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Condono per le rinnovabili, tanti dubbi e poche certezze

Potrebbe arrivare a breve un provvedimento di condono sia amministrativo che penale per chi abbia realizzato impianti energetici da fonti rinnovabili senza autorizzazione ovvero con autorizzazione illegittima. Il provvedimento potrebbe infatti essere inserito nel prossimo decreto in via di approvazione del Consiglio dei Ministri. I beneficiari del condono potrebbero essere costruttori di impianti fotovoltaici a terra di piccola (fino a 1 megawatt) e media taglia (fino a 10 megawatt): i primi sono riferibili ad impianti che per la loro potenza si possono realizzare in tempi brevi, i secondi a quegli impianti realizzati con tempi più lunghi ma senza l’attivazione delle procedure di verifica di assoggettabilità a VIA.

Se approvato, il provvedimento rappresenterebbe un ulteriore momento per calpestare la serietà delle aziende che hanno investito nel settore con grande impegno e rispetto delle peculiarità ambientali e paesaggistiche dei siti di intervento. Un ulteriore momento per vedere calpestata la volontà di cambiare espressa da molte aziende e professionisti, che hanno proposto progetti ben concepiti e redatti, studi di impatto ambientale realistici ed in grado di porre in risalto le criticità sul territorio al fine di suggerire modifiche e correzioni al progetto stesso e mitigare l’impatto sull’ambiente dell’intervento.

Impianto fotovoltaico in Portogallo

Il passato purtroppo insegna che in molti casi superficialità ed interessi hanno caratterizzato la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici. Per chi percorre il territorio è facile notare la presenza di impianti fotovoltaici in contrasto con l’ambiente, realizzati senza interventi di mitigazione paesaggistica e, a volte, in presenza di elementi paesaggistici che ne avrebbero meritato il rispetto. Grandi interessi hanno caratterizzato nel passato tali realizzazioni: si stima che per 200 impianti di piccola taglia (numero che è inferiore a quelli realizzati in Puglia) siano investite risorse per 1 miliardo di euro. Se si moltiplica per il numero di impianti o per la potenza realizzata si giunge a cifre stratosferiche.

Perché invece non rendere pubblici gli impianti proposti su un web GIS in cui richiamare anche i vincoli e le limitazioni presenti sul territorio, oltre all’avvenuto ricorso alla procedura di VIA? Magari sullo stesso portale regionale già disponibile on line? Si potrebbe valutare rapidamente il contrasto con le norme e fornire una prima valutazione delle irregolarità commesse, lasciando ad altri l’accertamento delle responsabilità, che in questa sede non interessano.

Occorre conoscere prima almeno i numeri del fenomeno. Solo dopo si potrà pensare alla regolarizzazione, che potrebbe essere proposta per i casi meno gravi e sulla base di tariffe correlate all’utile associato agli impianti, stimabile in almeno il 20% dei costi di investimento, ben maggiore dei circa 10mila euro per impianto che potrebbero essere proposti con il decreto. Un rapido calcolo porterebbe alla valutazione di un utile non inferiore a 500-600 mila euro per megawatt e pertanto a risorse di circa mezzo miliardo di euro per ogni 1000 megawatt prodotti. Potrebbero ricavarsi significative risorse da investire nella riqualificazione del territorio e per l’attivazione di importanti sinergie capaci di rappresentare volano per lo sviluppo del nostro territorio.

Assosolare, l’associazione dei produttori di energia solare, ha preso posizione chiara contro il condono, proponendo invece il ricorso a politiche di sviluppo a medio e lungo termine, piuttosto che scorciatoie che fanno male al settore e al Paese. In tal senso potrebbero esprimersi anche gli Ordini professionali.

Oggi è forse meglio guardare ad un Piano per l’Energia di lungo periodo e soprattutto alla promozione di percorsi legittimi e rispettosi delle peculiarità ambientali del territorio.

Parco fotovoltaico a Moura, Portogallo - foto archivio SIT&A srl

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