Conferenza nazionale sul rischio idrogeologico: urgono azioni di difesa e prevenzione

Nell’82% dei comuni italiani sono presenti aree rischio idrogeologico; se si restringe il campo di indagine a regioni quali Calabria, Molise, Basilicata (per citarne alcune), il dato sale al 100%. La novità dei fenomeni metereologici sempre più intensi, concentrati in poche ore e su aree circoscritte, con alluvioni e danni anche in aree non eccessivamente antropizzate, dimostrano la necessità di considerare i loro effetti per pianificare e programmare le politiche territoriali nei prossimi anni.

Data l’ormai evidente sistematicità di questi eventi, associazioni legate al territorio (tra cui WWF, Legambiente, Touring Club), sindaci, ordini professionali e tecnici si sono incontrati oggi, 6 febbraio, a Roma, per pianificare eventuali percorsi in grado di rispondere in modo efficace alle ripetute emergenze legate al rischio idrogeologico nel nostro Paese. Il messaggio principale che si è voluto lanciare è che le politiche per la mitigazione del rischio idrogeologico non si possono limitare all’attuazione di interventi puntuali: serve un’azione nazionale di difesa del suolo che rilanci, come peraltro previsto dalle direttive europee, il bacino idrografico come elemento base per un adeguato governo del territorio, per riprogettare un’azione urgente e concreta per la mitigazione del rischio, la prevenzione e l’avvio di un’efficace azione di rinaturazione diffusa.

L’attuazione di questa politica non solo produrrà un beneficio in termini di sicurezza, ma anche come rilancio occupazionale ed economico dei territori: per attivare questi programmi è necessario un supporto tecnico qualificato e diffuso localmente, prevedendo la possibilità di attivare l’intervento anche di addetti del settore agricolo e forestale, piuttosto che dell’edilizia con la possibilità di creare nuova occupazione.

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