi. Ecco perché se mi si chiede una valutazione sul tema, se da una parte vedo con favore il recupero del patrimonio edilizio obsoleto perché rappresenta una riqualificazione del patrimonio edilizio presente, dall’altra osservando il proliferare di centri commerciali e dell’agrifotovoltaico resto perplesso».

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