Consumatori, pubblici esercizi e GDO sono più attenti allo spreco alimentare

Decima edizione della Giornata Internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari

“Piccoli Passi, Grande Impatto”: la campagna di Too Good To Go per la Giornata Internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari

Per sensibilizzare ulteriormente le persone sul tema dello spreco alimentare, Too Good To Go ha lanciato una campagna di informazione con al centro i piccoli passi quotidiani capaci di fare la differenza. Gesti concreti, come salvare del cibo ancora buono, che ognuno di noi può compiere nel suo piccolo quotidiano e che, se portati su ampia scala, sono in grado di generare un grande impatto per tutti e per il pianeta. Come dimostrano i numeri raggiunti da Too Good To Go in Italia: dall’arrivo dell’app antispreco nel 2019 ad oggi sono stati oltre 15.400.000 i pasti salvati dalla community per un totale di oltre 38.500.000 kg di emissioni di CO2 evitate.
Too Good To Go

A livello mondiale l’Onu ha calcolato che in un anno sono state buttate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Uno spreco che genera 3,3 miliardi di tonnellate di CO2, consumo di acqua pari a 250 chilometri quadrati e di suolo pari a 1,4 miliardi di ettari. Si stima che il 13% del cibo vada perso nella catena di approvvigionamento, ossia dal periodo successivo al raccolto e prima della vendita al dettaglio, e un ulteriore 17% venga sprecato nella distribuzione, in famiglia e nei servizi di ristorazione. In un contesto caratterizzato da maggiori costi e difficoltà nella produzione del cibo e dalla sperequazione nella distribuzione, la FAO ha sottolineato come tutti debbano fare la loro parte per ridurre lo spreco, lanciando un appello a enti pubblici e privati perché si attivino maggiormente accanto ai cittadini. Occorrono una consapevolezza di base sul tema dello spreco alimentare da parte dei diversi attori della filiera alimentare e un impegno nel porre in essere azioni concrete per contrastarlo. Uniti si vince.

Consumatori: consapevolezza, attenzione e azioni anti-spreco quotidiane

Too Good To Go ha presentato l’ “Osservatorio sullo Spreco Alimentare”, uno studio realizzato in collaborazione con l’Università di Torino, l’Università degli Studi Roma Tre e Bain & Company Italia per analizzare i comportamenti e la consapevolezza in tema di spreco ed eccedenze alimentari di consumatori, Pubblici Esercizi e Grande Distribuzione Organizzata. Secondo quanto emerge dal report il 95% degli utenti dell’app di Too Good To Go svolge azioni antispreco quotidiane, ed è attento alla data di scadenza dei prodotti (90%) e consumo di prodotti anche dopo il termine minimo di conservazione, a patto che siano ancora buoni e non deteriorati (83%). A una minore quantità di cibo sprecato corrisponde un minore dispendio di denaro: per il 57% degli intervistati il proprio spreco alimentare equivale ad un costo di meno di 5 euro, mentre per il 40% si aggira tra i 5 e i 25 euro. La strategia principale adottata per prevenire lo spreco di cibo e prolungare la conservazione degli alimenti è l’utilizzo del freezer (90%), ma anche la lista della spesa svolge un ruolo fondamentale per evitare un surplus nell’acquisto di alimenti. Circa le pratiche antispreco adottate, emerge chiaramente che la pratica più diffusa consiste nell’acquistare prodotti che si avvicinano alla loro data di scadenza a un prezzo scontato (66,89%). Seguono l’uso di ricette per cucinare con quanto avanzato (53,87%) e la condivisione di cibo (51,70%).

Pubblici esercizi: impegno diffuso, ma ancora alto il costo dello spreco alimentare

Il 31% dei Pubblici Esercizi intervistati dichiara di sprecare una quantità di cibo equivalente a oltre 400 euro al mese, seguito da un altro 18,5% che riporta una perdita economica tra i 200 e i 400 euro mensili. Considerando le cinque fasi durante le quali si verifica il fenomeno dello spreco alimentare nei pubblici esercizi (approvvigionamento, preparazione degli alimenti, stoccaggio, servizio al banco o in sala e consumo finale), per il 73% di tali esercizi, la fase di servizio (o vendita al dettaglio) risulta quella in cui si registra il maggiore spreco. Ciò è dovuto principalmente alla difficoltà di anticipare il flusso dei clienti che di conseguenza porta alla presenza di prodotti invenduti alla fine della giornata. Da notare che soltanto l’8% è a conoscenza della Legge Gadda e dei suoi incentivi a donare gli alimenti.

GDO: concretezza e necessità di linee guida comuni condivise

L’Osservatorio ha anche preso in considerazione la visione di diversi manager italiani della grande distribuzione, provando a identificare le fasi e i fattori che concorrono allo spreco alimentare. Due principalmente sono le cause: la scadenza dei prodotti ed il packaging difettoso. La maggior parte delle aziende non dispone però ancora di un sistema strutturato e verificato di rendicontazione di tale spreco, data la mancanza a livello di settore di linee guida standard, sia come target che come modalità di “calcolo”. Le aziende cercano di sopperire a tale gap creando funzioni ad hoc con responsabilità di monitoraggio e ottimizzazione dello spreco lungo la filiera produttiva e commerciale. Si registra infatti un impegno “spontaneo” in tutte le aziende intervistate per concretizzare le azioni contro lo spreco alimentare: donazioni ad enti sociali, scontistica su prodotti vicino alla scadenza, implementazione di software per previsione vendite, rotazione della merce rispetto agli stock in magazzino.

Programmando ed evitando lo spreco si risparmia: una famiglia di quattro persone mangia con 350 euro al mese

Fare la spesa alimentare senza spreco costa 160 euro al mese per un single, 350 per una famiglia di quattro persone, e salva dalla pattumiera tra i 3,5 (single) e i 6 kg (famiglia) di cibo. Lo rileva l’analisi fatta dalla startup Planeat.eco, nata nel 2020 per combattere il food waste. Sono stati analizzati 7.000 ordini di 400 famiglie (Milano, Monza e Brianza e Pavia il bacino preso in esame) in un arco di 6 mesi, evidenziando come pianificazione e attenzione allo spreco si traducono anche in risparmio. Nel carrello frutta, verdura, pasta, sughi, formaggi e salumi insieme a focacce e dolci rappresentano il 70%. La carne il 25% e il pesce il 15%.  In tre anni Planeat.eco ha calcolato l’impatto ambientale dei propri consumatori: sono stati salvati 42 tonnellate di cibo , 106 di CO2 e 25 milioni di litri di acqua.

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